di Giusva Branca – Il silenzio può anche assordare.
Ma la storia del Sud – e della Calabria in particolare – ha dimostrato che di silenzi si può anche morire.
Sono passati 18 giorni dalle gravissime e fortemente inquietanti dichiarazioni dell’ex Pm di
catanzaro, Luigi De Magistris che, ai microfoni di Sky Tg 24 – mica Telepompa – ha dichiarato testualmente che “una parte rilevante della magistratura calabrese non è estranea al sistema criminale che gestisce affari di particolare rilevanza”.
Da allora, a fronte di una dichiarazione di portata così devastante nulla, si è mosso.
Lo avevamo già scritto pochi giorni dopo, ma in cuor nostro speravamo di trovarci di fronte semplicemente a tempistiche tipicamente italiane e, dunque, lente nella loro fase di avvio.
Inguaribili ottimisti!
Sono passate quasi tre settimane da quella che nel resto del mondo sarebbe stata una “sparata” che sanciva l’inizio di una valanga dalle conseguenze inimmaginabili.
Da noi, si sa, il motto è non muovere, attendere che passi, che il vento del tempo copra di un sottile velo di oblio quanto detto che rimarrà lì, nel limbo, senza nè si e nè no, senza punti esclamativi o interrogativi.
La tattica è tutta calabro-sicula: “Piegati, giunco, che passa la piena”




