
di Giusva Branca – Il nodo delle Università non è più differibile se si vuole perseguire seriamente lo sviluppo.
Ma il problema vero, ormai esploso in tutta la sua evidenza, è dato dall’autoreferenzialità degli Atenei; in fase di gestione, con le mani paradossalmente legate da sé stessi e di definizione delle regole.
La necessità di una vera e propria governance che metta ordine nel delicatissimo processo decisionale è evidente.
Ancora riecheggiano le durissime parole del Rettore dell’Università di Cosenza, La Torre, il quale un paio di settimane addietro, da Altafiumara, in occasione del VI convegno Codau ha tuonato: “Il potere decisionale” – ha detto La Torre – “è troppo spalmato; in troppi possono difendere interessi generali a detrimento di quelli generali. Ma, sia ben chiaro, la modifica della governance deve arrivare per legge e dall’esterno. Il mondo accademico dovrà dare dei validi consigli, ma il prodotto deve arrivare da fuori”.
Insomma, una sorta di autonomia limitata…per statuto, e sul punto La Torre è stato ancora più chiaro. “Una volta eletto il Rettore ed il Governo dell’Università, questo deve avere la possibilità concreta di governare per poi rispondere a fine mandato. Ma la valutazione finale passa necessariamente anche dal reperimento di parametri di valutazione condivisi, per giungere a dati oggettivi”
Lo scenario che si prospetta per i prossimi anni non è dei più rosei sotto l’aspetto economico, ma anche su questo tema La Torre non ha inteso accadere a piagnistei di sorta: “Non serve stracciarsi le vesti, bisogna puntare su efficienza di sistema e per recuperare efficienza è necessario migliorare il sistema di valutazione didattica ed i servizi”
Agli Atenei, insomma, è chiesto di cambiare pelle e, soprattutto, approccio col sistema circostante molto in fretta.
In qualche misura, però, è anche necessario che decidano di abbassare il ponte levatoio e di richiamare i coccodrilli che hanno sguinzagliato per difendersi da quel territorio che, invece, dovrebbero contribuire a sviluppare.




