
di Antonino Vitetta* – La situazione sullo Stretto di Messina per i pendolari è insostenibile, in una fase storica in cui la parola d’ordine è “sostenibilità”. Vista la condizione attuale a mio avviso tutti dobbiamo essere più responsabili e cercare di remare nella stessa direzione. I proclami sono inutili. Vorrei commentare alcuni dei numerosi punti aperti.
Partiamo dai numeri. Si legge da più parti che i passaggi di persone tra le due sponde per ciascuna direzione sono circa 11.000 al giorno. Molti però si dimenticano di aggiungere che per ogni direzione sono circa 4.000 e non 11.000 al giorno quelli che attualmente passano tra le due sponde senza l’uso di mezzi gommati. Per avere 11.000 passaggi “a piedi” tutte le persone (comprese quelle che provengono dal centro o nord Italia) dovrebbero lasciare il veicolo a casa. Fatto molto utile per il raggiungimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto (sembra non fondamentale da raggiungere per il nostro paese) ma irrealizzabile con qualunque tipo di servizio sullo Stretto. E’ evidente che sullo Stretto manca proprio un elemento fondamentale: la conoscenza del fenomeno. Quale medico decide di attuare un rimedio senza accertamenti preventivi?
Altro punto è l’informazione. L’utente utilizza un servizio solo se è informato e se il servizio è affidabile. Molti utenti si muovono da Villa San Giovanni solo perché il servizio è cadenzato (1 corsa ogni 40 minuti) ed è quasi sempre senza ritardo. Non esiste ad oggi un sito web dove si possano reperire le informazioni sugli orari delle corse di tutti gli operatori e i relativi ritardi in tempo reale. Quale paziente utilizza il farmaco più adeguato e nelle giuste dosi se il medico non lo informa? Certo, potremmo convincere i pazienti che esiste una sola medicina che cura tutti i mali.
Oggi si punta tutto sulla metropolitana del mare. Si prevedono delle corse circolari, oltre ad alcune corse dirette tra Messina e l’Aeroporto, e altre in tratte specifiche (da definire) nelle ore di punta. E’ un’eresia chiedersi se l’efficacia del servizio è stata verificata mediante l’uso di metodi quantitativi? Un nuovo servizio si realizza dopo aver verificato che lo schema progettuale definito è il migliore possibile. Qualunque operatore privato prima di realizzare un servizio analizza il mercato. Se il problema è stato studiato gradirei avere informazioni riguardanti la riduzione del tempo di attesa medio per gli utenti, quanti utenti utilizzeranno il nuovo servizio, quale sarà la tariffa, quanti utenti lasceranno l’autovettura per attraversare lo Stretto tramite il nuovo servizio, quale sarà il rapporto tra ricavi e costi per l’operatore …… potrei andare avanti. E’ prassi, quando si pianifica un nuovo servizio, stimare questi indicatori in anticipo. Quale medico deciderà di effettuare un intervento chirurgico senza conoscere bene gli effetti post operatori?
Serve chiarezza sulle responsabilità. Molti interventi riguardano il servizio svolto da RFI. Si deve chiarire se il servizio di RFI è supportato finanziariamente dallo Stato all’interno del contratto nazionale di servizio. Se è supportato si deve chiarire quante corse RFI deve svolgere in modo obbligatorio. Viceversa, se il servizio non è supportato, non capisco perché le proteste di tutti i pendolari si muovono proprio nella direzione RFI. Leggo anche proteste da parte di politici locali e regionali. Il servizio sullo Stretto è locale e collega due Regioni tramite il mare. Unico caso in Italia. In altri contesti esistono collegamenti locali su gomma e su ferro, e le Regioni, mediante contratti di servizio, supportano finanziariamente le corse dei treni e dei bus. Non capisco perché se c’e’ il mare e non la terraferma le due Regioni non devono affrontare il problema. A supporto della mia ipotesi nella legge finanziaria 2007 si riporta “Al fine dell’adeguamento e della stipula dei contratti di servizio per l’adeguamento dei collegamenti marittimi tra le città di Messina, Reggio e Villa, è assegnato un contributo annuo di 1 milione di euro per il 2007, da ripartirsi con decreto del ministro dei Trasporti, sentite le Regioni interessate”. Vorrei capire se è stato utilizzato il finanziamento e quali sono i risultati. Quale paziente ha fiducia di una struttura sanitaria che non utilizza i fondi destinati per migliorare i servizi?
Non so voi, in questa storia mi identifico con chi ha detto: “Dio e’ morto, Marx e’ morto … e anch’io oggi non mi sento molto bene”. Chiamatemi un medico!
*Antonino Vitetta – docente universitario università “Mediterranea”




