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La ‘ndrangheta del quinto continente

1 Ottobre 2008
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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di Anna Foti –
‘Ndrangheta sempre più internazionale. Dopo gli arresti e gli omicidi eccellenti degli ultimi tempi a Milano che la decreterebbero come capitale, unitamente alla Lombardia tutta, della malavita calabrese

in cima allo stivale, e il duro colpo inferto al narcotraffico con l’operazione che prodotto 207 arresti e il sequestro di 16 tonnellate di cocaina stoccata in Messico su rotte italiane, americane e guatemalteche, la ‘ndrangheta si conferma tentacolare al punto da esportare i suoi traffici e la sua influenze anche nell’altro emisfero, in Australia.

A spalancare le porte su questa  nuova conquista della malavita calabrese, le recenti rivelazioni del quotidiano di Melbourne “The Age”  circa il visto umanitario che l’attuale ambasciatrice australiana in Italia, Amanda Vanstone, avrebbe concesso da ministro dell’Immigrazione di Canberra a Francesco Madafferi, quarantasettenne originario di Platì, narcotrafficante ed esponente della ‘ndrangheta. Sarebbero state cospicue elargizioni in denaro al partito conservatore della passata legislatura a spingere l’ex ministro Vanstone ad esercitare il suo potere speciale e a bloccare l’espulsione. Tutto ciò avveniva, infatti, nel 2005 quando le gravi condizioni di salute mentale poste a fondamento del visto umanitario ostacolarono l’estradizione di Madafferi, noto agli investigatori per l’appartenenza ad una famiglia dedita a ferimenti, omicidi ed estorsione, e continuarono a impedire l’espulsione disposta fin dal 2000 quando il precedente ministro Philip Ruddock aveva ravvisato il requisito della pericolosità sociale, attesi i presunti gravi crimini commessi in Italia.

Arrestato solo lo scorso agosto in quanto componente dell’organizzazione che gestiva il più grande traffico di ecstasy del mondo – 15 milioni di pasticche e oltre 4 tonnellate nascoste in container trasportati su navi provenienti dall’Italia. Dunque i legami familiari con moglie e figli di cittadinanza australiana e lo stato di salute avrebbero “trattenuto” Francesco Madafferi in Australia, consentendogli di continuare a  condurre liberoe indisturbato i suoi affari illeciti fino allo scorso agosto.

Non sono mancate le critiche mosse all’operato dell’attuale ambasciatrice australiana in Italia Vastone, da Alberto Cisterna della Direzione Nazionale Antimafia che ha ricordato le indagini condotte in Italia, quando Francesco Madafferi era già stato arrestato, e poi rilasciato, in relazione al sequestro in Aspromonte della figlia del sindaco di Oppido Mamertina nel 1986. Destinatario in Italia di misure di sorveglianza speciale, la pericolosità di Francesco Madafferi non era in discussione e dunque, prescindendo dalle condizioni di salute internazionalmente meritevoli di tutela anche in queste circostanze, egli avrebbe comunque dovuto essere posto nella condizioni di non coltivare contatti e di non nuocere. L’aspetto sconcertante riguarda l’operato del ministro Vanstone la cui valutazione non ha tenuto conto di una serie di gravi circostanze attinenti la sicurezza, all’atto di concedere la White card per motivi umanitari senza disposizione speciale alcuna.

Intanto il blitz che ha scoperchiato la pentola lo scorso 8 agosto, ha messo a segno un altro duro colpo al narcotraffico, questa volta d’oltre emisfero, gestito dagli ‘ndranghetisti stazionati in Colombia . Confiscati, altresi’ nella stessa operazione, 30 milioni di euro e sequestrati 15 chili di cocaina e di ecstasy per 265 milioni di euro. Ventuno arresti, tra cui Francesco Barbaro, originario di Platì e tra gli uomini più ricchi di Griffith nel nuovo Galles del Sud. Il cartello guidato dai Barbaro sarebbe la prova di una collaborazione fruttuosa delle cosche calabresi in Australia e la ‘ndrangheta in Colombia.

Ma che la storia parte da lontano, ce lo racconta l’osservatorio sull’informazione per la legalità e contro le mafie LiberaInformazione.org. Parte da quando l’alluvione colpisce l’Aspromonte, distrugge case e vite e induce ad una folta emigrazione. Siamo nel 1951 e una della mete è proprio l’Australia divenuta nel tempo terreno di conquista in cui investire i soldi estorti con i sequestri, acquistando terreni e coltivando marijuana. La strategia è sempre la medesima. quella dell’eliminazione del nemico che è di intralcio come il deputato Donald Mackey, il cui corpo non fu mai trovato, e del vicecapo della polizia federale Colin Winchester. E la storia si ripete.

 

 

 

 

 

 

 

 

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