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Reggio rinnova la sua offerta votiva alla Patrona

16 Settembre 2008
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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Il discorso del Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti per l’offerta del cero votivo alla Madonna della Consolazione:
Eccellenze Reverendissime, Autorità Civili e Militari, Capitolo Metropolitano, Sacerdoti, Religiosi, Concittadini, ci ritroviamo ai piedi dell’altare di questa Basilica Cattedrale per compiere l’antico atto di fede della città nei confronti della sua Patrona.

Come cristiano e come cittadino di Reggio mi sento particolarmente orgoglioso di rinnovare, per il sesto anno consecutivo, un rito che, nella sua continuità storica e religiosa, appartiene alle gesta di un popolo che vede nella Madonna della Consolazione una guida illuminata in questo nostro viaggio terreno.
Tante cose, nell’ultimo anno, sono cambiate in un mondo, quello postmoderno, in cui la voglia di comunità si pone in antitesi con l’individualità imposta dalla globalizzazione. Nell’odierna società si riscontra una serie di profonde trasformazioni che, in prevalenza, sono figlie delle politiche neoliberiste che, negli ultimi decenni, hanno posto le condizioni per lo sgretolamento del tessuto sociale producendo l’esaltazione delle libertà individuali a scapito della dimensione collettiva. Una siffatta libertà produce il disinteresse per il bene comune e si trasforma in una sorta di illusione, in quanto suddita ai modelli consumistici imposti dal mercato che hanno trasformato l’individuo da cittadino in consumatore.
Tutto ciò ha come conseguenza il formarsi di una sorta di impotenza collettiva e la conseguente stasi della politica, che non riesce più a dare risposte concrete alle ricorrenti domande della collettività. Il cittadino si sente solo e gli storici punti di riferimento dello Stato–Nazione e della famiglia che costituiscono la vera forza di coesione della nostra società, vengono ogni giorno di più messi in discussione lasciandosi dietro precarietà e nuove paure. Il mondo è davvero un villaggio globale, in cui non c’è posto per il localismo e dove la politica ha il compito di pensare e programmare le strategie di intervento che danno certezze per la libera convivenza civile, presupposto fondamentale dello sviluppo. Spetta perciò a noi figli del nuovo millennio, affrontare queste sfide e trovare soluzioni locali a problemi di origine globale.
Dopo l’11 Settembre noi tutti soffriamo di una malattia chiamata paura: paura del terrorismo, paura dei flussi migratori, paura di stare in casa, di girare per le strade. Si sente un grande bisogno di comunità, che ci manca perché è venuta meno la sicurezza. Tutti invochiamo più sicurezza, pur consapevoli che questo potrebbe comportare la limitazione delle libertà collettive ed individuali. Anche noi, popolo dalle storiche tradizioni ospitali e dalla grande solidarietà, ci troviamo alle prese con le problematiche relative all’immigrazione. Il tema su quanti sbarcano sulle nostre coste per sfuggire alle persecuzioni, alla tirannia, alla miseria è diventato una delle realtà più preoccupanti del nostro tempo.
Certo, questo fenomeno ha assunto aspetti critici che la politica deve affrontare nella consapevolezza che solo una vera cooperazione transnazionale può trovare soluzioni efficaci. Ma i veri problemi del nostro tempo sono: la disoccupazione, il restringimento degli spazi dello stato sociale, i temi per l’ambiente, lo sviluppo dei paesi poveri. La paura però è una sorta di collante, l’antidoto per esorcizzare i problemi della società postindustriale. Alla base di queste paure c’è l’insicurezza che riguarda i cittadini di un mondo imprevedibile, caratterizzato dalle liberalizzazioni, dalla flessibilità, dall’incertezza, costretti a consumare da soli le ansie della quotidianità. Il passaggio dalla società solida a quella liquida sta accelerando il dissolvimento di quel tipo di comunità che ha accompagnato l’uomo dall’era moderna fino ai nostri giorni per esaltare una nuova dimensione basata sull’individuo. La solitudine del cittadino globale fa aumentare la voglia di comunità, in cui è indispensabile che pubblico e privato ritrovino l’impegno collettivo e dove i problemi della gente siano vissuti nella condivisione comune.
Alle potenziali paure, che tuttavia condizionano il modo di agire della nostra vita, il cittadino della globalizzazione deve fare i conti con le guerre, le carestie, gli stravolgimenti climatici, le logiche disumane del capitalismo finanziario. La saggezza antica, a proposito di paure, insegna all’ uomo che “se vuole la pace, deve curare la giustizia”. I saperi e la conoscenza, come d’altronde la globalizzazione, sono in continua evoluzione, la saggezza, invece, non invecchia mai. Oggi, come ai tempi degli Apostoli, l’assenza di giustizia continua a sbarrare la strada alla pace.
E gli esempi sono tanti. L’ultimo è quello della crisi tra Georgia e Russia le cui implicazioni ci riguardano da vicino in quanto cittadini dell’Europa. Stiamo vivendo sulla nostra pelle una crisi planetaria dove sembrano ritornare le antiche divisioni tra popoli e tra culture. Quello che è accaduto in questi giorni in India, con la persecuzione e l’uccisione di tanti cristiani, non può passare sotto silenzio. Ma più le sfide aumentano più cresce l’esigenza di avere risposte concrete dalla politica. Papa Benedetto XVI recentemente a Cagliari ha auspicato per il mondo politico italiano “una nuova generazione di cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”.
Il Papa ha esortato i cattolici a tornare ad “essere capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia e della politica” ed ha invitato inoltre i cristiani a “far si che Cristo sia incontrato dai giovani, portatori per loro natura di nuovo slancio, ma spesso vittime del nichilismo diffuso, assetati di verità e di ideali proprio quando sembrano negarli”. Non possiamo non condividere queste affermazioni del Santo Padre, perché noi gente del Sud, più di tanti altri, stiamo vivendo il dramma di una politica senza anima e senza idee avviluppata a sostenere interessi di parte, lontana dai problemi della gente, incapace di dare risposte concrete alle domande e ai problemi della vita.
Ecco perché, ancora una volta, siamo qui ai piedi della nostra celeste Patrona, per invocarla Madre della Consolazione, madre di Reggio, per chiedere a Lei il sostegno e il consiglio nelle scelte e nelle decisioni importanti per lo sviluppo di questa nostra città da noi tutti tanto amata. Chiediamo alla Celeste madre di assisterci nel nostro impegno amministrativo, affinché ogni scelta, ogni decisione sia fatta sempre per il progresso della città e dei suoi abitanti. Vogliamo consegnare al termine di questo nostro secondo mandato amministrativo una città cresciuta, nella consapevolezza del ruolo che deve svolgere non solo in Calabria ma nell’intero bacino del Mediterraneo. Una città protesa verso un futuro ricco di prospettive di sviluppo,nella quale è bello vivere. Con questi voti, quindi, compiamo questo antico gesto, certi che Maria, Madre della Consolazione non ci farà mancare il suo sostegno e la sua Benedizione. (Metro-Roto San Giorgio)

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