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Primo vertice europeo dedicato ai Rom

23 Settembre 2008
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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fotorom.jpgdi Anna Foti – L’Italia e la politica delle schedature e delle impronte digitali ha occupato anche l’agenda del primoVertice europeo sui Rom, voluto dalla Commissione e dalla presidenza francese del Consiglio dell’Unione Europea, svoltosi a Bruxelles nei giorni scorsi. A precedere l’incontro, l’invito dell’EU Roma Policy Coalition (Erpc) – organismo composto da Amnesty International, European Roma Rights Centre, European Roma Information Office, European Network Against Racism, Open Society Institute, Spolu International Foundation, Minority Rights Group International, European Roma Grassroots Organisation, Roma Education Fund e Fundación Secretariado Gitano – a ragionare insieme sulle condizioni dei Rom in tutta Europa, non solo in Italia, e su un adeguamento degli standard di integrazione e inclusione nelle comunità per arginare attuali e concreti pericoli di discriminazione etnica.

Tutt’altro che placata la polemica nei confronti del censimento disposto dal governo Berlusconi che avrebbe confuso la questione dell’integrazione e dell’inclusione sociale delle persone di etnia Rom con un problema di sicurezza, riservando allo stesso un trattamento fortemente discriminatorio. Questo pare essere anche l’avviso del presidente della Commissione, il primo minostro portoghese Josè Manuel Durao Barroso. Concorde con il censimento si è mostrato, invece, il commissario alla Giustizia e alla Sicurezza  Jacques Barrot il quale non ravvede nel testo normativo alcuna minaccia di violazione di diritti fondamentali e rinvia questo tipo di valutazione con riferimento alle modalità con cui saranno applicate. La materia diventa realmente incandescente durante l’intervento di Eugenia Roccella, sottosegretaria alle Politiche Sociali, che legittima l’invasività del provvedimento con la necessità di far fronte ad un ampio flusso migratorio e, dunque, ad una situazione di emergenza che avrebbe preteso interventi urgenti. Al di là di contestazioni, comunque non pare alcunaa osservazione di merito sia stata mossa con riferimento alle linee guida del governo italiano sul censimento dei Rom e ciò lascia intendere che, al di là di posizioni ideologiche, nessuna raccomandazione sarà  rivolta per stigmatizzare la latente discrimianzione etnica che da più parti si attribuisce ad esse. In exstremis sia la Corte di Giustizia a condannare l’eventuale applicazione lesiva delle norme. Dunque nulla sul piano preventivo. Aspettiamo che, qualora vi siano, le discriminazioni siano attuate.

 

Intanto il dibattito continua e nella nostra città, caratterizzata da antichi stanziamenti Rom, lo scorso anno l’amministrazione Scopelliti ha avviato, a seguito dell’abbattimento del ghetto del 208, una politica di delocalizzazione finalizzata all’integrazione della comunità Rom nel tessuto cittadino. Non sono mancate le contestazioni e tutt’oggi l’Opera Nomadi denuncia che, a fronte dell’abbattimento dell’ex caserma Cantaffio, è stato creato un ghetto ancora più grande ad Arghillà, dove già risiedevano molte famiglie e dove lo scorso anno ne sono state trasferite altre 30 per una situazione attuale di oltre un centinaio di nuclei totali. A ciò si aggiunga, secondo quanto dichiarato da Giacomo Marino presidente dell’Opera Nomadi, che a sei famiglie residenti nell’insediamento abbattutto non è stata ancora assegnato un alloggio. L’operato dell’amministrazione, infatti, ha seguito la duplice direzione dell’equa dislocazione per 30 famiglie in quartieri non abitati esclusivamente da Rom, realizzando così pienamente una politica di integrazione e di inclusione, e della delocalizzazione in quartieri, come quello di Arghillà, in cui già persisteva una folta comunità Rom. Doveroso dare atto dell’ impegno dell’amministrazione in questo senso, senza negare, tuttavia, che un nuovo dialogo andrebbe intrapreso per l’assegnazione di nuovi alloggi, a chi ancora è in attesa, e per il recupero del quartiere di Arghillà dove sembrano concentrarsi le fasce più deboli della società reggina, la cui lontananaza non solo fisica dal centro della città rischia di divenire un handicap e una prerogativa di fragilità sociale e sempre più significative.

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