
di Antonio Nicolò (*) – Monsigor Giovanni Ferro, arcivescovo di Reggio Calabria dal 1950 al 1977, merita di essere ricordato, non solo perchè è stato una delle più grandi figure della chiesa reggina e calabrese dell’ultimo secolo ma, soprattutto per l’essere riuscito a farsi povero tra i poveri.
Da qui la necessità, mia e di altri consiglieri, della presentazione di una mozione in consiglio comunale, che darà mandato al Sindaco, affinché si attivi a fare inserire nella toponomastica l’intitolazione di una via o piazza al Monsignor Giovanni Ferro.
Caratterizziamo, in maniera significativa la Festa Mariana, oltre che con gli spettacoli ed i giochi d’artificio, con un sentimento di affetto e di ricordo verso una personalità che seppe “servire” gli altri: questo è il segreto della vita, ricordiamolo.
Tutto ciò ha il fine di recuperarne la memoria storia ma anche per ricordare una personalità che ha dato dignità alla civiltà reggina.
Monsignor Giovanni Ferro, pur non essendo calabrese, si immedesima subito nella realtà reggina, carpendone le necessità e le difficoltà, condividendo le gioie ed i dolori del gregge a lui affidato.
Ha saputo,con grande umiltà, rinunciare alle comodità ed ai privilegi che la condizione di vescovo gli offriva per essere un umile servo della gente bisognosa.
Bisogna anche ricordare che, nei tragici momenti che la città di Reggio vive durante la rivolta del Luglio 1970, Egli è sempre vicino alla città ed a tutta la popolazione.
Per questo viene ricordato come l’Arcivescovo della Rivolta.
Fornì un supporto fondamentale negli anni dei moti, da guida spirituale per i cittadini e da attento ago della bilancia, evitando, spesse volte, che la situazione in città degenerasse oltre i già drammatici limiti toccati dalla protesta.
Inoltre, in un momento in cui la nostra società è allo sbando, senza riferimenti e valori, e in cui prevale l’edonismo e la massificazione; in una società in cui prevale l’egoismo più sfrenato e dove nulla ha più senso se non l’appagamento ed il soddisfacimento dei propri interessi, ricordare una personalità che seppe “incarnare” il significato vero della vita che è quello di donarsi agli altri è il meno che si possa fare.
Un ricordo per “tentare” di contrastare un relativismo drammatico che fotografa esattamente il clima che domina nella nostra cultura.
Una società che presenta la fobia dei principi e affoga nell’empirismo del successo ed esercita solo la voglia di salire su un palcoscenico.
Un ricordo per capire, e far capire, che l’uomo kantianamente è fine e non mezzo e che attraverso le nostre azioni possiamo essere d’aiuto specie ai più bisognosi, ai più deboli ed agli indifesi.
Questo è stato il messaggio che ci ha lasciato Monsignor Ferro, sta a noi dimostrare che l’abbiamo recepito.
Antonio Nicolò –Capogruppo di Alleanza Nazionale




