
di Pino Rotta, direttore di Helios Magazine- C’è ancora l’eco delle parole di D’Alema che si disperdono sulle onde dello Stretto e già si toccano con mano le concrete contraddizioni del PD. In questo caso, per iniziativa di un suo consigliere regionale, Franco Pacenza e per conto di tutto il centrosinistra alla Regione, e riguarda le chiacchiere che abbiamo il PD fa sulla laicità dello Stato.
Mentre predicano di laicità concretamente incollano sulle spalle di tutti i calabresi un debito di 20 milioni di euro per l’edilizia religiosa. Non solo i soldi ma anche l’abdicazione del proprio ruolo di ente di gestione e di controllo che dovrebbe avere l’Ente Regione. Gli appalti e la certificazione sulla realizzazione dei lavori pubblici sarà “autocertificata”dalle parrocchie per delega munifica della Regione Calabria a nome di tutti i suoi contribuenti.
E’ noto infatti che quando si tratta di soldi ai preti va riconosciuto a priori il “bollino trasparenza” ne abbiamo avuto dimostrazione quotidiana a cominciare dai benefattori dell’istituto Papa Giovanni XXIII di Cosenza.
Mentre le nostre famiglie devono fare i conti con il la spesa alimentare, gli affitti da strozzinaggio, il caro libri e università, mentre la Calabria è l’ultima nella classifica di reddito procapite in Italia la Regione retta dal Centrosinistra si porta avanti col lavoro elettorale ed a spese di tutti elargisce una somma ingentissima ai suoi “benefattori”.
Ci chiediamo: ma se gli italiani sono tutti cattolici ed hanno un così intenso sentimento religioso perché non tirano fuori i soldi per le proprie parrocchie dalla loro tasca? D’Alema lamentava la scarsità di circoli, associazioni, e comitati presenti sul territorio, forse dovrebbe capire che mentre un circolo o un’associazione costano alle tasche dei privati cittadini una parrocchia è gratis, perché la gente dovrebbe impegnare la mente e la tasca se per i suoi bisogni di aggregazione e partecipazione si ritrova pronti spazi parrocchiali pagati con i soldi dello Stato?
A noi sembra che con la religione e con la predicazione di Cristo questi politi e questa Chiesa c’entrino come i cavoli a merenda, ma forse “Dio e Cesare” sono diventati un’unica parte ed allora noi ci sbagliamo.O non sarà forse che proprio perché non devono tirare fuori i soldi, che invece vengono fatti ricadere sulla fiscalità generale, che è sempre comodo e conveniente pronunciare professione di fede senza porsi tante domande sulla civiltà giuridica che da questo scaturisce?
Ma per favore che almeno da questi ex comunisti non vengano pomposi discorsi sulla laicità dello Stato.




