
di Giusva Branca – Si erano lasciati tra sorrisi a 32 denti e pacche sulle spalle.
Il nemico giurato politicamente – nulla di personale, come disse il killer Aricò mentre uccideva Ambrosoli – Calderoli sembrava essere improvvisamente diventato uno di famiglia, uno di cui fidarsi,
comprensivo rispetto alle problematiche della Calabria e, soprattutto, con grande apertura rispetto alle proposte targate Loiero e presentategli martedì scorso.
Sono passati appena tre giorni e – come capita a chi smaltisce la sbornia e torna bruscamente a contatto con la realtà – Agaziator comincia a sospettare che sia proprio vero che i sogni muoiono all’alba.
Senza giri di parole il Governatore della Calabria manifesta al Sole 24 Ore il proprio stupore perché “alcune delle nostre richieste che Calderoli aveva detto di condividere ancora oggi non le ritroviamo”.
Eh si, perché accade che, nel frattempo, il Ministro abbia presentato il pdl sul federalismo ed il testo è tale e quale quello del quale hanno parlato con Loiero e rispetto al quale il Presidente della Regione Calabria ha indicato i correttivi, concettualmente accolti da Calderoni.
Ora, a parte la tempistica che avrebbe comunque reso impossibile la correzione del testo medesimo, Loiero comincia a sentire puzza di bruciato; in poche parole teme l’ennesima presa in giro ai danni del Sud.
Batte – giustamente – sulla scelta della perequazione orizzontale (tra Regioni) o verticale (dallo Stato) e si lamenta della mancata chiarezza sulla scelta che darebbe volutamente spazio ad ambiguità interpretative.
In realtà, però, leggendo attentamente il testo, all’articolo 11 comma e), troviamo specificato che vanno definite “le modalità per cui le Regioni, sulla base di criteri stabiliti con accordi sanciti in Conferenza unificata e previa concertazione con gli Enti locali, possono, avendo come riferimento il complesso delle risorse assegnate dallo Stato a titolo di fondo perequativo ai Comuni ed alle Province inclusi nel territorio regionale, procedere a proprie valutazioni della spesa corrente standardizzata”.
Attenzione, però, perché il percorso del federalismo non ci sta solo dicendo che, nei fatti concreti, c’è il Sud e c’è il Nord, ma ci sta anche dimostrando che c’è Sud e Sud.
Infatti, mentre Loiero lamenta un progetto di legge volutamente troppo generico (una volta fissato il principio del federalismo fiscale ogni paletto che viene aggiunto è evidentemente a favore del più debole), d’altro canto la Sicilia, che ha ben altro spessore, nello Statuto, nella storia e, diciamolo, anche negli uomini, incassa un altro clamoroso successo.
Nel testo presentato si legge che vengono attribuite “quote di reddito delle imprese con sede legale fuori dal territorio della Regione e con stabilimento o impianti nella Regione medesima”.
Insomma, con questa “chicca” la tassazione dei redditi prodotti dalle raffinerie siciliane finiranno dritti nelle casse di Palazzo dei Normanni.




