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    Scopelliti: “La Regione trascura Reggio, ma io vado avanti”

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    Quello fatto dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, attraverso le pagine del blog del giornalista Pierluigi Diaco, è un attacco frontale ai vertici regionali in difesa della città. A destra quanto a sinistra secondo il primo cittadino della città dello Stretto “la regione storicamente è stata lontana da Reggio Calabria”.

    Pur precisando gli ottimi rapporti che lo legano al Governatore Loiero, Scopelliti sottolinea inoltre come “il Presidente della Giunta Regionale non abbia mai fatto una visita ufficiale alla città, non ha mai sentito il bisogno di incontrare il sindaco e i cittadini”. Ma, come detto, le critiche non riguardano solo l’attuale Presidente Loiero; Scopelliti è, infatti, piuttosto critico anche con Giuseppe Chiaravalloti, della cui Giunta l’attuale primo cittadino di Reggio ha fatto parte: “Fu una crisi assolutamente anomala – ricorda Scopelliti – e, guarda caso, proprio nel momento in cui l’attenzione verso la città era massima”.

    Non solo critiche però.

    Le parole di Scopelliti sono volte a esaltare il cosiddetto “modello Reggio”, definita “la Barcellona d’Italia”. E’ una sorta di bilancio quello del sindaco di Reggio: “Avendo la Regione al proprio fianco – spiega – la città avrebbe potuto fare passi in avanti ancora più significativi”.

    La ricetta per un simile successo di governo? Il coraggio:  “La mia giunta – dice Scopelliti – ha avuto il coraggio di fare scelte impopolari che con il tempo, però, sono state comprese e sostenute dai cittadini. Sono un sindaco di rottura – prosegue – non ho mai avuto paura di prendere fischi, ho sempre amministrato la città cercando di battermi verso alcune logiche: qui la gente era abituata alle strette di mano, ai baci e agli abbracci con i politici. Io ho tentato di rovesciare questo modello”.

    Va bene, ma c’è sempre di mezzo la paventata candidatura alla presidenza della Regione. Scopelliti, però, è categorico: “Non sono disposto a candidarmi – annuncia – non potrà mai farlo perché la classe politica calabrese non è ancora pronta per una rivoluzione culturale e politica. E poi, preferisco aiutare a crescere in città una classe dirigente capace e che sappia indirizzarsi verso il nostro modello”.