
di Giusva Branca – “La repressione è il nostro vaccino; repressione è civiltà!” declamava un leggendario Gian Maria Volontè nei panni dell’autoritario capo della squadra omicidi che, con metodi e modi discutibili, si divertiva a dimostrare a sé stesso quanto l’esercizio del potere generasse delle zone franche per chi il potere stesso gestiva.
Il film è datato 1970, la regia era di Elio Petri ed il suo nome è passato ala storia come “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”.
The Independent canzona l’Italia dei mille divieti, soprattutto in tempi di maggiore autonomia per i Sindaci, ma, proprio per evitare di raggiungere i livelli invocati da Volontè, è bene interrogarsi ed invocare degli interventi anticipatori e, al momento, ancora incisivamente possibili con toni più soft.
Inutile negarlo: al Sud – ed in Calabria ancor di più – abbiamo tutti, chi più e chi meno, un rapporto assai controverso – oggi si direbbe “border line” con la norma, la regola, e prima ancora, con lo Stato da cui promana.
Sarà la storia antica di soprusi e di uno Stato più patrigno che padre, sarà il sangue arabo che scorre in gran parte nelle nostre vene, ma di certo c’è che da noi non basta la norma, il precetto, il divieto (ai quali poi dovrebbe far seguito la sanzione, ma questo è altro discorso); dalle nostre parti, nelle menti di quasi tutti noi, rispetto alla regola scatta uno strano meccanismo di valutazione della stessa, della sua opportunità e congruità rispetto alle necessità.
Insomma, così come nel Paese ci sono 60 milioni di Commissari tecnici di calcio, allo stesso modo presso di noi alberga un (potenziale) legislatore per ogni cittadino.
Il fatto è che, mentre altrove la valutazione (legittima perché – vivaddio – siamo teste pensanti) avviene e si ferma lì, dalle nostre parti porta, ove fosse da noi ritenuta inadeguata, ad un automatico “annacquamento” del precetto in essa contenuto.
L’imposizione del casco è eccessiva? Bene, a Biella si indossa, magari bofonchiando e in Calabria no.
Un limite di velocità in una strada è ritenuto eccessivo? A Treviso ci si adegua, da noi si “contratta” sul piano concettuale “adeguandolo e tarandolo” sul nostro modo di vedere.
Dal piccolo al grande, dal particolare al generale ciò causa dei guasti, un corto circuito generale che finisce – in realtà ha già finito – per disinnescare, delegittimare il sistema generando, di fatto, una silente rivoluzione, una sorta di sovversione dell’ordine costituito alla quale faceva riferimento proprio Volontè.
Ma, giunti a questo punto, la repressione, per quanto talvolta necessaria, non basta più.




