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    Il Meridione nella scrittura di Fortunato Seminara

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    di Anna Foti –
    “I succhi narrativi e linguistici del Sud sono, a mio parere, in questo momento i più densi e nutrienti (…) E può darsi che non solo quelli che non si vergognano di essere scrittori meridionali, ma anche quelli che guardano con irritazione e sospetto la narrativa meridionale, domani si accorgano che essa è la narrativa italiana, l’unica narrativa da vent’anni a questa parte, in cui si convoglino gli apporti vitali delle altre regioni come affluenti nel grande fiume. Narrativa che è anche cultura, capace di inserirsi nella cultura europea, da pari a pari con le altre, col suo peso originale e vitale” (Fortunato Seminara)

     

    Nella piana di Gioia Tauro, a Maropati in provincia di Reggio Calabria, agli inizi del Novecento nasceva l’autorevole voce meridionale del neorealismo italiano. Fortunato Seminara, scrittore solitario che assaporava la Calabria e ne raccontava tenacemente il gusto, il cui talento sconvolgeva la decadente tradizione per cui solo i figli di buona famiglia, dunque non quelli dei contadini, avessero diritto a proseguire gli studi. Nato nell’agosto del 1903, Fortunato Seminara, definto da Italo Calvinio “anima ricca di nobiltà e di ritegno”, si trasferì a Napoli e poi a Pisa per il liceo, dopo avere completato il primo ciclo di studi tra Maropati, Mileto, Palmi e Reggio Calabria. Si laureò a Napoli in legge e prima ancora si sposò. Un matrimonio breve che gli diede due figli. Emigrato in Svizzera, tra i tanti lavori espletati anche quello dell’orologiaio e del giornalista, scrivendo contro il regime fascista. Un impegno non gradito da molti e che causò il ritardo della pubblicazione del suo primo romanzo scritto in Calabria, dove fece rientro verso gli anni Trenta, e in cui raccontò la povertà di un paese e della sua gente, nel primo dopoguerra che sembrava negare anche la sola prospettiva di un futuro diverso. In Calabria nel 1934 scrisse, infatti, “Le Baracche” , romanzo che riuscirà a vedere la luce ai tempi del declino del regime, nel 1942, con i caratteri della Rizzoli, e di cui Italo Calvino scrisse che “si collegava più direttamente che in altri alla tradizione del verismo paesano meridionale, con un ritmo interiore e amaro come tormentato da un oscuro rovello”. Dal 1951 al 1980, poi, le pubblicazioni di romanzi, racconti e saggi si susseguirono: “Il vento nell’oliveto” (Einaudi), “La Masseria”  (Garzanti), “Donne di Napoli” (Garzanti), “Disgrazia in casa Amato” (Einaudi), “La fidanzata impiccata” (Sodalizio del Libro- Venezia), “Il mio paese del Sud” (Sciascia), la trilogia “Il vento nell’oliveto – Disgrazia in casa Amato – Il diario di Laura” ( Einaudi), “L’ altro pianeta” (Pellegrini), “Quasi una favola” (Parallelo 38), I sogni della provinciale (Barbaro). Tradotti anche all’estero “Il vento nell’oliveto” ( “The wind in the olive grove”- London 1958). “La masseria” (“Dvorec” – Praha 1963);” Donne di Napoli e Il vento nell’oliveto”  (“Mulheres de Nàpoles”).

     

     

    Fortunato Seminara,  apprezzato da letterari, critici, intellettuali come Corrado Alvaro, Ignazio Silone, Elio Vittorini, Italo Calvino, che di lui scrisse un commovente ricordo pubblicato su “La Repubblica” nel maggio del 1984 qualche giorno dopo la sua scomparsa avvenuta a Grosseto presso la casa del figlio, Oliviero, venne presto ignorato dalle case editrici convertitesi ad una logica pressoché esclusivamente commerciale. Un’indifferenza che pesò sugli ultimi anni della vita segnati anche da un incendio doloso che, nel 1975, devastò la sua casa sulla collina di Pescano, non molto distante da Maropati, e con essa molti dei suoi libri e dei suoi manoscritti. Nonostante ciò, ricca resta l’eredità lasciata al paese, alla Calabria e al meridione tutto. Con lo scopo di non dimenticare e di promuovere la sua scrittura carica di intensità, nel 1995 nasce la fondazione “Fortunato Seminara” che anche quest’anno, ospita l’incontro culturale promosso dal Circolo Rhegium Julii che annualmente dedica allo scrittore il premio Opera Prima. Una giuria composta da giovani, nella fase di designazione di tre finalisti, e poi una giuria popolare decreta il vincitore del premio “Fortunato Seminara Opera Prima”, ormai apprezzato a livello nazionale.  I finalisti dell’edizione 2008 sono Paolo Giordano con il romanzo “La solitudine dei Numeri Primi” (Mondatori), Emilia Marasco con “La memoria impossibile” (Tea), serena Sinigaglia con “E tutto fu diverso” (Rizzoli). Un progetto culturale, quello promosso dal circolo Rhegium Julii, presieduto da Giuseppe Casile, che lega la passione per la lettura, la sua diffusione tra i giovani e la valorizzazione degli scrittori emergenti alla memoria della nostra terra e dei talenti, tra cui quello indiscusso di Fortunato Seminara, che, ben al di là della vita, continuano a nobilitarne la storia e ad arricchirne il patrimonio culturale.