
di Giusva Branca- Non si può certo dire che Agazio Loiero non sia un attento lettore della stampa nazionale.
In pochi giorni ha – prima – risposto dalle colonne del Corriere della Sera ad un articolo di Gian Antonio Stella
evidenziando come esista, a dispetto delle inchieste giornalistiche, anche una Calabria che funziona e poi, su “Il Sole 24 Ore”, ha ribattuto ad un fondo di Guido Tabellini relativo al federalismo.
Bisogna riconoscere al Governatore l’alto profilo delle risposte in entrambi i casi ed anche l’onestà intellettuale che gli ha consentito di fare in parte autocritica o, quanto meno (vedi articolo de Il Sole), di aderire ai “passaggi in cui muove critiche aspre alla classe dirigente meridionale ed alle sue pulsioni assistenzialistiche”.
Detto questo, però, una volta sottolineati con forza due passaggi che rappresentano buona parte del nucleo di discussione di questi giorni e cioè l’abolizione delle Regioni a Statuto Speciale (ma chi lo spiegherà a Lombardo?) e la necessità di una perequazione che sia verticale (cioè di sponda sullo Stato centrale) e non orizzontale (diretta tra Regione e Regione), difettiamo a trovare negli scritti del Governatore qualcosa che assomigli ad una svolta, necessaria ed improrogabile, nella maniera di concepire il modo di amministrare la Calabria prima ancora che di amministrarla concretamente.
Siamo, probabilmente, ad un passo dalla svolta più radicale che il Paese ricordi dal 1946 in poi, ed il Governo Berlusconi ha sfruttato (in verità per una serie di tematiche) i tradizionali ritmi sonnacchiosi di luglio e agosto per lavorare duro e, spesso, sfruttando la lontananza dei riflettori, notoriamente stanchi sotto il solleone.
Se, oltre a lavorare duro, abbia anche lavorato bene sarà il tempo a dirlo; sta di fatto che Settembre si presenta con un volto assai diverso da Giugno su più fronti.
Uno di questi è il progetto di federalismo.
A forza di aggiustamenti con le parti che contano (la Calabria non è fra queste e non certo per colpa di Loiero) la bozza di legge, in verità assai generica fin quasi ad apparire vuota, è pronta a riempirsi di una serie di contenuti scaturiti da accordi trovati spesso col bilancino del farmacista ma che paiono in grado di garantire l’equilibrio necessario tra le Regioni del Nord, l’Anci e l’unica Regione del Sud in grado di creare problemi reali al progetto, cioè la Sicilia.
Dagli studi e dalle proiezioni preventive, numeri alla mano, la Regione che ne uscirà con le ossa maggiormente rotte è la Calabria, ma è un prezzo che va pagato, perché il federalismo vero, vissuto sulla pelle, soprattutto alimentato dal senso di responsabilità di chi spende i soldi che è latitante da decenni, può essere l’ultima chiamata per la Calabria.
Certo, c’è da mercanteggiare fino alla fine per strappare un euro in più, un anno in più del periodo di transizione prima che la riforma vada a regime, ma, soprattutto, c’è da pedalare e preparare da subito un modello di sviluppo del quale, però, in Calabria non v’è traccia.
Non v’è traccia semplicemente perché, per decenni, allo sviluppo – secondo alcuni più estremisti al mantenimento – della Calabria hanno pensato altri; non v’è traccia perché la Calabria è abituata a cercare di perseguire il virtuosismo nella migliore delle ipotesi (che la storia ci dice quasi mai raggiunta) attraverso un buon uso dei fondi che dal dopoguerra in poi sono piovuti dal Pollino allo Stretto, ora con matrice centralistica, ora con matrice europea.
Avremmo piacere, ad esempio, ad ascoltare in Consiglio regionale, un dibattito serio, tecnicamente bene impostato, supportato da dati e progettualità su ciò che attende la Calabria.
Ci piacerebbe, però, ascoltare la classe politica regionale che si confronta (in Aula, per una volta) su tematiche concrete, sulle vie da perseguire, sul come rendere, finalmente, il nostro territorio produttivo.
Produttivo non solo in termini tecnici e di mercato, ma, soprattutto, in termini di servizi essenziali, di assistenza ai cittadini, tutti requisiti ai quali deve e dovrà continuare a pensare anche dopo la riforma l’Ente locale secondo l’unico modello che la storia europea del dopoguerra ha dimostrato stare in piedi: quello dell’economia sociale di mercato.
La tanto sbandierata fiscalità di vantaggio, ove dovesse passare ed essere approvata dall’Ue (sul punto sono più che legittime le perplessità di Loiero) riguarda un settore importante come lo sviluppo imprenditoriale, in Calabria probabilmente decisivo per le speranze del territorio ma – in una Regione arretratissima sul piano dei servizi e delle infrastrutture – angosciosamente dipendente da ciò che l’Ente riuscirà a garantire proprio nei campi suddetti e dove oggi si piangono lacrime amare.
La situazione del porto di Gioia Tauro, dove lo sviluppo si muove con una lentezza talmente esasperante dall’avere consentito, negli anni, ad altri scali (leggi Algeciras), di sopravanzare quello che dieci anni fa era considerato la via di sviluppo per i traffici nel Mediterraneo e che ora rischia di avere solo un grande futuro dietro le spalle , è l’emblema di tutto questo.
“Il federalismo sarà utile a tutti” – chiarisce il Ministro Tremonti – “non ci sarà qualcuno che ci guadagna e qualcuno che ci perde. A perderci” – tuona il titolare del dicastero dell’Economia – “sarà solo la cattiva politica, cioè un modo deleterio di gestire la cosa pubblica, in assenza di responsabilità, anche fiscali”.
L’ex Governatore della Puglia, oggi Ministro degli Affari Regionali, Raffaele Fitto, è ancora più esplicito: “Che il Meridione si muova e la smetta di lagnarsi. Il federalismo” – prosegue Fitto – “potrà comportare misure dolorose ma indispensabili. Il Sud deve affrontare questa sfida con una rivoluzione culturale”.
Ecco, noi vorremmo sapere da Loiero quali sono i parametri della rivoluzione culturale sui quali – per la parte riguardante la politica e, quindi, l’Amministrazione della Regione Calabria – ci si intende muovere, perché la sensazione che passa all’esterno (forse sbagliata, ma questa arriva) è la solita: una Calabria, smarrita, marginale su scala nazionale al punto di essere quasi dimenticata nelle carte come un bimbo lasciato a terra dallo scuolabus, che ove interrogata riesce solo a balbettare qualcosa di lamentoso e poco altro.
In settimana prossima il Ministro Calderoli sarà in Calabria appositamente per incontrare Loiero; ecco, vorremmo che Agaziator si presentasse all’incontro con la schiena dritta, dando, se serve, anche due pugni sul tavolo per alzare la posta, ma anche intimamente consapevole che il processo è ormai irreversibile ed allora la posizione della Calabria sarà tanto più credibile e, per una volta, considerata, quanto più netto, apprezzabile ed anche, perché no, ambizioso è il progetto di sviluppo.
Progetto del quale, però, ad oggi, i Calabresi, sanno poco nel suo complesso, tranne che, per quanto riguarda la sanità, una serie di buoni ed incisivi interventi dell’assessore Spaziante e che, finalmente, sanno di scelte vere e coraggiose, così desuete in Calabria dall’essere, ovviamente immediatamente osteggiate.
Ma questa è un’altra, amara storia.




