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Caso Montilla: le scuse sempre in ottima salute

23 Agosto 2008
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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sala_operatoria.jpg
da www.sanitacalabria.it
Vincenzo Montilla, 78 anni, da Lamezia Terme è finito ad Andria. Lotta tra la vita e la morte.
Ha avuto la rottura di un’aneurisma ed 11 strutture ospedaliere (da Napoli a Palermo, passando per tutti gli ospedali della Calabria) non hanno accettato il ricovero.

La gente si soprende quando i giornali raccontano che, in ospedale, quacuno è morto. Lo scandalo vero, invece, sta nel fatto che – sistematicamente – le tragedie avvengano sempre nel momento sbagliato.

“Eravamo pront a riparare quel macchinario”. “Stavamo per assumere nuovo personale”. “A breve risolveremo”.

Sempre. Sempre la stessa maledetta storia.

Su il Quotidiano della Calabria del 21 agosto scorso la lettura delle dichiarazioni dei responsabili delle strutture interpellata lasciano l’amaro in bocca. Meglio riportarle. A futura memoria.

Lamezia Terme

Vincenzo Montilla si sente male la mattina di lunedì. Un forte ed improvviso dolore al collo. Si accascia, il dolore è fortissimo. Ha una emorragia ed i sanitari del 118 si accorgono della gravità della situazione notando le macchie di sangue attorno al collo.

«Abbiamo fatto tutto quello che era necessario e urgente. In una sola ora siamo riusciti a fare una diagnosi.
Purtroppo poi è successo che nessuno degli ospedali da noi contattati per una serie di ragioni non potevano effettuare la terapia di cui il paziente aveva bisogno. Gli unici che potevano eseguirla in Calabria a livello neurologico erano a Cosenza e il Mater Domini di Catanzaro ma non è stato possibile
».

Lo spiega Elio Scaramuzzino, primario del Pronto Soccorso, al Quotidiano.

A Lamezia una donna ha atteso 5 ore per un esame ed un posto letto. I reparti sono sotto organico.
Ma «a breve l’azienda risolverà il problema».

Catanzaro

«In effetti – spiega il direttore sanitario del Pugliese-Ciaccio, Domenico Perri, incaricato dal direttore generale Vincenzo Ciconte di fare luce sulla vicenda – l’ospedale non avrebbe potuto fornire alcuna assistenza all’uomo, perché non siamo dotati dell’angiografo tridimensionale necessario per far fronte all’aneurisma».

Ci si appoggia al Policlinico Universitario. Ma il medico che sa fare funzionare l’apparecchiatura è in ferie.

«Il punto – dice al “Quotidiano” – è l’innovazione tecnologica e strutturale dell’ospedale, un fronte su cui la dirigenza ospedaliera è fortemente impegnata, non a caso l’acquisto dell’angiografo da parte dell’ospedale è in itinere».

Cosenza

Se non fosse tragico l’episodio narrato, l’incoerenza potrebbe far scappare anche una risata.

«All’ospedale di Cosenza non è stato richiesto alcun ricovero».

Questo è il Direttore Sanitario dell’azienda ospedaliera di Cosenza, Salvatore De Paola, il quale spiega che:

«Lunedì, tramite una collega di Lamezia – spiega il direttore – è stata richiesta una procedura di embolizzazione al responsabile di Neurochirurgia. Dal reparto è stato risposto che Neurochirurgia non ha gli strumenti per questo tipo di procedura, strumenti invece disponibili a Neuroradiologia.
Poi nessun’altra richiesta, salvo apprendere del trasferimento in Puglia del paziente
».

Dopo avere chiarito che nessuno ha chiesto il ricovero, però, Salvatore De Paola dichiara che, comunque:

«Tutti i posti di neurochirurgia sono occupati. Un ricovero non sarebbe stato possibile».

Reggio Calabria

L’angiografo nell’azienda ospedaliera reggina non era rotto ed il posto letto era disponibile sia in neurochirurgia che in neuroradiologia.
Ma il problema vero del paziente in questione era legato ad un particolare esame, l’embolizzazione dell’aneurisma cerebrale, che in questo momento nell’azienda ospedaliera “Bianchi – Melacrino – Morelli” non è possibile eseguire.

La Direzione generale dell’azienda ospedaliera reggina – scrive Domenico Grillone per il Quotidiano della Calabria – ha disposto l’autorizzazione per un particolare stage che consentirà al medico che vi parteciperà di acquisire le conoscenze e tecniche necessarie per poter intervenire in casi del genere.
«Proprio in questi giorni».

Ecco. Se il povero Montilla non avesse scelto proprio un periodo di ferie come questo per farsi venire un’aneurisma forse non sarebbe a 400 kilometri da casa in coma.

Dalle dichiarazioni sembra si tratti solo di tragiche fatalità.

Non la pensa così il sindacato dei medici dirigenti ANAAO-ASSOMED che attraverso un comunicato della segreteria regionale rilancia per l’ennesima volta il contenuto della Relazione Ricco-Serra.

E’ scritto infatti a pagina 80

“Tra tutte le criticità rilevate non può non farsi specifico cenno alla allarmante circostanza riscontrata pressoché ovunque, della mancanza di un effettivo sistema integrato per la gestione di casi clinici in condizioni di emergenza, la cui soluzione è affidata all’affannosa ricerca telefonica di posti letto, senza una minima programmazione precedente!


Un valido piano per l’emergenza, tempestivamente realizzato, potrebbe costituire una valida risposta per evitare di “perdere” pazienti, magari “rifiutati”, seppur in situazioni critiche, senza che nessun provvedimento sia intervenuto nei confronti di chi non ha consentito il ricovero, violando anche le disposizioni regionali vigenti
”

Ed il sindacato, provocatoriamente, chiede all’assessore Spaziante: “la rottura di un aneurisma è un emergenza o una patologia ordinaria, tipo sindrome influenzale o sciatalgia?“

La differenza tra un evento fortuito ed un diabolico meccanismo di decimazione dei pazienti.

Di poche ore fa la notizia che l’inchiesta interna all’ospedale di Cosenza ha avuto come risultato la sospensione di un medico e due contestazioni disciplinari a carico di altrettanti medici da parte del DG Cesare Pelaia. Spaziante ammette: “Dagli accertamenti effettuati – ha detto – e’ emerso che non eravamo teoricamente impreparati ad affrontare una situazione del genere, ma ci sono stati degli errori e delle superficialita’ in una situazione di emergenza come quella di fronte alla quale si e’ venuta a trovare l’azienda ospedaliera di Cosenza”.

Bisogna cambiare. Alla svelta.

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