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Odissea nello Stretto… ma Ulisse, almeno, lo oltrepassò…

7 Luglio 2008
in Storie
Tempo di lettura: 5 minuti
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CRONACA DI UN VIAGGIO NELL’AREA INTEGRATA DELLO STRETTO 
reggio_calabria_stretto_di_messina_mortelliti_strill.jpg  di Corrado Rindone e Antonio Vitetta*
“Ma per comprare un paio di scarpe con i saldi dobbiamo andare a Messina?”
Totò: “Sei un provinciale. Non è difficile: Prendiamo un aliscafo e in 15 minuti siamo dall’altra parte.


 Senza di te non posso andare, sai bene che ormai vedo poco. Non trovare scuse.” Inizia così l’odissea di attraversamento dello stretto (anche se ha poco di odissea in quanto Ulisse è solo passato in mezzo allo stretto).
 Alle 13:00 sono andato a casa di Totò, a Pellaro, e con la mia macchina siamo andati al porto di Reggio. Io ho un problema a una gamba e non posso percorrere lunghi tratti a piedi. Abbiamo cercato un parcheggio vicino all’ingresso del porto. Impossibile: il parcheggio più vicino era sul Ponte della Libertà. Siamo scesi a piedi con molta lentezza, con Totò che gridava: “Presto che perdiamo l’aliscafo! Quanto è lontano? Che ora è? Ti avevo detto che era tardi ma tu, per forza, ti sei voluto mangiare la parmigiana …con questo caldo!”.

Siamo arrivati sulla banchina del porto alle 14:20, giusto in tempo perchè io vedessi l’aliscafo partire e lo comunicassi a Totò. La sua risposta è stata lapidaria: “A Riggiu non funziona nenti”. Ho cercato di spiegargli che invece la partenza in orario è segno di perfetto funzionamento, a parte il tempo di percorrenza che è 35 minuti e non 15 come lui si ricordava.

Mi collego con il mio palmare sul sito di Strill, un ottimo articolo di Peppe Caridi riportava i nuovi orari degli aliscafi: Partenza da Reggio ore 14:20, successivo ore: 16:00*. Perfetto, solo 90 minuti di attesa. Gelato in via marina, …. mi assale un dubbio, ma il significato dell’asterisco dopo l’ora? Mi ricollego. Non ho il coraggio di comunicarlo a Totò. Di sabato non si effettua la corsa delle 16:00. Prossima corsa alle 17:40. Totò insiste: “L’aliscafo è gestito male, a riggiu non funziona nenti”. Io cerco di spiegargli che gli aliscafi sono gestiti da una società privata, anche se di proprietà di Ferrovie dello Stato. Ogni corsa è in perdita e quindi, se nessuno finanzia il servizio, l’unica alternativa della società è annullare le corse.

Al solito, Totò mi risponde: “Non mi interessano le tue teorie, ne fai già troppe che sono inutili; ti pagano pure per farle! Ho sentito dire che molti politici andranno a protestare a Roma nella sede centrale delle Ferrovie dello Stato”. Cerco di spiegargli che il vero destinatario della protesta è un altro.

“Il servizio deve essere finanziato per restare in vita. A inizio 2007 sono stati messi a disposizione 40 milioni di euro per finanziare proprio i nuovi servizi sullo Stretto da parte del Ministero dei Trasporti. Il finanziamento da parte dello Stato e delle regioni è l’unica strada per garantire e migliorare i servizi”.

La risposta di Totò non tarda: “Vedi, a Riggiu non funziona nenti. Perché non sono stati spesi tutti questi soldi? E dopo, …..mmmmm, …. come fanno le due regioni a mettersi d’accordo? Servirebbero soldi, …. anzi euro. Come vedi, a riggiu non funziona nenti”. Gli spiego che, oltre ai 40 milioni di euro (circa 80 miliardi delle vecchie lire), era disponibile un altro milione di euro (circa due miliardi delle vecchie lire) per le due regioni proprio per studiare il problema. Al solito Totò è molto pratico e dice: “Finitila mi studiati. Prendi la tua automobile, prendiamo l’autostrada e andiamo a Villa. A Villa le navi ci sono”.

Viaggio in autostrada. Totò mi chiede: “Ma non c’è coda? magnifico! Raccontami cosa vedi”. Ed io “Segni di cantieri aperti e richiusi con lavori mai fatti. Segnali gialli sull’asfalto sovrapposti a vecchi segni bianchi”. Provo a raccontargli che i cantieri erano stati aperti quando già era stato deciso di fare una seconda tangenziale, che ogni giorno passano in questo tratto di autostrada circa 60.000 persone. Quindi, facendo un rapido calcolo, ogni giorno, se per un ipotetico cantiere ciascuna di queste persone perde anche solo 3 minuti, sommando tutti i ritardi, si bruciano in totale soltanto venticinque giorni di tempo: circa un mese di lavoro. E Toto’ “Ma se non c’e’ lavoro, che cosa perdiamo? A Riggiu non funziona nenti”.  

Arriviamo a Villa. Anche qui il servizio è ridotto. Parcheggiamo la macchina a più di un chilometro di distanza. Al solito, aiutandoci a vicenda, arriviamo in porto. Sono le 16:45. Prossima partenza ore 17:20, arrivo previsto in porto ore 17:40. Totò: “bip…. bip… bip.., a Riggiu, scusa …, a Villa non funziona nenti”. Attendiamo agli imbarchi, sappiamo bene che non c’è nemmeno un bar nelle vicinanze. Durante l’attesa provo a spiegargli che sullo stretto ogni giorno ci sono circa 4.000 autovetture che passano tra le due sponde. La cosa che ci deve far riflettere è che negli ultimi anni il numero di spostamenti non cambia solo in apparenza. Infatti si sono ridotti drasticamente gli spostamenti in auto sulle lunghe percorrenze (ad esempio tra Roma e Catania) e sono aumentati gli spostamenti tra le due province. Totò “Per questo ti ho convinto a comprare le scarpe a Messina”. Questo vuol dire che le persone del centro e nord Italia, preferiscono non attraversare lo stretto con l’autovettura. Questo è un segnale di quanto soffrano l’economia ed il turismo nella nostra provincia, per i disagi che ci sono oggi da Salerno a Villa San Giovanni e dallo stretto in poi. Circa il 70% delle persone attraversa lo stretto per lavorare o studiare. Totò è esemplare nella risposta:  “Ma con questi servizi è ovvio che si muove solo chi non ne può fare a meno. Ci voleva la scienza per dimostrarlo?! Sono sempre di più convinto che ti pagano inutilmente. A Riggiu non funziona nenti!”.

E’ corretta l’affermazione di Totò. Tutti parlano di area integrata dello stretto ma in questo momento non riusciamo neanche a spendere i soldi che abbiamo (avevamo) a disposizione per avere un servizio ‘normale’ tra le due sponde. Inoltre quando il servizio peggiora, gli esperti (e aggiungerei i responsabili) protestano nelle sedi meno opportune rivolgendosi a chi non ha competenza in materia di servizi collettivi pubblici. Totò: “Sempre complicato: ma che differenza c’è tra collettivo e pubblico?”.

Arriviamo a Messina, prendiamo il tram. Finalmente in centro. Sono le 19:00. Non abbiamo scelta ormai è tardi. Le scarpe le dobbiamo compriamo nel primo negozio che incontriamo, assolutamente identico a uno presente a Reggio.

Totò afferma: “Siamo usciti da casa alle 13:00, siamo arrivati a 9 chilometri di distanza (in linea d’aria) alle 19:00, …… quasi sei ore dopo, per comprare le stesse scarpe che vendono a Reggio, ma con il sangue che si è fatto acqua. Puru a Messina non funziona nenti”.

Io cerco di spiegargli che in sei ore saremmo arrivati con l’aereo a Parigi o a Londra, compreso lo scalo a Roma. O forse a Roma con il treno. Gli calcolo la velocità di percorrenza del nostro viaggio: 1,5 km/h.

Un aereo viaggia a circa 1000 km/h, un treno veloce viaggia a circa 300 km/h, una nave veloce passeggeri viaggia a circa 50 km/h, a maggio 2008 Bolt ha corso i 100 m con una velocità media di 37 km/h, quando passeggiamo in via marina la nostra velocità media è di 4 km/h. Un viaggio tra Reggio e Messina può anche avere una velocità di 1,5 km/h.

NOTA: HO OMESSO DI DESCRIVERE IL VIAGGIO SULLA SS106 DA PELLARO AL PORTO DI REGGIO per ormai noti motivi ed il viaggio di ritorno perché abbiamo perso l’ultimo aliscafo alle 18.30. Siccome Totò si è voluto mangiare la focaccia abbiamo perso l’ultima nave in partenza dalla rada San Francesco alle 22.00. Vi abbiamo scritto il tutto dal porto di Tremestieri in attesa che parta una nave.

Totò: “Il grattino fino a che ora l’avevi messo nel parcheggio a Villa?”

I riferimenti a strade, navi e servizi realmente esistenti sono puramente casuali (perché inesistenti).

Firmato Totò ed Io

Corrado Rindone e Antonino Vitetta*

* ndr (ricercatori universitari)

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