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Disabili? Vanno aiutati, ma che seccatura…

1 Luglio 2008
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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UN’ACCORATA LETTERA A STRILL.IT SQUARCIA IL VELO DELL’IPOCRISIA
disabili.jpgRiceviamo e pubblichiamo nella speranza di stimolare un serio dibattito relativo alla condizione dei disabili, in Italia e nel nostro territorio.
Disabili: diciamolo, come strill.it è abituato a fare, senza infingimenti, con franchezza, per come la loro condizione è vissuta dalla massa nella nostra società. Una società pronta a tutelarli a parole a condizione che ciò non collida in alcun modo con le comodità dei singoli.


Spesso un fastidio, sempre dimenticati, ignorati nelle regole più elementari, di civile convivenza o di rispetto dei principi urbanistici più elementari. Scivoli inesistenti e, quando esistenti, non coincidenti con analogo scivolo dall’altra parte della strada o, peggio, con le strisce pedonali; automobili, segnali stradali, ostacoli di ogni tipo rendono impossibile la vita di tutti i giorni per queii disabili che, in qualche modo, riescono ad uscire da casa. Già, quelli che ci riescono…
Di seguito la lettera integrale Il Tribunale di Reggio Calabria, collegialmente composto, investito del reclamo avverso un’ordinanza di accoglimento emessa dal Giudice di prime cure in un procedimento incardinato ex art.700 c.p.c., con una decisione pubblicata oggi 30.06.08, ha negato il diritto alla mobilità ad un adolescente portatore di una grave disabilità fisica diagnosticata come “Cerebropatia cronica non evolutiva (idrocefalo postemorragico derivato, quadro aposturale, epilessia)”, conseguentemente egli è affetto da una importante forma di “tetraparesi spastica complicata da ipoposturalità con scarsa capacità di reagire alla forza di gravità ( incompetente), con cifosi ampia del tronco e capo ciondolante” che lo costringe in maniera permanente su una sedia a rotelle e ad una diuturna assistenza medica e fisioterapica.

La vicenda nasce nell’ormai lontano mese di luglio 2006 allorchè i genitori, i quali vivono in un piccolo condominio, posto nel centro storico di Reggio Calabria, abitato da appena n.04 condomini (n.03 i componenti la famiglia del giovane disabile e n.01 componente della famiglia portatrice degli opposti interessi), decisero di realizzare, a proprie cure e spese, all’interno del loro fabbricato, un ascensore che consentisse al giovane figlio, con le assistenze di cui abbiamo già detto, di superare il dislivello esistente tra il proprio appartamento, posto al primo piano e la sede stradale agevolando, quindi, le quotidiane uscite necessarie per accompagnare il giovane a scuola e presso i centri e gli istituti specializzati che si occupano della sua salute, consentendogli, perciò, una migliore qualità di vita. L’opposizione dell’altro ospite del palazzo in questione ha innescato il contenzioso che, stancamente (nonostante la qualificazione della procedura come urgente!) trascinato fra perizie varie, tutte atte ad accertare la possibiltà di realizzare, senza sensibile nocumento per immobile e comproprietari, l’impianto ascensore e le rampe di collegamento esterne ed interne al fabbricato, s’è, in primo grado concluso con un’ordinanza di accoglimento e autorizzativa che, però, il Tribunale in composizione collegiale, adito in sede di reclamo, ha oggi travolto e stravolto con un pronunciamento sfavorevole che fa ulteriore torto ad una giovane vita già pesantemente segnata dall’avversa natura. Ancora una volta, quindi, vengono negati i prioritari ed inviolabili diritti del “disabile” alla vita, a condurre un’esistenza libera e dignitosa, il pi ù possibile normale, agevolata ed integrata nella vita sociale e di relazione, e alla salute, diritto quest’ultimo inteso sia come interesse proprio che della collettività all’eliminazione delle discriminazioni dirette e indirette fondate sulla disabilità.

Tanto è quanto ancor oggi accade nelle Società pomposamente definite “CIVILI”.

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