Dicesi “guerra” il conflitto condotto con l’impiego di mezzi militari.
Che in Calabria – e soprattutto nella locride- sia in atto un vero e proprio conflitto non crediamo sia discutibile; circa l’uso dei mezzi militari l’ultima settimana ci ha fugato ogni dubbio.
Nei giorni scorsi da queste colonne parlavamo di una deriva di tipo “sudamericano” che si sta abbattendo sulla Calabria, sul piano dei valori e degli equilibri politico-sociale; la sensazione è che da questo tipo di deriva stia discendendo una conseguenza che ci porta addirittura verso un modello di
tipo colombiano, con le bombe ad orientare stabilmente le scelte politiche e la direzione delle indagini investigative.
Dalla stessa Procura di Locri (dove stanno per arrivare gli ispettori a cercare le introvabili denunce di Fortugno nelle quali potrebbe essere custodita la motivazione del suo omicidio, ma questa è un’altra storiaccia…), dalla stessa Procura di Locri – dicevamo- filtrano ipotesi investigative inquietanti che ricondurrebbero gli ordigni negli Ospedali di Siderno e Locri ad una strategia volta ad orientare l’attenzione di chi indaga sull’omicidio Fortugno su dinamiche legate alla sanità locale.
Chi ha più di trent’anni ricorda bene le dinamiche tipiche della strategia della tensione.
Ecco, di questo nella Calabria della ndrangheta, del malaffare, del sottosviluppo, della politica immobile non se ne sentiva il bisogno.
L’unica percezione di tranquillità – sia pure apparente- per la gente era rimasta quella relativa alla propria incolumità personale, quella legata al “si ammazzano tra di loro”.
Da tempo, ormai, gli omicidi di cittadini vittime di estorsioni, quello di Fortugno hanno incrinato questa concezione.
Le bombe negli ospedali hanno messo il fiocco.
Ma, come si dice, la guerra è guerra.
Basta solo smetterla con le ipocrisie e chiamarla col suo nome.
E’ facile. Doloroso, ma facile.
Provateci anche voi…..gu-er-ra…




