Non si vede la fine.
Il tunnel buio nel quale si è infilata la Calabria pare infinito.
Da un lato l'interminabile elenco di politici indagati ed arrestati, dall'altro una stagnazione politica pareggiata solo dalla rissosità.
Nel mezzo la criminalità che continua indisturbata ad agire, a minacciare, ad uccidere, a togliere ossigeno al territorio, ad incidere pesantemente sulle scelte.
Anzi, come Agazio Loiero ha dichiarato qualche giorno fa, in occasione della strage di Natale a San Luca, si tratta di una 'ndrangheta che non sfida lo Stato, come da qualche parte si ritiene, ma lo ignora completamente, incurante di regole e sanzioni che, in verità, non scattano quasi mai.
Le minacce di morte di cui, ancora una volta, è stato fatto oggetto Loiero non assumono solo valenza grave di per sè, ma, nei fatti, acquisiscono rango di cartina di tornasole per quanto avviene in Calabria.
La criminalità è tanto più forte quanto più sfilacciate, inconcludenti, prive di autorevolezza, prima ancora che di autorità sono le Istituzioni.
E' questo che la politica calabrese si ostina a non comprendere: la lite, il non governo, i continui segnali di una logica spartitoria che prevale su tutto non frenano soltanto – ed irrimediabilmente- le residue speranze di sviluppo della Calabria, ma rappresentano un'autostrada per le velleità di una 'ndrangheta che – giova ricordarlo- va considerata tra le più imponenti consorterie del mondo.
A Natale si spara in piazza a San Luca, ieri arrestano l'ennesimo consigliere indagato, oggi è il turno delle minacce a Loiero, il tutto dopo mesi da incubo.
Governatore, è ancora convinto che la Calabria sia ingiustamente sotto "attacco mediatico"?
Giusva Branca




