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    Ma lo smarrimento arrivò dal giorno dopo…e non andò più via…

    italoSvegliarsi senza una guida. Svegliarsi credendo di non avere più un futuro. Italo se andò un martedi di pioggia, la notizia rimbalzò impazzita da un lato all'altro della città, io – all'epoca alla Reggina Calcio- lo seppi da Gianni Citra che, da Telereggio, in lacrime, mi telefonò per dirmi


    che, ovviamente, la trasmissione serale sulla squadra amaranto non sarebbe andato in onda.
    Ma l'indomani, il 12 dicembre del 2001, fu ancora peggio: la città comprendeva, a fatica, che una pagina si era definitivamente chiusa, che ora doveva camminare da sola. Lo smarrimento lo toccavi con mano la mattina dopo, appunto; lo vedevi nelle facce della gente, di quella folla oceanica che il giorno ancora successivo, giovedi 13 dicembre, si riversò in piazza Duomo, occupando le decine di traverse laterali, ascoltando – tramite degli altoparlanti- l'omelia funebre.
    Piangeva, la gente comune. Piangeva il pensionato ed il dirigente. Piangevano tutti, trasversalmente, senza colore politico.
    Quando, con la Reggina Calcio al completo, andammo presso la camera ardente di Palazzo San Giorgio arendere omaggio alla salma, in quel tragico "girotondo" che facemmo attorno alla bara scoperta, c'erano solo i segni del rituale, dovuto, sentito, ma anche consapevolmente inutile rispetto alla portata della tragedia che si era abbattuta su Reggio.
    E quando, due giorni dopo, gli amaranto si recarono a Vicenza furono tanti i tifosi in aeroporto che chiesero ai ragazzi di Colomba di "vincere per Italo".
    Per Italo il Sindaco, per Italo il "custode" della regginità, dei valori antichi della nostra terra, spesso, troppo spesso, violentati e che Italo stesso non aveva mai fatto mistero di ritenere incarnati anche nella squadra amaranto che, forse non a caso, proprio sotto la sua sindacatura aveva conosciuto per la prima volta l'approdo alla serie A.
    In fondo, a prescindere da ogni valutazione politica e di capacità amministrativa  di chi ha avuto il coraggio di proseguire nel cammino dopo di lui, da quello smarrimento Reggio non si è ancora ripresa.

    Giusva Branca