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    Etna, 8000 anni fa Calabria travolta da onde di 40 metri

    etnaEra un giorno qualunque di ottomila anni fa, un decimo del cono sommitale dell'Etna si stacco' all'improvviso dal fianco orientale del vulcano siciliano. Una montagna di terra si inabisso' in pochi minuti sui fondali del Mar Ionio. Pochi minuti, forse appena dieci minuti secondo gli scienziati, ma il tempo necessario per far scatenare il piu' colossale tsunami da quando l'uomo ha iniziato a scrivere la sua storia sulla terra. Fu un'onda anomala di proporzioni ben piu' grandi di quella che ha messo


    in ginocchio il Sud est asiatico appena due anni fa, il 26 dicembre del 2004. Di quell'antichissimo evento la comunita' scientifica nel corso dei decenni ne aveva capito l'esistenza, ma fino ad oggi non si era riusciti a trovare le prove. Ora un team di geofisici italiani ha scoperto tutte le tracce e le prove di un evento che, secondo molti, sarebbe all'origine del misterioso mito di Atlantide. Ma ecco cosa hanno svelato il presidente dell'Ingv, Enzo Boschi, ed i suoi ricercatori Maria Teresa Pareschi e Massimiliano Favalli, autori della scoperta appena pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale ''Geophysical research letters''. Intitolata ''Lo tsunami dimenticato'', la ricerca, presentata ufficialmente oggi nel corso di un incontro a Roma nella sede storica dell'Ingv di Via Nizza, e' stata finanziato dal Dipartimento della Protezione Civile italiana, nell'ambito delle attivita' di valutazione del rischio maremoto nel Mediterraneo.
    L'onda anomala si formo' dal distacco della porzione dell'Etna ed era alta come un palazzo di dieci piani, forse ben oltre i 40 metri, andando a travolgere le coste di ben tre continenti, ''una muraglia d'acqua -spiegano gli scienziati- che si propago' nel Mediterraneo con velocita' di centinaia di chilometri all'ora''. Dall'impatto furono colpite le coste meridionali dell'Italia, la Grecia e l'Albania, il Nord Africa dalla Tunisia all'Egitto. L'onda anomala, inoltre, sebbene smorzata in parte della sua forza, raggiunse il anche vicino oriente colpendo Israele, Libano e Siria. Che la tragedia fosse avvenuta gli scienziati non avevano dubbi, le evidenze della frana infatti sono note da tempo e sono testimoniate dall'avanzamento della linea di costa chiamata Chiancone e dalla Valle del Bove, testimonianza piu' diretta di dove e' avvenuto il distacco della frana. ''Questa cicatrice che si apre sul fianco orientale del vulcano, -affermano gli scienziati guidati da Enzo Boschi- ha tutt'ora dimensioni ridotte rispetto al baratro originario, per il parziale riempimento delle lave''. Ma il riconoscimento scientifico dell'evento arriva adesso grazie ad una sofisticata simulazione al computer che ''ha evidenziato -riferiscono- che l'entrata in mare della frana genero' appunto una muraglia d'acqua che si propago' nel Mediterraneo con velocita' fra i 200 ed i 700 chilometri l'ora''
    Nel corso della loro ricerca, i geofisici dell'Ingv hanno toccato con mano come il colossale tsunami avesse letteralmente spazzato via interi insediamenti preistorici costieri che sorgevano sul Mediterraneo orientale e meridionale, trovando prove attraverso una serie di ''prospezioni sottomarine e complesse analisi computerizzate della forma dei depositi abissali''. Grazie alle conoscenze contemporanee ed alle sempre piu' potenti tecnologie, quello tesunami ormai dimenticato e' tornato a far parlare di se'. Fino ad oggi, infatti, le tracce sulle coste di quell'immane disastro erano via via andate apparentemente perdute a causa dell'innalzamento di vari metri del livello del mare dovuto allo scioglimento dei ghiacci. E a raccontare con tanto di immagini la cronaca di quelle ore d'angoscia di 8000 anni fa e' una simulazione computerizzata dell'evento, una riproduzione tridimensionale a colori cosi' realistica da apparire quasi inquietante, specie se letta con gli occhi del dopo tsunami del 2004, con gli occhi di chi ha passato anni a contare cadaveri e a cercarne il nome. La simulazione, insomma, altro non e' che la cronaca, attimo per attimo, di un evento ripescato dal tempo passato e raccontato senza patos, nel tollerabile silenzio del video di un pc, piu' accettabile delle urla e dei volti terrorizzati che ci hanno rimandato le cronache tv della tragedia a noi contemporanea. La enorme frana impiego' pochi minuti prima di tuffarsi nelle acque del mare, generando un'onda che si ando' ad abbattere sulla costa orientale della Sicilia, colpendo Catania, Siracusa e Messina, ma risparmiando la gente e i villaggi del Tirreno perche' di fatto lo Stretto di messina le sbarro' la strada. Appena 15 minuti le ci vollero, invece, per travolgere la Calabria con onde alte 40 metri. Ma la furia dello tsunami preistorico non si fermo' li'. In appena due ore raggiunse le coste dell'Albania e della Grecia che furono subito sommerse da onde pari a oltre 10 o 15 metri. Quindi fu la volta della Libia, della Tunisia poi l'acqwua non risparmio' neanche l'Egitto. E da li' continuo' la sua corsa, affogando sogni e pace delle genti del Libano, di Israele e della Siria.
    L'acqua, anche se meno imponente, fermo' la vita di molte tribu', seminando se non sempre morte, sicuramente perdita delle prime ricchezze che gli uomini cominciavano a sapersi regalare. Ottomila anni fa, infatti, la civilta' neolitica in Mesopotamia, fra il Tigri e l'Eufrate, dove oggi il moderno Iraq cerca ancora la sua pace, contava villaggi in cui si praticava agricoltura e allevamento del bestiame. E, sebbene sulle coste del mediterraneo non c'erano molti insediamenti, sul quelle dell'Oriente e dell'Africa Settentrionale a noi piu' vicini si ritiene ci fossero insediamenti umani. Piccoli villaggi che in questa storia, come in quella di appena due anni fa, le onde cancellarono letteralmente. E' questa la storia del villaggio neolitico sulle coste di Israele chiamato Atlit-Yam che, secondo le evidenze degli scavi archeologici, fu abbandonato all'improvviso. Per decenni gli archeologici che lo avevano scoperto non riuscirono a spiegarsi il perche'. Per anni si sono chiesti come mai quelle pile di pesci accuratamente puliti e pronti per il fuoco, per essere mangiati, fossero rimasti abbandonati al ricordo del tempo.''Nessuno fino ad oggi aveva pensato ad uno tsunami'' ha sottolineato la geofisica Maria Teresa Pareschi nell'intervista concessa online a LiveScience. E ben gravi furono anche le conseguenze del maremoto sul piano geofisico. Nello Ionio, sottolineano gli scienziati dell'Ingv, l'altezza delle onde riusci' a ''liquefare'' i sedimenti sottomarini soffici: una poltiglia di plancton e sedimenti fini che ricopre i fondali del mare. Infatti contrariamente alle onde normali, anche quelle delle piu' forti tempeste, le onde di tsunami penetrano in profondita', fino la fondo del mare e li' creano una sovrapressione. Come conseguenza, diverse fiumane sottomarine di fango si staccarono dai margini continentali e si mossero verso le profondita' abissali per centinaia di chilometri. La piu' imponente fra queste colate di fango venne giu' dal Golfo della Sirte. La forma parabolica di tale golfo infatti convoglio' localmente onde alte molti metri cosi' come, alcune migliaia di anni dopo, lo specchio a parabola di Pitagora sarebbe stato in grado di incendiare le navi romane che assediavano Siracusa, facendovi convogliare i raggi del sole. E il fenomeno, anche se con i lunghissimi tempi 'geologici', potrebbe ripetersi anche oggi.
    Alcuni depositi impilati uno sull'altro nelle conche abissali dello Ionio e della Sirte, spiegano gli scienziati, mostrano che il fenomeno di megafrane dalla zona dell'Etna e' ricorrente, anche se, appunto, scandito dalle ere e dai tempi ''geologici''. Ma cosa accadrebbe se si verificasse ai nostri giorni uno tsunami di questa portata? Secondo la scienziata Pareschi, l'Italia meridionale verrebbe colpita dall'onda anomala in appena 15 minuti e la Grecia in un'ora, mentre la Libia avrebbe un'ora e mezza circa per far evacuare le coste, tanto sarebbe infatti il tempo che l'onda mortale impiegherebbe per raggiungere le coste di Bengasi. Tre ore, invece, impiegherebbe il muro d'acqua per arrivare sulle coste di Israele, Libano e Siria. Su questi e sulla periodicita' di questi imponenti tsunami, su possibili mega frane dell'Etna e di altri vulcani dell'area, si stanno interrogando gli scienziati che lavorano al sistema di boe d'allarme per gli tsunami nel Mediterraneo. Scienziati italiani che, con la loro scoperta di oggi, potrebbero dare una risposta anche alla misteriosa Atlandide celebrata da Platone, terra forse esistita davvero e, forse, inghiottita proprio dallo tsunami provocato dall'Etna. (Adnkronos)