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    Matrimoni: reggono 8 su 10, ma aumentano le separazioni

    matrimonioIn aumento separazioni e divorzi, soprattutto al Sud. La crisi soprattutto tra il terzo e il quinto anno. Ma sono in aumento i matrimoni civili, i secondi matrimoni e le mogli straniere. E' il Rapporto Eures ''Finche' vita non ci separi'', reso noto oggi secondo il quale, pero', malgrado la crisi, oltre 8 matrimoni su 10 restano in piedi. Soprattutto quelli contratti in Chiesa. Secondo le cifre, il numero dei matrimoni in Italia negli ultimi 30 anni (tra il 1975 e il 2005) ed il relativo quoziente


    di nuzialita', hanno segnato una costante diminuzione (-32,4%, con un decremento medio annuo dell'1,1%), passando da 373.784 nel 1975 (con un indice pari a 6,7 ogni 1.000 abitanti) a 250.974 nel 2005 (4,3 ogni 1.000 abitanti). Il dato relativo rimane costantemente piu' elevato nel Sud, con valori pari nel 2005 a 4,8 ogni 1.000 abitanti, rispetto a 4,6 nel Centro e 3,8 nel Nord. La Campania presenta l'indice di nuzialita' piu' elevato nel 2005 (5,3) seguita dal Lazio, unica regione ad aver segnato un incremento rispetto al 1995 (da 4,7 a 5,1); valori superiori alla media nazionale si registrano anche in Puglia (4,8), Sicilia (4,7), Calabria (4,6) e Umbria (4,4), mentre, sul fronte opposto gli indici piu' bassi riguardano le regioni del Nord, con il valore minimo in Emilia Romagna (3,5 matrimoni ogni 1.000 abitanti), seguita da Valle D'Aosta, Friuli, Trentino alto Adige e Piemonte (tutte con un indice pari a 3,6). Coerentemente al primato regionale, Napoli e' la provincia d'Italia in cui ci si sposa di piu' (17.881 matrimoni celebrati nel 2005, pari a 5,8 ogni 1.000 abitanti). In seconda posizione fanno segnare il medesimo indice Roma e Crotone (5,5); il risultato della Capitale sembra peraltro derivare anche dall'effetto del ''turismo matrimoniale'' – ovvero la scelta di numerose coppie non residenti di pronunciare il ''si''' in uno dei numerosi luoghi suggestivi della ''citta' eterna'' – che incide in misura significativa sul numero dei matrimoni celebrati (20.838). Un analogo fenomeno si riscontra anche a Siena (con un indice pari a 5,2) e a Venezia (4,8). Fatta eccezione per le suddette citta' d'arte, tutte le altre province con gli indici di nuzialita' piu' elevati appartengono alle regioni del Sud: Taranto (5,1), Caserta, Salerno e Vibo Valenzia (con 5 matrimoni ogni 1.000 abitanti), Palermo, Trapani e Caltanissetta (4,9), Bari e Foggia (4,8). Sul fronte opposto le province con gli indici di nuzialita' inferiori si trovano al Nord, con il valore piu' basso a Ferrara (3,1 matrimoni ogni 1.000 abitanti), preceduta da Biella e Modena (3,3), Belluno, Vercelli, Bologna, Forli'-Cesena e Udine (3,4), Mantova, Parma, L'Aquila, Ravenna, Rovigo e Gorizia (3,5)

    L'eta' media al matrimonio negli ultimi tre decenni e' salita di 7 anni tra gli uomini (da 26,3 anni nel 1975 a 33,2 nel 2003) e di oltre 5 anni tra le donne (da 24,4 anni a 29,9), con un aumento costante nell'intero periodo. Considerando la crescita media annuale, e' possibile stimare nel 2006 un'eta' media al matrimonio per le donne di 30,6 anni e per gli uomini di 33,7. Sono le regioni del Sud a registrare l'eta' media al matrimonio piu' bassa (30,8 per gli uomini e 27,9 per le donne), anticipando di circa due anni l'appuntamento matrimoniale rispetto al Centro (32,9 per gli uomini e 30,2 per le donne) e al Nord (32,8 e 29,9). Una coppia su tre sceglie il Municipio – rileva l'indagine – ma al Sud 8 su 10 vogliono l'altare. Tra il 1975 ed il 2005, infatti, sono cresciuti i matrimoni celebrati con rito civile a fronte di un consistente decremento di quelli religiosi; questi ultimi scesi da 342 mila nel 1975 a meno di 170 mila nel 2005, mentre i matrimoni celebrati con rito civile sono passati da 31.317 a 81.339. Se dunque nel 1975 il 91,6% delle coppie sceglieva il matrimonio con rito religioso (contro appena l'8,4% che optava per il civile), tale valore scende al 67,6% nel 2005, quando i matrimoni celebrati con rito civile raggiungono in Italia l'incidenza massima del 32,4%, pari a circa un terzo del totale. Nelle regioni del Sud il rito civile rimane nel 2005 ancora nettamente minoritario (19,5%), mentre nelle regioni del Centro (35,2%) e soprattutto in quelle del Nord (43,7%) la sua crescita lo avvicina progressivamente a quello religioso. A livello regionale in Friuli (48,5%), in Trentino (46,6%) e in Liguria (43,3%) si rileva l'incidenza piu' alta dei matrimoni civili, mentre quella piu' bassa si registra in Basilicata (10%), in Calabria (12,2%), in Puglia (13,4%) e in Molise (15,8%). (ADN KRONOS)