Negli ultimi anni nelle carceridella Calabria sono stati realizzati opifici e laboratori all'
interno dei quali lavorano un terzo dei detenuti, rispetto ad
una media nazionale di uno su dieci. Le strutture produttive
hanno cosi' creato, tra tutti gli istituti detentivi, una sorta
di filiera che, in caso di lavori, consente un considerevole
risparmio di denaro.
Ma l'aspetto lavorativo non e' il solo dato positivo. Nelle
carceri calabresi il provveditorato regionale dell'
Amministrazione penitenziaria ha realizzato anche poli sanitari,
compreso di medicina specialistica, e quelli scolastici in tutte
le strutture detentive calabresi.
L'attivita' di organizzazione
e rilancio del sistema carcerario calabrese ha avuto inizio nel
giugno del 2003 con un protocollo d'intesa tra l'Amministrazione
penitenziaria e la Regione. Ne e' seguito poi il progetto
'Athena' che ha dato attuazione a quanto previsto nel protocollo
d'intesa. Negli ultimi tre anni sono stati quindi realizzati:
una officina meccanica per la lavorazione artistica del ferro
nella casa circondariale di Crotone; un laboratorio di ceramica
ed una struttura per la lavorazione dell'alluminio a Vibo
Valentia; un laboratorio di restauro e di ceramica a Catanzaro;
una falegnameria a Rossano ed infine, come punta di eccellenza,
una attivita' vivaistica con numerose serre nell'istituto a
custodia attenuata di Laureana di Borrello, nel reggino.
A
Reggio Calabria, infine, entro gennaio sara' inaugurato un
laboratorio digitalizzato per la lavorazione del marmo.
''In Calabria – ha detto il provveditore regionale dell'
Amministrazione Penitenziaria della Calabria, Paolino Quattrone
– siamo riusciti a creare una vera e propria filiera tra tutti
gli istituti. I lavori delle varie strutture detentive, fatta
eccezione per quelli dove e' prevista una certificazione di
qualita', sono state realizzate dai detenuti, consentendo cosi'
un risparmio del 70% rispetto agli interventi delle ditte
esterne.
E cosi' facendo, anche attraverso le varie attivita'
realizzate negli istituti, siamo passati da 250 lavoranti del
giugno 2002 ai 577 del giugno di quest'anno. Una crescita che ci
ha portato a vedere un detenuto su tre che lavora rispetto alla
media nazionale di uno su dieci. Abbiamo voluto dare impulso al
lavoro nelle carceri per fare in modo che i detenuti possano
avere un introito finanziario in modo da evitare che la
criminalita' possa incidere nel loro mantenimento ed in quello
delle famiglie''.
Il concetto di filiera tra le diverse attivita' svolte nei 12
istituti detentivi della Calabria e' facilmente spiegabile se si
pensa che ''ad esempio – ha aggiunto Quattrone – a gennaio
inaugureremo a Reggio Calabria il laboratorio per la lavorazione
del marmo. Da quella struttura, ovviamente, riusciremo a
produrre il materiale che poi ci servira' per la pavimentazione
degli altri istituti. Cosi' come e' successo con l'officina per
la lavorazione artistica del ferro di Crotone che ha prodotto le
ringhiere utilizzate per il vivaio e le altre attivita' avviate
a Laureana di Borrello''.
Negli ultimi tre anni le strutture penitenziarie calabresi
sono state dotate anche di poli sanitari e scolastici.
''Nessuno
dei nostri detenuti – ha concluso il Provveditore – viene
ricoverato all'esterno degli istituti sempre che non ci si trovi
nelle condizioni di una particolare patologia. Abbiamo dotato le
nostre strutture di guardie mediche ma anche di centri di
medicina specialistica. Ma abbiamo voluto volgere la nostra
attenzione la scolarizzazione dei detenuti.
Abbiamo attualmente
167 detenuti che frequentano le scuole, ma c'e' anche a
Catanzaro un polo universitario a cui guardano con interesse
molti detenuti''.(ANSA).
e rilancio del sistema carcerario calabrese ha avuto inizio nel
giugno del 2003 con un protocollo d'intesa tra l'Amministrazione
penitenziaria e la Regione. Ne e' seguito poi il progetto
'Athena' che ha dato attuazione a quanto previsto nel protocollo
d'intesa. Negli ultimi tre anni sono stati quindi realizzati:
una officina meccanica per la lavorazione artistica del ferro
nella casa circondariale di Crotone; un laboratorio di ceramica
ed una struttura per la lavorazione dell'alluminio a Vibo
Valentia; un laboratorio di restauro e di ceramica a Catanzaro;
una falegnameria a Rossano ed infine, come punta di eccellenza,
una attivita' vivaistica con numerose serre nell'istituto a
custodia attenuata di Laureana di Borrello, nel reggino.
A
Reggio Calabria, infine, entro gennaio sara' inaugurato un
laboratorio digitalizzato per la lavorazione del marmo.
''In Calabria – ha detto il provveditore regionale dell'
Amministrazione Penitenziaria della Calabria, Paolino Quattrone
– siamo riusciti a creare una vera e propria filiera tra tutti
gli istituti. I lavori delle varie strutture detentive, fatta
eccezione per quelli dove e' prevista una certificazione di
qualita', sono state realizzate dai detenuti, consentendo cosi'
un risparmio del 70% rispetto agli interventi delle ditte
esterne.
E cosi' facendo, anche attraverso le varie attivita'
realizzate negli istituti, siamo passati da 250 lavoranti del
giugno 2002 ai 577 del giugno di quest'anno. Una crescita che ci
ha portato a vedere un detenuto su tre che lavora rispetto alla
media nazionale di uno su dieci. Abbiamo voluto dare impulso al
lavoro nelle carceri per fare in modo che i detenuti possano
avere un introito finanziario in modo da evitare che la
criminalita' possa incidere nel loro mantenimento ed in quello
delle famiglie''.
Il concetto di filiera tra le diverse attivita' svolte nei 12
istituti detentivi della Calabria e' facilmente spiegabile se si
pensa che ''ad esempio – ha aggiunto Quattrone – a gennaio
inaugureremo a Reggio Calabria il laboratorio per la lavorazione
del marmo. Da quella struttura, ovviamente, riusciremo a
produrre il materiale che poi ci servira' per la pavimentazione
degli altri istituti. Cosi' come e' successo con l'officina per
la lavorazione artistica del ferro di Crotone che ha prodotto le
ringhiere utilizzate per il vivaio e le altre attivita' avviate
a Laureana di Borrello''.
Negli ultimi tre anni le strutture penitenziarie calabresi
sono state dotate anche di poli sanitari e scolastici.
''Nessuno
dei nostri detenuti – ha concluso il Provveditore – viene
ricoverato all'esterno degli istituti sempre che non ci si trovi
nelle condizioni di una particolare patologia. Abbiamo dotato le
nostre strutture di guardie mediche ma anche di centri di
medicina specialistica. Ma abbiamo voluto volgere la nostra
attenzione la scolarizzazione dei detenuti.
Abbiamo attualmente
167 detenuti che frequentano le scuole, ma c'e' anche a
Catanzaro un polo universitario a cui guardano con interesse
molti detenuti''.(ANSA).




