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    Militare di Pellaro ingannato dalla fidanzata epistolare

    sorrisoTratto da www.repubblica.it 

    Questa volta non finisce con Claudia Cardinale che sposa, nonostante tutto, Alberto Sordi. Perché in Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata, lui in realtà non era bello, ma lei non era tanto illibata. La storia è un po' la stessa, a ruoli invertiti, ma invece che


    sull'altare finisce in tribunale. Perché lei non era quella delle foto che lui aveva ricevuto per quasi un anno, davanti alle quali aveva sospirato, alimentando un fidanzamento telefonico e le promesse di eterna passione. E così, quando finalmente il sergente Domenico Zumbo, 33 anni, originario di Pellaro (Reggio Calabria) ha incontrato la ragazza che aveva coperto d'amore (a distanza) e soprattutto di regali, più che un soldato innamorato s'è sentito un uomo ingannato. E con la sorpresa è scattata la denuncia. Per truffa.

    Nelle foto era bella, bionda e provocante. Sembrava una diva di Hollywood, soprattutto si diceva pronta a sposarsi quanto prima. Ma Elisa, 34 anni di Chiaramonti, piccolo centro in provincia di Sassari, non era una modella. Alta circa un metro e mezzo, e pure sovrappeso, era ben lontana dall'immagine che il militare della Folgore aveva custodito nel cuore dal settembre del 2001, data del primo contatto. Del tutto casuale: la donna aveva chiamato la caserma di Livorno per parlare con un capitano, ma dall'altro capo del filo c'era Zumbo.

    Fra i due era scattata una simpatia, sfociata in una relazione. Mesi di sospiri telefonici e lettere, tra una missione all'estero – in Kosovo – e il ritorno a casa del sergente. Per diverse volte Zumbo, incuriosito dalle foto che arrivavano dalla Sardegna, aveva chiesto un incontro. Ma con una scusa o con un'altra, Elisa era sempre riuscita a evitarlo.

    La resa dei conti era arrivata in un albergo di Alghero, nel settembre del 2002. "Ho subìto una frattura al naso, e poi ho fatto pure una cura ormonale" aveva cercato di giustificarsi la donna, davanti alle richieste di spiegazione del militare. Lui era fuggito a gambe levate, meditando vendetta legale, e lei aveva tentato l'ultima carta: "Quella che hai incontrato non sono io – gli aveva scritto – ma una mia cugina, che avevo mandato in avanscoperta". Niente da fare, Zumbo s'era dato alla macchia.

    Il soldato aveva dunque deciso di denunciare la donna per truffa, dopo aver cercato, invano, di riavere indietro denaro e i "pensierini": dal banco dei testimoni, il sergente ha raccontato di aver inviato alla "sua" Elisa oltre 6000 euro, e regali per un valore di circa 25 mila euro. Somma che, ora, pretende di riavere.

    Zumbo si è costituito parte civile con l'avvocato Sebastiano Chironi, e nel tribunale di Sassari ha ricostruito la sua storia davanti al giudice e al pubblico ministero. La donna, difesa dall'avvocato Agostinangelo Marras, non era presente in aula. Forse ci sarà alla prossima udienza, il 12 dicembre. Dall'udienza è emerso, inoltre, che i pacchi con i regali inviati dal militare in via Angioy 3, a Sassari, venivano misteriosamente ritirati da Elisa in via Angioy 3, sì, ma a Chiaramonti, dove la donna risiede. Per questo è stata ascoltata come teste anche la direttrice della Sda di Sassari, il corriere incaricato di recapitare i doni, mentre un altro impiegato delle Poste, sarà interrogato nell'udienza di dicembre.