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    Da Reggio in Russia per fondare l’agriturismo

    agriturismoAnche in Russia e' tempo di agriturismo e calabrese e' uno dei suoi pionieri. A Mednoye, uno sperduto villaggio duecento chilometri a nord di Mosca, vicino all'antica citta' di Tver, Pietro Mazza ha costruito una fattoria-modello. Ci produce mozzarella, ricotta e burrata e 
    offre vitto e alloggio ai visitatori interessati alle delizie e ai segreti del formaggio 'made in Italy'.
      

     Mucche, pecore, capre, suini, cavalli, struzzi: al signor Pietro, originario di Reggio Calabria, portato oggi alla ribalta dal tabloid 'Moskovskoi Komsomolets' in un reportage sulle vacanze trascorse nello sprofondo delle campagne russe, non manca niente. Il formaggio (ne sforna anche uno a pasta dura, il ''parmigianino'') rimane al centro del suo business ma di recente vi ha aggiunto la dimensione agriturismo, approfittando del fatto che la la sua fiorente Fattoria del Sole non e' lontana dalla trafficatissima strada tra Mosca e San Pietroburgo
    e puo' essere la meta per un rilassante week-end.
       Cinquantasei anni, da sette a Mednoye, sposato ad una bellezza russa molto piu' giovane (Zhanna) che ha conosciuto a Roma e che ha ovviamente avuto un ruolo fondamentale nella sua inconsueta scelta di vita, Pietro Mazza ha imparato l'arte del formaggiaio da ragazzo nella regione natia e non ha difficolta' a piazzare i suoi latticini grazie all'enorme popolarita' della
    cucina tricolore tra i 'nuovi russi' beneficiati dal passaggio al capitalismo.
       Quando si e' impiantato a Mednoye, dopo aver comprato una cascina in rovina, nessuno in zona credeva che quel pazzo di ''italianez'' potesse farcela: sembrava un progetto troppo
    esotico, troppo avulso da quella remota e povera realta'agricola.
       Le difficolta' sono state tante: pastoie burocratiche a non finire, grosse grane con il fisco, continui problemi di manodopera, convivenza con vicini ostili ma l'ostinato calabrese
    non si e' arreso. Dopo il successo con i formaggi gli interessa adesso avviare una produzione di prosciutto crudo e si e' molto ben posizionato in un settore – il turismo rurale – che sta
    appena muovendo i primi passi in Russia. Oltre alla moglie, due connazionali (Angelo e Antonio) lo aiutano nella conduzione della Fattoria del Sole, che da poco tempo vanta un vero e proprio ristorante italiano e che ha dipendenti in prevalenza uzbeki e tagiki (musulmani e quindi non attaccati alla bottiglia come invece i russi…).
       A quanto racconta oggi 'Moskovski Komsomolets', gli italiani sono stati in effetti i primi assieme ai tedeschi a rispondere all'offerta russa di agriturismo. L'offerta e' concentrata
    soprattutto nelle campagne tra Mosca, San Pietroburgo e Pskov e per lo piu' si traduce nell'immersione in un mondo contadino estremamente spartano, senz'acqua corrente, con la latrina fuori dell'izba e ritmi di vita da Medioevo.
       A detta del tabloid moscovita parecchi italiani mal si adattano ad una vacanza piuttosto disagiata, complicata dal fatto che si fatica a comunicare con la diffidente gente del
    posto se non si parla russo.
       I contadini che hanno aperto le izbe ai turisti italiani e tedeschi raccontano al 'Moskovski Komsomolets' che i loro ospiti apprezzano comunque molto la cucina nostrana (ministre a base di cavolo e specialita' come le patate con i funghi), vanno matti per la ''bania'' (la sauna russa) e ammazzano il tempo lavorando nei campi e negli orti.
       Curiosamente, una certa zia Zoia dice al giornale che gli eco-turisti tedeschi sono meglio: ''Gli italiani contano ogni copeco, non comprano i souvenir perche' li trovano cari e
    nemmeno il nostro miele. I tedeschi invece ci assomigliano, bevono e cantano con noi''.(ANSA).