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    40 anni dopo, Battaglia

    battagliamimmo_battagliaLa simbologia, i nomi, la storia hanno un peso.
    A volte molto di più di quanto non siamo portati a ritenere.
    Esattamente 40 anni fa Piero Battaglia, 36 anni, il più giovane Sindaco della storia di Reggio, entrava a Palazzo San Giorgio e, per la prima volta, una sindacatura era aperta con le dichiarazioni programmatiche. Concetti di sviluppo generali, ovviamente, eppure pregnanti in alcuni punti-cardine, come, ad esempio, l'area integrata dello Stretto (era il 1966!) ed il sistema dei trasporti, urbano ed extraurbano.
    Negli anni successivi Piero Battaglia passò alla storia come "il Sindaco della rivolta", il che, pur vero, ha sempre individuato in maniera assai riduttiva l'opera di Battaglia.

    Vero è che, durante l'anno e mezzo di rivolta, Battaglia interpretò come mai nessun altro, nè prima è nè dopo, il sentimento, lo spirito popolare che – a dispetto di slogan di comodo- animava la rivolta,

     vero – eccome- è che la carriera politica di Battaglia risentì in maniera pesantissima della sua scelta, consapevole e dolorosa ma ferma, di non varcare  nemmeno di un millimetro la soglia del Rubicone rappresentato dalla difesa strenua, a tratti patetica di una città sconfitta in partenza. Eppure, ad un certo punto della storia, varcarlo se da un lato, probabilmente, non avrebbe tolto nulla ad una Reggio comunque depredata, dall'altro avrebbe spalancato a Piero Battaglia le porte della politica che conta, nei palazzi romani.
    Ma lui proprio quella politica, proprio quei palazzi li osteggiò fino alla fine, insieme
    alle loro logiche meschine e preconfezionate, contro le quali ogni ragionamento in punta
    di logica ed ogni dimostrazione di volontà popolare era a priori destinata a conoscere la
    sconfitta. A costo di tornare a fare l'impiegato del Genio Civile.


    Eppure, eppure, quella che sembrava una vittoria di Pirro, oggi un senso ce l'ha.
    Se Reggio è la sede della più alta Assemblea regionale, con tutto ciò che consegue, in
    termini di immagine ed anche di occupazione, questo risultato è certamente da ascrivere
    alla città ed a Piero Battaglia.


    E sarebbe ingiusto continuare a definire Piero Battaglia come "il Sindaco della rivolta".
    La tangenziale che corre a monte della città, la sopraelevata del porto, il Liceo Scientifico
    "Da Vinci", la bonifica della zona di "Caserma Borrace" -curiosamente proprio quella su cui oggi sorge il Palazzo della Regione- portano tutte la firma di Piero Battaglia che recentemente ha cambiato definitivamente dimensione di vita, abbandonando questa Terra e, con essa, tutte le vigliaccate e le porcherie -passateci il termine- che negli anni Reggio (non certo la gente che è rimasta sempre la sua gente) gli regalò, comprese le infamie più grandi dalle quali, il tempo – galantuomo si, ma anche fiaccante il corpo e lo spirito- lo emendò senza alcuna ombra, regalandogli, anzi, l'amaro vestito del martire.

     

    Oggi, 40 anni dopo, il cognome Battaglia riecheggia ancora forte e fiero tra la gente, in molti casi tra persone che non lo hanno mai conosciuto di persona e l'improvviso successo elettorale del figlio Mimmo, primo degli eletti tra i Ds, in occasione delle ultime consultazioni provinciali, non è un caso: "Pur avendo, ormai, intrapreso da tempo un mio personale percorso di vita" -spiega Mimmo Battaglia- "il mio cammino è da sempre incanalato nel solco dei valori, umani e politici, tracciati da mio padre. Alle 15, appena cominciava lo spoglio ho sentito doveroso andarlo a trovare al cimitero, soprattutto per trasferirgli tutto l'affetto che le gente comune, durante la campagna elettorale, mi ha manifestato nei suoi confronti appoggiandomi. E questa sensazione l'ho avvertita giorno per giorno.

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    Posso dire che il senso della politica come spirito di servizio, l'anteposizione costante degli interessi generali a quelli particolari, la dignità del ruolo sono tutti punti di riferimento precisi che papà ha lasciato alla città e che, vi garantisco, la città ha  ancora ben radicati. Cerca solo qualcuno che ne sia portatore ed in cui identificarsi"


    Non è facile scindere la genesi del successo elettorale di Mimmo Battaglia, tra la stima
    personale che fa capo a lui ed una sorta di doveroso rispetto per la figura, la memoria
    di Piero: "No, no, non è facile" -sorride Mimmo- "ma se riuscirò, come sono convinto, ad
    uniformare la mia attività a quei principi-cardine che dicevo e che papà ha lasciato in eredità a tutti, allora i due aspetti coincideranno". 

     

     

    La candidatura di Battaglia nella lista dei Ds, lui che proviene dalla Democrazia Cristiana,
    qualche perplessità l'aveva sollevata, ma il risultato delle urne ha spazzato via ogni dubbio: "Al di là dei simboli" -spiega Battaglia- "rispetto ai quali in Italia stiamo vivendo un momento generale di confusione, è innegabile che il pensiero democristiano nel nostro Paese sia ancora radicato in maniera fortissima, indipendentemente dal tipo di abito che poi gli si confeziona addosso. I valori propugnati da De Gasperi non credo che possano avere colore politico, vanno al di là di ogni bandiera, perchè il rispetto, la dignità, la centralità dell'uomo sono e devono essere il comune denominatore di ogni esperienza politica. Ecco, credo che la gente cerchi valori, riferimenti moderati ma anche numericamente consistenti a cui delegare con serenità il Governo di una comunità, nazionale o locale che sia; un Governo che riesca nell'impresa da sempre più difficile per un amministratore: coniugare la progettualità ed il contingente, l'oggi ed il domani"