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    La caduta del muro

     

     

    ruspa208 Ogni comunità ha il proprio muro.
    E, prima o poi, come la storia ha dimostrato, i muri cadono.
    E con essi cade un mondo, quasi sempre degradato, simbolo, ricordo di un periodo da dimenticare per la comunità stessa.
    Da decenni l'ex caserma "208" ha reppresentato l'emblema della vergogna cittadina, al centro della città, una zona franca all'interno della quale vigeva una sorta di "extraterritorialità" di fatto che rendeva assolutamente impossibile il controllo di quanto avveniva al di là dell'inquietante portone d'ingresso.

     


    Eppure era ben noto a tutti che, proprio accanto alla sede della Polizia (sic!) ed adiacente all'Ospedale Morelli (ri-sic!) fossero, ad esempio, collocate buona parte delle automobili rubate in città.
    Era ben noto a tutti che le condizioni igienico-sanitarie all'interno di quella zona off-limits fossero a livello sub-umano.

     


    Topi più grandi dei gatti, degrado, fogne a cielo aperto, fango, detriti, materiale di risulta in mezzo a decine di bambini e centinaia di adulti.
    Per decenni in tanti hanno fatto finta di non vedere, tanto il "ghetto" era, di fatto, inaccessibile dall'esterno e quindi "che là dentro facciano quel che vogliono".
    La portata storica dell'abbattimento di questo monumento cittadino alla vergogna avviato
    dal Sindaco Scopelliti in persona non deve conoscere l'ignominia del condizionamento di tipo
    politico nel momento della sua valutazione.
    Esistono situazioni, di grande rilievo per l'intera comunità (ed in questo caso anche per
    i nomadi stessi), che devono, per ragioni etiche, morali ed anche di convenienza sociale,
    trovare l'approvazione, il consenso e, perchè no, il plauso, dell'intera comunità, insieme alla totalità della classe dirigente di una città.

     

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    Questo è uno dei casi in cui un simile meccanismo deve trovare applicazione.
    Il 26 maggio del 2006 è una data storica per la città di Reggio, per il suo sviluppo.
    Un intero quartiere, quello di "Sbarre" si trova liberato dalla vergogna, dalle insidie di malattie sempre in agguato.
    Reggio non ha più il suo "muro della vergogna". La zona, complice la ben avviata nuova strutturazione dell'Ospedale "Morelli", sarà totalmente ristrutturata, ripensata, restituita alla città.

     

     

     

    Una comunità è tale anche quando riesce, con forza, sì, ma anche con caparbietà ed
    autorevolezza, a riappropriarsi degli spazi, per qualunque motivo sottratti alla sovranità delle Istituzioni ed alla disponibilità della gente.


    Una cosa analoga l'aveva realizzata, anni addietro, Italo Falcomatà, quando, di forza – perchè le ragioni delle Istituzioni, talvolta vanno perseguite anche con la forza (che a Reggio spesso fa rima con coraggio)- si riprese, a  nome di Reggio, Piazza del Popolo, da lustri occupata stabilmente dagli ambulanti.
    Non fu facile per Italo mettersi contro tanta gente ed un ambiente certamente non popolato da verginelle, ma il tempo e la città tutta gli diedero ragione.


    La stessa via ha scelto, con riferimento ai nomadi, Peppe Scopelliti, scegliendo di prendere di petto una situazione che in passato una decina di Sindaci avevano deciso di rimandare sine die.
    Il 26 maggio del 2006 per Reggio è un giorno storico