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Sensi di colpa

7 Marzo 2014
in Storie
Tempo di lettura: 3 minuti
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colpaPensi di avere sbagliato? Il tuo cervello ha la risposta.

Non fai che rigirarti nel letto, continui a pensare “se solo avessi o non avessi detto o fatto”. Ti aggrappi a mille scuse, pensi a come poter rimediare ma, per quanto ci provi, nel tuo cervello già lampeggia come in un videogioco quella scritta luminosa ed intermittente che segnala “error-error”.Pensi sia solo un problema di coscienza vero? E invece no. A togliere tutti noi dal dubbio ci hanno pensato i neurologi della University of Michigan, ricordandoci che il corpo umano è prima di tutto una macchina e che anche un sentimento così intimo come il senso di colpa può avere una spiegazione scientifica.


E’ tutta colpa della rostrale cingolata anteriore! Per intenderci quella regione del sistema nervoso centrale legata alle emozioni che, a quanto pare, si accende per segnalarci l’errore nel momento stesso in cui ne prendiamo atto. Fatta la scoperta, gli scienziati americani (da bravi ricercatori) hanno avviato una serie test. Il primo su dodici individui sani che volontariamente si sono sottoposti alla sperimentazione. Poi un altro su altrettanti soggetti, affetti però da varie forme di disturbi ossessivi compulsivi. L’esito è stato che mentre negli individui sani la corteccia cerebrale, dopo aver registrato l’errore, iniziava spontaneamente e solo ad “illuminarsi”, in quelli “encefalmente più complessi”, l’attività cerebrale aumentava vorticosamente. Accade cioè che queste persone diventano vittime di un un’esasperazione eccessiva dell’errore che rischia, col tempo, di condurle ad ingigantire le cose fino a porsi in una condizione mentale per cui sbagliare non è concesso e quindi arrivare ad adottare uno stile di vita altamente schivo, attento finanche repressivo nei confronti di sé stessi.
”Sembra che persone con questo disturbo abbiano una risposta cerebrale eccessiva al commettere errori – ha spiegato il team leader Stephan Taylor – risposta che aumenta in modo patologico la preoccupazione di aver fatto qualcosa di sbagliato. Questo atteggiamento può anche divenire patologico in individui con certe condizioni mentali come il disturbo ossessivo compulsivo, in cui l'individuo sta sempre sul “chi va là” e non si perdona il più piccolo sbaglio anche quando questo non comporti reali conseguenze”.
Allora attenzione. Quando ricercatori, medici e scienziati parlano di persone affette da “disturbi ossessivi compulsivi”, non si riferiscono necessariamente a soggetti non sani di mente o a quelli che vediamo degenerare in follie da cronaca di prima pagina. La cosa può riguardare un po’ tutti. Ciascuno di noi può essere affetto da una seppur minima patologia cerebrale di cui ignora l’esistenza. E allora ecco forse spiegato quell’enorme senso di colpa che ci attanaglia quando ci sembra di avere rovinato tutto con le nostre mani, quando crediamo di essere stati artefici della nostra rovina, quando vogliamo a tutti i costi addossarci colpe che non sono nostre ma che ci corrodono dentro fino a consumare la nostra autostima. E allora, anche per gli scettici ed i sentimentali, ben venga la ricerca con le sue spiegazioni scientifiche. Se la “corteccia” si accende e inizia a lampeggiare largo pure ad un attento e profondo esame di coscienza, spazio ai tentativi volti a rimediare là dove è possibile ed ai fatti e alle parole per chiedere scusa. Ma, dopo aver esaurito tutti questi sforzi, allora è bene iniziare a guardarsi serenamente davanti allo specchio. Se l’errore che ci tormenta ha una radice di disattenzione, di superficialità o di egoismo, allora la presa di coscienza dello stesso, ed il tempo, potranno rivelarsi gli strumenti migliori per rimediare al nostro sbaglio. Ma se invece questo è frutto solo di una manifestazione autentica del proprio carattere e di ciò che si è, ed è avvenuto in buona fede, allora diventa crudele verso sé stessi continuare a condannarsi. Lo fanno già abbastanza gli altri per noi. Al mondo non esiste davvero niente e nessuno di perfetto. La perfezione lasciamola a chi di competenza. Quella che pensiamo di trovare qui è falsa e, infondo, anche noiosa.

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