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Addio alla signora del cinema italiano

7 Marzo 2014
in Storie
Tempo di lettura: 4 minuti
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valli"La scomparsa di Alida Valli e' una grave perdita per il cinema, il teatro e la cultura italiana". Sono le parole con cui si è pronunciato il Presidente della Repubblica Ciampi, in una lettera commossa di cordoglio inviata alla famiglia dell’attrice scomparsa all’età di 85 anni nella sua casa romana.

Alida Valli (il cui vero nome era Alida Maria Laura Altenburger baronessa di Marckenstein e Frauenberg), sguardo indimenticabile del cinema internazionale, musa ispiratrice di registi del calibro di Hitchcock, Bertolucci, Antonioni, Pasolini e Visconti, si affacciò al cinema ancora adolescente e conquistò


il primo di una lunga serie di riconoscimenti a soli 20anni al Festival Cinematografico di Venezia come migliore attrice dell'anno. Interprete complessa e indimenticabile lavorò instancabilmente ad un centinaio di pellicole e a numerosissime rappresentazioni teatrali. La Valli nasce a Pola, capoluogo di provincia dell'Istria al tempo del Regno d' Italia.  Era il 31 Maggio del 1921 e la Regione attraversa una delle fasi più calde della sua storia. La guerra era lo scenario indefettibile; le persecuzioni, i rastrellamenti, la fuga degli italiani avrebbero segnato poi i capitoli successivi. In quegli anni l’attrice interpreta film quali “Catene invisibili” e “Luce nelle tenebre” conquistandosi poi la popolarità con “Noi vivi” e “Addio Kira”. Nel dopoguerra approda a Holliwood per la collaborazione con Alfred Hitchcocke che la vuole al fianco di Gregory Peck nel film “il caso Paradine”. Rientra in Italia pochi anni dopo e dà il via alle sue numerose partecipazioni al grande cinema dei films d’autore: “Senso” di Luchino Visconti, che la vuole per il ruolo della contessa Livia Serpieri, personaggio cui la Valli dedica un’interpretazione complessa e sublime che oltre a regalarle la critica di capolavoro di recitazione drammatica segnerà per sempre un punto cardine nella storia della filmografia mondiale; e ancora il “Grido”, “Novecento” e “Edipo Re” di Pasolini sino a “Berlinguer ti voglio bene” di Benigni e tanti altri ancora. Sono innumerevoli le pellicole interpretate magistralmente dalla diva dallo sguardo intenso, bellissimo e penetrante e siglate dalle più autorevoli firme della regia italiana. Nel corso della sua lunga carriera continuò a ricevere una lunga serie di premi ed onorificenze fra cui  il Leone d'oro alla carriera, al festival cinematografico di Venezia; la Laurea ad Honorem all'Università di Roma; l'onorificenza Chevalier des Arts e des Lettres  dal ministro della cultura francese, il premio Vittorio de Sica 2001 dal Presidente della Repubblica Italiana e nel 2003 il premio Bacchelli per la carriera cinema e teatro.

A metà degli anni '50 intraprese la carriera teatrale che la condusse nei teatri di tutta Italia, in Francia e negli Stati Uniti con opere di Ibsen, Pirandello, Sartre, Williams, solo per citarne alcuni.

E fu proprio il teatro a segnare una vicinanza, un contatto, tra la “Fidanzata d’Italia” e la Calabria. La Valli è stata infatti, insieme con Laura Morante, Gigi Proietti, Marina Malfatti, Arnoldo Foà ed altri, collaboratrice della cooperativa Gitiesse, una tra le più importanti realtà teatrali italiane che il suo fondatore e direttore Geppy Gleijeses, nel 1999, ha trasformato poi nel Teatro Stabile di Calabria. Proprio con la Gitiesse, la Valli, ha lavorato per la messa in scena di due rappresentazioni: nell’84 ne “Il Manifesto” di Camus e nell’86 in “A porte chiuse”, opere siglate entrambe dalla regia di Sandro Sequi.

 Il saluto per questa grandissima artista che ha profondamente segnato la storia della drammaturgia e dell’interpretazione, con la sua presenza scenica ed il suo fascino complesso ed inarrestabile, proviene da ogni angolo del mondo artistico letto nelle sue più varie forme. Questo saluto va alla Signora del Cinema Italiano il cui sorriso memore è stato reso immortale dalla pellicola; la storia farà il resto: “Addio Alida…”.   

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