quando il fine è dei più nobili, qualunque difficoltà può (e deve) essere affrontata senza il timore delle fatiche cui si andrà incontro.
La bellezza femminile è sempre stata, fin dalla notte dei tempi, simbolo del “bello” stesso: furono i greci ad identificare nella donna la bellezza suprema, che tanto sapientemente fu poi trasposta nelle meravigliose sculture che chiunque in questa terra ha avuto modo di ammirare. È la bellezza che sostiene l’arte, come un colonna sostiene la trabeazione. Ed è lungo questa direttrice che 12 modelle hanno accettato di posare per gli obiettivi dei fotografi Dino Sturiale per Il Carrettino delle Idee e Gaetano Saccà per MessIN.it: la necessità di ricordare, attraverso la bellezza delle forme femminili fuse allo splendore dell’arte sopravvissuta all’alluvione, che ciò che di bello ha resistito alla violenza degli elementi può essere ancora preservato dall’oblio del tempo e della distruzione.
Due i set che hanno fatto da sfondo alle grazie delle 12 ragazze che hanno prestato la loro immagine a questa iniziativa: il monastero di San Placido Calonerò e le vie del borgo antico di Giampilieri Superiore. Se pur martoriato dalla violenza che vi si è abbattuta la notte del primo Ottobre, il paese di Giampilieri mantiene quasi intatto il suo fascino: nelle viuzze, i segni dell’arte e di un passato illustre continuano a vivere. Nell’antico complesso monastico di San Placido, invece, l’aria che si respira è carica di storia e sapere: uno scrigno che custodisce gelosamente, da quasi mille anni, le radici della cultura della nostra terra.
Per quasi una giornata intera, incuranti della fatica e del freddo pungente di Novembre, le ragazze hanno posato per i 12 scatti (scelti tra le centinaia di foto realizzate nell’arco della giornata) che andranno a costituire gli altrettanti mesi del nostro calendario: fotografie in cui le forme femminili non sono mai fini a se stesse, ma fungono da naturale complemento alla bellezza delle architetture e delle opere d’arte di Giampilieri e San Placido. Non bisogna poi dimenticare che, in questi luoghi, hanno operato anche gli instancabili membri dello staff che si sono occupati di “coccolare” le ragazze, preparandole di volta in volta al confronto con il severo obiettivo fotografico. E già che ci siamo, perché non citare anche quei “disgraziati” dei fotografi, che hanno avuto il grato compito di martellare di foto le povere modelle? Anche loro, in fondo, hanno avuto la loro particina in questa avventura; fotocamera alla mano, hanno condiviso con i presenti il freddo e gli sforzi per offrire le migliori immagini per la realizzazione di questo calendario.




