
di Dafne Zampino – E’ allarme “Pandemia 2009” quello gridato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la cosiddetta influenza A/H1N1, più conosciuta come “Suina”, il virus originario del Messico che da un paio di mesi a questa parte sta facendo tremare tutto il mondo.
Malattia respiratoria tipica dei maiali, l’influenza suina è un virus molto infettivo, nonostante il rischio di mortalità di chi lo contrae sia molto basso, più basso di quello della normale influenza stagionale. Attorno a questa nuova malattia, però, non c’è molta chiarezza; anzi, l’informazione veicolata dai media ufficiali tende a confondere ancor più le idee a riguardo, promuovendo soltanto un’ allarmismo ingiustificato, una vera e propria campagna di panico volta, adesso, ad indurre i cittadini al ricorso del vaccino specifico.
Ma cosa si cela davvero dietro questa accanita propaganda mediatica pro-vaccino? La risposta più immediata è sicuramente un riscontro economico da parte delle multinazionali farmaceutiche, che si arricchiscono sulle spalle dei cittadini disinformati, convinti di prevenire la presunta malattia letale ed ignari delle vere conseguenze e dei danni che, invece, il suo dosaggio può comportare.
Il vaccino contro l’influenza A/H1N1, infatti, è totalmente inaffidabile: esso non è stato sufficientemente sperimentato, visto che i test fatti sono durati da pochi giorni a poche settimane. Un tempo assolutamente insufficiente per determinare, a lungo termine, qualsiasi realistica e potenzialmente pericolosa reazione del sistema immunitario, contando che, per poter essere efficace sull’uomo, potrebbe aver bisogno di un periodo per essere sviluppato e distribuito di almeno sei mesi.
La sua efficacia, dunque, è del tutto teorica, cosi come la sua innocuità è completamente ipotetica: i tessuti che costituiscono il vaccino sono tossici; ma il vero problema sono gli adiuvanti, sostanze aggiunte al fine di potenziare la presunta immunogenicità dei vaccini, senza i quali non potrebbero essere conservati né mantenuti in una forma stabile. I vaccini contro l’influenza suina contengono livelli pericolosi di mercurio sotto forma di thimerosal, un conservante più tossico del mercurio stesso, che a lungo termine può provocare disfunzioni del sistema immunitario, sensoriali, motorie, neurologiche, comportamentali. All’avvelenamento da mercurio sono associati l’autismo, l’ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività), la sclerosi multipla e le difficoltà nel parlare in maniera coordinata. Ai neonati, ai bambini e alle donne in gravidanza non verrà iniettato il thimerosal, ma la maggior parte dei vaccini antinfluenzali lo contengono.
In coincidenza a tale problema, è stata concessa dai governi l’immunità alle multinazionali farmaceutiche interessate, assicurando loro nessun ricorso per eventuali morti o gravi danni che questi vaccini possono causare.
Quindi, se fate parte di quel 40% della popolazione interessata a questa operazione informatevi a dovere sull’argomento prima di agire, valutando pro e contro per evitare spiacevoli inconvenienti. In caso contrario, il consiglio più autorevole è quello di lavarsi spesso le mani nei luoghi pubblici.




