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Home RUBRICHE Reggio nei secoli - di Daniele Castrizio

Antinoe

14 Maggio 2009
in Reggio nei secoli - di Daniele Castrizio
Tempo di lettura: 2 minuti
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di Daniele Castrizio – Chairete! Quando pensiamo all’Egitto, la mente di ciascuno di noi va immediatamente alle piramidi, a Luxor, alla Valle dei Re, al faraone Akhenaton. Credo, però, che a nessuno venga in mente lo straordinario Egitto greco dei Tolemei, il ricchissimo e culturalmente avanzatissimo Egitto romano o l’Egitto bizantino, che forse ha rappresentato il culmine della millenaria civiltà partita dalle piramidi ed ancor prima.

                Perché? La risposta è semplice, e basta guardare cosa è avvenuto alla nostra Reggio: nel mondo, quando si parla di Reggio o di Calabria, l’immaginario collettivo vuole che si pensi alla andrangheta, alle donne vestite di nero, al sentimento religioso di marca spagnolesca o agli autoflagellanti. Come per noi, così pure per l’Egitto il modello è stato imposto dai dominatori. Qui i barbari (normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli, piemontesi) hanno imposto la deformazione della nostra storia, alla faccia deigli elleno foni e di tutti noi. In Egitto gli Arabi che lo invasero alla metà del VII sec. non si sono mai completamente integrati con i Copti (Aigyptoi = “gli Egiziani” in greco) e così hanno pensato bene di proclamarsi discendenti diretti dei Faraoni, cancellando con un colpo si spugna il resto della Storia, che, però, continua a vivere, come ben sanno coloro che hanno visitato i meravigliosi monasteri copto-ortodossi che ancora sono la spina dorsale della metà cristiana dell’Egitto.

                Tutto questo per presentarvi il filmatino di oggi (è più lungo di 3 minuti: spero che il mio amico Antonio non se la prenda!), che mostra uno scavo “scomodo”, alla ricerca dell’Egitto bizantino e copto, ma da cui salta fuori un “pezzo a sorpresa”, che lo fa apprezzare anche dal governo egiziano (che è, però, estremamente corretto e molto ben disposto nei confronti della missione e dello scavo italiano a el Sheick Abada) e addirittura dal buon Zahi Hawass, l’archeologo con il cappello da Indiana Jones presente in tutti i documentari sull’Egitto faraonico.

                Scrivetemi cosa ne pensate al mio indirizzo danielecastrizio@gmail.com, oppure presso il mio blog: http://reggioneisecoli.blogspot.com

                Eu prattein!

 

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