• Produrre cultura a Reggio

    Chairete!

    Nella presentazione del mio blog (reggioneisecoli.blogspot.it) scrivevo che occorre cominciare a pensare seriamente a ciò che Reggio può produrre, a ciò che potrà portare occupazione, a ciò che potrà evitare la tragica fuga di cervelli che ha caratterizzato le varie generazioni dopo i disastrosi anni ’70. Una risposta, per quel che mi compete, è quella di utilizzare, finalmente, quell’enorme risorsa costituita dalla nostra formidabile Storia e dai n ostri Beni Culturali.

    Ho detto “finalmente” perché è circa trent’anni che continuano ad imbonirci parlando di “giacimenti culturali”, di “riscoperta delle tradizioni” et similia, ma, chi ha sempre operato in questo campo non solo per diletto ma soprattutto per scelta di vita e per lavoro, deve riconoscere che poco e niente è stato fatto finora.

    Invece di dilungarmi sciorinando dati preferisco farvi un esempio: i Bronzi di Riace. Quando, grazie ad un amico collega di Numismatica dell’Università di Trieste sono riuscito a visitare la Cappella Scrovegni di Padova, prima della visita sono stato “obbligato” a sorbirmi 2 (due!) documentari che mi hanno inquadrato il monumento all’interno della parabola artistica di Giotto e che mi hanno fornito tutte le indicazioni e le informazioni che mi sarebbero servite per gustarmi le opere d’arte che avrei di lì a poco visitate. Insomma: sono entrato ignorante e sono uscito dalla visita con un maggiore bagaglio di informazioni, ma, soprattutto, ho capito quello che avevo osservato. E per i Bronzi? Intanto, mentre scrivo, vi devo rendere conto che il correttore automatico di Word 2007 riconosce la parola “Scrovegni” e non quella “Riace”, e questo qualcosa vorrà pur significare! In secondo luogo, essendomi capitato di accompagnare per una visita ai Bronzi qualche centinaio di persone, e essendo per di più costretto (per colpa della Bronzite, la malattia che mi obbliga a visitare i Bronzi almeno una volta al mese) ad entrare nella sala dell’archeologia subacquea molto spesso, devo dire che ignoranti si entra ed ancora più ignoranti si esce, specie se vi capita di essere guidati da persone che non hanno studiato le problematiche legate alle due statue e ripetono meccanicamente la “parola d’ordine” Tideo e Anfiarao, così cara ad una tramontata e mai rimpianta gestione della Soprintendenza Archeologica della Calabria.

    Ignoranti si entra e ancora più ignoranti si esce. Eppure abbiamo parlato delle nostre opere d’arte più conosciute nel mondo, dei capolavori assoluti della statuaria di tutti i tempi. E che dire del Relitto di Porticello, del kouros di Reggio, dei pinakes di Locri, delle centinaia di oggetti o di storie legate al territorio che dovrebbero essere per un verso le nostre radici, e per altro il volano del nostro sviluppo? Zero, niente, rien de rien! Siamo un  popolo che non conosce, nemmeno per sommi capi, la nostra storia ed i nostri monumenti. Sorrido, quando sento i nostri politici parlare di turismo …

    D’altro canto, ha avuto un grande successo di pubblico una piccola serie di documentari andati in onda su ReggioTV (fortemente voluti dall’Editore Edoardo Lamberti Castronovo e con la magistrale regia di Piero Siclari), il cui unico difetto era costituito dalla faccia di quello che era messo lì a spiegare le cose. Questo dimostra che, forse, trovando i metodi adatti, la domanda di cultura in città esiste e sia più grande di quello che tutti pensiamo.

    Proprio per questo, l’idea di veicolare documentari monotematici mai più lunghi di dieci minuti, tramite quel formidabile strumento di informazione che è ormai Strill.it, mi sembra che sia un ottimo congegno di divulgazione. La speranza è che questo angolo di storia e beni culturali, che prende le mosse con alcuni miei contributi, possa diventare una palestra di giovani studiosi reggini, che, usandolo come una sorta di portaerei, possano spiccare il volo verso traguardi sempre più alti.

    Mi raccomando di scrivermi sempre quello che pensate.

    Eu prattein!