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    Per una urbanistica del recupero dei centri storici calabresi

    roghudi
    di Nicola Irto*- Da oltre cinquanta anni, la questione del recupero dei centri storici è all’attenzione della comunità scientifica, ed oggi è fra i temi centrali della formazione dell’Urbanista,

    soprattutto dopo il rilancio del processo formativo che ha caratterizzato questi ultimi anni. Si può assumere come data simbolica il convegno dell’Ancsa (Associazione nazionale centri storici ed artistici) tenuto a Gubbio nel 1960 e la relativa “carta”.

    L’attenzione per questa tematica è uscita dal ristretto ambito scientifico per coinvolgere gli enti di Governo del territorio e i loro amministratori, gli operatori del settore e più in generale l’opinione pubblica. Ciò ha comportato il passaggio da formulazioni prevalentemente teorico-metodologiche a formulazioni di carattere più direttamente operativo, da cui è discesa la messa a punto di strumenti specifici e l’avvio di numerose esperienze applicate, così che oggi non vi è programma urbanistico relativo ad un centro, piccolo o grande che sia, che non prevede un’ apposito strumento, in genere un piano di recupero per il centro storico.

    Si può inoltre osservare che è parere diffuso ma soprattutto realtà toccabile con mano, che la questione originaria permane non risolta, anzi appare aggravata: l’abbandono, il degrado, lo svolgimento di funzioni, la perdita di valori simbolici, continuano ad essere le costanti che caratterizzano i centri storici. Credo che se oggi si vuole continuare a discutere di questo tema in una prospettiva feconda sia indispensabile partire dalle osservazioni fatte, dalla loro elementarità per cercare di percorrere strade in parte nuove, in parte solo diverse, che siano meno ambiziose ma possibilmente più efficaci ed affidabili di quelle finora percorse. E’ possibile che occorra prestare attenzione alle differenze, alle diversità con cui si presenta quella particolare realtà insediativa che definiamo centro storico e capirne la specificità, immaginando che rispetto a queste diversità e a questa specificità vada ricercata la risposta alla domanda: che fare?

    Il centro storico va visto come una parte della città, la parte più pregnante di valori (storici, tipologici, figurativi, antropologici) testimonianti l’identità culturale specifica stratificata di un luogo e il suo recupero va connesso a quello del restante centro urbano, al quale vanno restituite funzioni che attribuiscano ad esso un ruolo produttivo nel territorio di pertinenza . Come nella città storica, che rappresenta un modello ancora oggi funzionante: per il rapporto tra forma e funzioni, per la presenza del terziario nell’abitato, per l’inserimento di spazi pubblici e di edifici costituenti segni direttori e punti di riferimento nel tessuto urbano, in un equilibrio tra l’urbs (gli edifici costruiti per il disimpegno della vita associata) e la civitas (la società insediata), distorto negli ultimi decenni da insediamenti residenziali e produttivi che hanno causato un violento degrado del territorio.

    Il territorio calabrese ha caratteristiche particolari, determinante da una situazione orografia e morfologica particolarmente accentuata con alcuni caratteri specifici. I principi immediati sono legati a problemi di penetrazione del territorio. L’orografia della regione calabrese è talmente accentuata e strutturata in sottosistemi da configurare differenti aree subregionali e quindi zone con estrema difficoltà di accesso. Il rapporto mare – monte è stato sempre complesso, organizzato lungo le vie di penetrazione naturali, prevalentemente fiumare e torrenti, vissuto spesso in ragione di problemi di difesa.

    Nel caso dei centri della Calabria la forma di un impianto urbano è sempre la  risultante dell’incontro tra un sito geografico ed un modello insediativo. L’orografia dei siti ed il sistema territoriale dei percorsi hanno influenzato profondamente reti viarie e suddivisioni fondiarie, e conseguentemente il rapporto tra spazi edificati e spazi liberi.

    Alcuni nuclei risultano, contraddistinti da una chiara suddivisione in tre aree connotate da trame viarie e mosse edilizie diverse:

    – il tessuto di tipico impianto medievale, costituito da elementi di dimensione ridotte e spesso delimitato dal perimetro delle fortificazioni;

    – il tessuto di impianto sei-settecentesco, caratterizzato dalla comparsa dell’isolato come elemento ordinatore della maglia urbana;

    – il tessuto di espansione ottocentesca o più recente, in cui prevalgono generatrici geometriche regolari sia nell’impianto che nei tipi edilizi.

    Che fare? Ritengo concretamente bisogni considerare che gli insediamenti storici, e soprattutto quelli localizzati nelle aree interne della Regione, sono inoltre particolarmente interessati dal fenomeno dello spopolamento e della concentrazione della popolazione che, negli ultimi 10 anni, ha complessivamente registrato una diminuzione. Ad oggi, credo vi sia un’ingente esigenza di avviare un processo di riequilibrio territoriale che incida sulla messa in valore delle aree interne, anche come strategia di contrapposizione alla pressione e sfruttamento delle zone costiere. Bisogna, inoltre, attivare processi di valorizzazione nei centri storici, agendo attraverso il rafforzamento della diversità- identità dei centri e delle reti di città, in una logica di specializzazione – valorizzazione dei nodi urbani, fondata sulle potenzialità e sulle capacità di creare sistema di un ambito di riferimento.

    Sulla nozione di Centro Storico Cervellati afferma che «i centri storici sono un prodotto specifico ed emblematico della società industriale: prima dell’avvento delle rivoluzioni materiali non esistono».

    Bisogna porsi come obiettivo la definizione di un progetto di “rianimazione” dei centri storici della Calabria, il cui abbandono totale o parziale è dovuto, oltre che a motivi di sicurezza, sismi e frane, alla disattivazione del loro ruolo produttivo nella politica del territorio, alla mancanza di adeguamento delle vecchie tipologie abitative, all’assenza di servizi e infrastrutture e alla carenza di collegamenti viari. Nella presenza di risorse endogene comuni a quasi tutto il territorio calabrese, costituite soprattutto dai beni naturali e culturali, il risultato della ricerca ha individuato una reale potenzialità di sviluppo.

    Il recupero e la riqualificazione dei centri urbani può essere effettuato in modo efficace se si provvederà a ridurre considerevolmente le cause che hanno determinato la dequalificazione ed il degrado. A livello operativo potrebbe essere oggettivamente poco praticabile la strada dell’intervento complessivo sul patrimonio urbano sia per difficoltà di carattere economico che di controllo dei processi di trasformazione, si ritiene più produttivo attivare una politica di pianificazione alla cui base sia posta una strategia finalizzata a selezionare obiettivi e strumenti della riqualificazione degli elementi “portanti” della struttura urbana. Bisogna considerare che gli interventi di recupero devono tendere a ristabilire innanzitutto le trame culturali e poi strutturali tra l’insediamento in senso stretto e la restante parte del territorio.

     

     

    *Già componente del Senato accademico della “Mediterranea”, laureato in Storia e Conservazione, è Dottorando di ricerca in “Pianificazione Territoriale”