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    Il Dottorato di ricerca al servizio del territorio

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    di Francesco Bonsinetto* – La conoscenza è la principale “categoria” che la nostra epoca possiede per definire il tasso di coesione sociale ed il livello di democrazia dei paesi, la competitività delle economie, il successo e l’insuccesso degli individui.

    Il riconoscimento del sapere come bene comune è la premessa fondamentale per la costruzione di una società più democratica, più coesa e in grado di conciliare innovazione tecnologica e progresso sociale. In merito a questi temi è doveroso sottolineare che qualche anno fa è stato concepito, in sede europea, un documento ambizioso, la cosiddetta Strategia di Lisbona, che metteva al centro della strategia di sviluppo dei Paesi europei la creazione di una economia (dinamica) della conoscenza. Nonostante la centralità e l’importanza del tema, la maggior parte degli Stati europei ha largamente disatteso la Strategia (incluso il nostro Paese in cui è stata totalmente ignorata) facendo fallire l’obiettivo di raggiungere la soglia del 3% del PIL per gli investimenti complessivi in ricerca e sviluppo entro il 2010.

    Nonostante ciò rimane l’esigenza di concepire e disegnare “strategie di sviluppo” che mettano al centro il sapere, la conoscenza e la ricerca nella sua doppia natura di ricerca di base e di ricerca applicata, che puntino alla costruzione di un sistema produttivo fondato sull’innovazione e sulla creatività, la qualificazione del lavoro, la crescita culturale e la valorizzazione delle competenze delle persone.

    In questo contesto un apporto fondamentale alla crescita del sistema sociale ed economico di un Paese potrebbe offrirlo il Dottorato di Ricerca, vero e proprio strumento di eccellenza che coniuga ricerca, innovazione e formazione e da qualche anno considerato il più alto livello della formazione universitaria – il cosiddetto “terzo livello” così come definito dalla Dichiarazione di Berlino del 2003 – previsto nell’ordinamento italiano. Il Dottorato è il luogo dell’orientamento alla ricerca scientifica e offre le condizioni affinché essa possa prodursi dando luogo a nuova conoscenza. Nello stesso tempo è il luogo della sperimentazione e dell’innovazione che deve esplicitarsi nella capacità di trasferire e internalizzare gli esiti della ricerca in output utilizzabili concretamente (prodotti, servizi, ecc).

    Purtroppo è innegabile che la figura del dottore di ricerca, ad oggi, sia stata quasi totalmente formata a misura del mondo accademico. Tradizionalmente il dottorato è stato inteso come un processo di formazione alla ricerca sostanzialmente orientato verso una carriera da ricercatore all’interno dell’ambito accademico o delle strutture di ricerca. Questo è stato certamente un errore soprattutto se si analizza il “Rapporto sui dottorati di ricerca” pubblicato nel giugno del 2009 dal Gruppo di lavoro del Convui (Coordinamento nuclei di valutazione delle università italiane) in cui emerge chiaramente la difficoltà dei Dottori di ricerca a trovare sbocchi professionali adeguati, nemmeno se provengono da facoltà scientifiche. La sua (recente) trasformazione in terzo livello dell’istruzione superiore ha imposto un ripensamento generale dei contenuti e delle finalità ossia non più un dottorato pensato esclusivamente come processo di formazione alla ricerca, ma come processo di formazione attraverso la ricerca e cioè come un percorso indirizzato appunto alla formazione di alte professionalità spendibili sia in contesto accademico che extra-accademico.

    Per tali ragioni è importante capire quale sia nel nostro Paese la percezione che del dottorato di ricerca hanno le aziende e il mondo economico più in generale. Cioè è importante capire quanto è realmente percepito il valore aggiunto del dottorato in quanto uno dei punti critici del terzo livello è proprio il rapporto tra dottorato e mondo del lavoro.

    In questi ultimi anni molti corsi di dottorato di ricerca sono riusciti ad aggiornarsi, ad evolversi, a perseguire modelli formativi caratterizzati da un’apertura culturale e disciplinare più ampia rispetto ai modelli tradizionali e devono muoversi anche all’interno di un sistema di collegamento sempre più forte con il mondo economico e delle professioni, con il duplice scopo di ampliare le opportunità occupazionali dei dottori di ricerca e contemporaneamente di acquisire risorse addizionali per lo svolgimento delle attività dottorali.

    La cultura contemporanea del territorio e del piano affronta molteplici temi che un dottorato di ricerca deve contribuire a sviscerare e risolvere. Infatti la ricerca scientifica è finalizzata a dare risposte alle problematiche connesse ai processi (sempre più complessi) di trasformazione del territorio. Questa è un’operazione non semplice che richiede una preparazione multidisciplinare e una interazione tra scienza e tecnica che può avvenire soltanto nell’ambito di un dottorato di ricerca.

    Il valore aggiunto del dottorato di ricerca è costituito proprio dalla possibilità di offrire alla società e al mercato figure professionali con alta specializzazione che potranno essere utilizzate dalle pubbliche amministrazioni nella loro attività di controllo e gestione dei processi di trasformazione urbanistica,  territoriale e ambientale.

    Nella disciplina urbanistica, così come in altri settori scientifici, il terzo livello della formazione universitaria riveste un ruolo sempre più strategico in quanto è funzionale all’acquisizione delle competenze e delle conoscenze necessarie per esercitare attività di ricerca avanzata e professionale in Università, enti pubblici e soggetti privati.

    Per quanto riguarda l’offerta dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, dove grazie alla storica presenza del Corso di laurea in “Urbanistica” è forte la riconoscibilità nel campo della ricerca e dell’offerta didattica in questo settore, il Dottorato di ricerca in “Pianificazione territoriale” rappresenta il coronamento della formazione di urbanisti e pianificatori del territorio.

    I dottori di ricerca sono un formidabile patrimonio di capitale umano con una visione internazionale dei problemi, fondamentale per il rilancio del nostro Paese ma anche per iniettare innovazione nella disciplina e nel tessuto sociale (ed economico). Il dottorato di ricerca rappresenta senza dubbio un valore aggiunto in quanto consente l’avanzamento della conoscenza attraverso ricerche originali, garantisce la trasmissione di saperi avanzati, promuove l’innovazione e il trasferimento sociale delle conoscenze e contribuisce all’aumento della qualità della vita e alla promozione sociale.

    Il Dottore di Ricerca in Urbanistica è, allo stesso tempo, un ricercatore e un professionista portatore non solo di capacità di ricerca ma anche di capacità di formazione e di innovazione. Alla luce dei dissesti che il territorio sta subendo giorno dopo giorno e rispetto ai paventati cambiamenti che si vorrebbero introdurre nel sistema universitario con il potenziamento dei Dipartimenti, diventa sempre più importante riconfigurare i dottorati di ricerca legati alle discipline delle scienze del territorio ed alla pianificazione urbana e territoriale.

    Il terzo livello della formazione universitaria è calibrato in maniera tale da “sfornare” professionisti di eccellenza e ricercatori avanzati preparati a raccogliere le nuove sfide del territorio e della società globalizzata, a gestire le nuove esigenze di multiculturalità, ad applicare le nuove tecnologie, a governare le trasformazioni urbane e ambientali. Professionisti della ricerca con un know how avanzato che coniughi capacità critiche con un alto livello di competenze tecniche e scientifiche sui temi dell’analisi, interpretazione e valutazione dei fenomeni urbani e territoriali, del recupero dei centri storici, della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, del disegno di politiche del territorio sempre più ecosostenibili.

     

    * Francesco Bonsinetto, Urbanista Pianificatore del territorio, Dottore di ricerca in “Pianificazione territoriale”, e Presidente dell’ADI, Associazione Dottori e Dottorandi Italiani dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, è Docente presso la Facoltà di Architettura.