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    Estetica urbana estetica cinematografica

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    di Michele Urbano* – Il pensiero moderno ha ampiamente trascurato la qualità estetica sia sul piano teoretico, (accentuazione dell’interpretazione puramente quantitativa della realtà), che sul

    piano delle azioni più specificatamente concrete. Il pensiero contemporaneo ne ha, invece, recuperato, in questi ultimi anni, le enormi valenze culturali, scientifiche e sociali, non riuscendo, però, a fare dell’estetica patrimonio comune di consapevolezza ed operatività.
    Il corso di laurea in “Urbanistica”, così come il Corso di Laurea in “Pianificazione Territoriale Urbanistica ed Ambientale”dell’Università “Mediterranea”di Reggio Calabria, pone da sempre al centro del processo formativo dell’urbanista l’estetica della città, attraverso la sperimentazione di progetti urbanistici che assumono esplicitamente tra gli altri obiettivi quello della bellezza della città in quanto diritto fondamentale per la sua capacità di elevare il livello di benessere e di dare risposta al bisogno di sicurezza e identità sociale, significa attivare un processo utile al miglioramento della qualità della vita.
    Incorporare stabilmente alla tecnica urbanistica pura la dimensione estetica del progetto urbano alle varie scale, è un approccio inconsueto ma complementare ai percorsi collaudati degli strumenti urbanistici tradizionali. sperimentale e propositivo.
    Tanto più la disciplina urbanistica riesce ad intercettare saperi che trasversalmente si incrociano nell’esigenza di fornire apparati per operare all’insegna della qualità estetica, tanto più l’estetica, in quanto capace di ispirare azioni operative, sarà percepita come valore aggiunto diffuso ed accessibile.
    La città ha un suo linguaggio che va compreso e si è tentato di farlo attingendo ai “saperi diversi”, quali la semiologia urbana – che ci suggerisce di dissociare il “testo urbano” in tante unità, e trovare nuove regole di combinazione e di trasformazione – o come il linguaggio delle immagini in movimento – che attinge a piene mani dallo strumento cinema –.
    In questo sforzo di approccio semantico alla città, la cosa più importante non è tanto moltiplicare le indagini o gli studi funzionali, quanto moltiplicare le letture della città, dalle quali dobbiamo cercare di comprendere il gioco dei segni e la compresenza di linguaggi.
    Nel suo complesso la città è un evento comunicativo totale che coinvolge oltre all’intelletto, allo spirito e alla memoria dei suoi abitanti la loro intera sfera sensoriale. La città è diventata, molto più di quanto lo fosse in passato, una complessa macchina linguistica che produce una pluralità di segnali acustici, olfattivi, tattili, termici, ma soprattutto visivi, segnali che danno luogo a stratificate costruzioni narrative. Considerare la totalità semantica della città, con la sua ridondanza segnica, decifrarne logiche e processi, risulta fondamentale per rigenerare i processi creativi.
    L’essere la città linguaggio di linguaggi fa sì che possiamo utilizzare la città e la sua forma per comprendere ciò che nella società sta succedendo, coglierne cioè i caratteri, esibire gli esiti delle politiche poste in essere, enfatizzarne i conflitti, rilevare le trasformazioni che essa ospita di usi, di ruoli, di significati simbolici.
    “La città racconta il mondo” dice Luigi Piccinato.
    Dobbiamo far sì che la città possa assolvere non solo ad uno scopo funzionale, pure importante, ma a quello di creare fantasie, desideri, illusioni, senso. Le città e naturalmente il singolo edificio, l’arredo urbano, il tessuto edilizio, gli spazi pubblici vanno considerati come elementi educativi, stimolatori della fantasia degli abitanti, e formatori delle generazioni a venire. Se queste considerazioni e consapevolezze potessero divenire operative nella sistemazione delle nostre città, si assisterebbe al fenomeno d’una “memorizzazione affettiva” del proprio habitat, del proprio ambiente, che viene così a trasformarsi in ‘luogo della memoria’ e, consente all’abitante di acquistare, per tutta la vita, un vincolo indissolubile – culturale e affettivo – con la sua città.
    Per riannodare quindi quel patto che oggi sembra spezzato fra spazio e società sarà necessario interrogarsi parallelamente sul destino figurativo e sul senso sociale di quegli spazi. La progettazione e la realizzazione della forma urbana deve essere strettamente connessa al carattere della città, alla sua bellezza, al “genius loci”, che da semplici spazi devono assumere i caratteri della comunità che li configura e li connota.
    Ma per far questo dobbiamo guardare dentro e oltre l’immagine urbana, imparare ad isolare, identificare e organizzare gli elementi di una immagine, decodificare gli infiniti significati che racchiude in sé, così come i percorsi della loro costruzione e il loro recepimento all’esterno.
    Risulta utile allora sondare quali differenti o analoghi elementi di conoscenza, dati o punti di vista ci forniscono altre letture, strumenti altri, come la letteratura, la fotografia e soprattutto il cinema, per la comprensione della città e per l’analisi, salvaguardia e creazione della sua immagine, in quanto repertori di buone idee e buoni consigli, idee che provocano stimoli a vedere meglio, a visitare con occhi diversi (gli occhi della nostra interpretazione) luoghi, forme e significati urbani.
    Per comprendere oggi la città, realtà in continua evoluzione, bisogna aprirsi a tutte quelle discipline, arti e saperi che hanno contribuito a costruirne l’immagine, bisogna seguire la linea della cultura delle contaminazioni e dei saperi trasversali, bisogna operare nella logica della trasformazione.
    Il linguaggio delle immagini in movimento è il più usato nella cultura contemporanea ed è perciò congeniale agli stili cognitivi dell’era contemporanea. Il contributo formativo del cinema si intreccia con quello di molti altri mezzi di informazione e l’obiettivo è quello di offrire chiavi interpretative in grado di consentire un uso critico dello stesso anche in confronto ad altre fonti. Il linguaggio cinematografico, fortemente sintetico e denso d’informazioni. consente, utilizzando anche solo pochi fotogrammi, di avere a disposizione una ricca messe di informazioni da decifrare e interpretare.
    Ma soprattutto il cinema è uno dei componenti principali del nostro immaginario: i suoi racconti, i suoi ambienti e le sue icone condensano e rappresentano i grandi temi della vita sociale e del sentire contemporaneo, e conferiscono efficacia visiva ad aspetti fondamentali del dibattito culturale e scientifico. La relazione tra cinema e città non è dunque di pura rappresentazione: il cinema, mondo ispirativo e narrativo, entra a sua volta in un loop fecondo e generativo con il mondo delle nostre emozioni, delle nostre storie e dei nostri simboli, della nostra realtà urbana.
    Per il suo essere depositario della memoria urbana, strumento di rappresentazione e potente mezzo di comunicazione, ambiente attivo di elaborazione di mondi narrativi, condensatore di accadimenti e catalizzatore trasformazioni, motore della fantasia e disvelatore della realtà, capace di incidere come pochi sull’immaginario collettivo, il cinema è un mezzo, uno strumento per rappresentare la realtà urbana, riflettere sulla “città rappresentata”, comprendere il fenomeno urbano e contribuire a modellare i caratteri del mondo di cui fa parte.
    Il cinema è infatti un’opera che ha valore in sé e per sé come somma e repertorio di immagini e costituisce un ricco patrimonio documentale e documentario, grazie al quale si possono recuperare vicende urbane e immagini di luoghi ancora presenti, trasformati o irrimediabilmente perduti.
    Il cinema della città riesce a far vedere contemporaneamente elementi materiali, spaziali, fisici, visibili, come architetture, strutture e infrastrutture, luoghi e quinte, strade e piazze, tetti e sotterranei, luci e ombre, stasi e movimento, ma anche elementi immateriali, sentimenti, stili di vita e stati d’animo, come benessere e malessere, felicità e infelicità, odio e amore, allegria e tristezza, successi e delusioni, ambizioni individuali e sentire collettivo.
    Il cinema è in grado di costruire un sis
    tema cognitivo, interpretativo e comunicativo che, partendo dai segni della storia, e dalla sua dimensione estetica, è capace di raccontare il processo formativo e di prefigurare scenari possibili a forte valenza estetica.
    Il linguaggio estetico del cinema per la costruzione della città del III Millennio, è finalizzato a dare valore, comunicazione ed equilibrio alla complessità dell’evento urbano contemporaneo e ci obbliga a creare un osservatorio critico permanente dell’ambiente dell’uomo capace di delineare, all’insegna di una cultura delle identità e delle differenze, il nuovo disegno della città nel rispetto dei valori e delle vocazioni dei luoghi, della storia e della sua dimensione estetica.

    *Michele Urbano, Architetto e Dottore di ricerca, è professore a contratto al Corso di Laurea in “Urbanistica” della “Mediterranea”