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    Dall’isteria alla ragionevolezza. Riaprono “Urbanistica” e “Storia e Conservazione”

     

    reggio
    di Enrico Costa* –
    Una ventata di isteria, a settembre ed in parte ad ottobre, ha investito Architettura di Reggio Calabria, per poi lasciare miracolosamente spazio alla ragionevolezza e, finalmente, con una repentina svolta a 180 gradi riaprono “Urbanistica” e “Storia e Conservazione”.

    È per dire una parola definitiva su quanto è accaduto ed è stato risolto, e per invitare le aspiranti matricole ad iscriversi entro l’8 novembre, che per il 15 scorso la Prof. Simonetta Valtieri ed il Prof. Enrico Costa, Presidenti rispettivamente del Corso di Laurea in “Storia e Conservazione” ed in “Urbanistica”, hanno indetto la Conferenza Stampa: Formazione e Professione dell’urbanista e del Conservatore. Realtà e Prospettive.

    Rimossi finalmente tutti gli ostacoli che presso la “Mediterranea” hanno bloccato l’avvio dei corsi del primo anno di “Storia e Conservazione” e di “Urbanistica”, e che hanno esposto al rischio prima di essere depotenziati e poi disattivati due Corsi di Laurea che da oltre trent’anni hanno rappresentato l’identità e l’originalità della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, e che ne hanno fatto la storia, ci si è confrontati con gli Organi di informazione.

    Parlavamo di isteria che invece di fronteggiare i pensionamenti previsti ed improvvisi, gli anni di congedo sabbatico e l’astensione dalla didattica da parte di tanti validi ricercatori, invece di governare migrazioni da un corso di laurea coprendo gli ulteriori “buchi” che si venivano a creare, con la massimizzazione nell’uso delle risorse presenti nella Facoltà e nell’Ateneo, ha lasciato fare al destino cinico e baro chiudendo i primi anni di triennali e magistrali, avviando all’inesorabile rottamazione ciò che invece andava difeso, come sono stati capaci Valtieri e Costa, “con le unghie e con i denti”, come si difende il patrimonio di famiglia.

    Di fronte al “contratto” stipulato con gli studenti attraverso il “Manifesto degli studi 2010/11” ed alle numerose immatricolazioni già effettuate, non poteva non prevalere la ragione degli studenti e dei Consigli di Corsi di Laurea così duramente colpiti, e la tempestiva ragionevolezza istituzionale da parte del Rettore, ed alla fine anche del Consiglio di Facoltà.

    Non poteva accadere diversamente. E per le ambiguità di convocazioni e di deliberazioni, per cui si sarebbe potuto disquisire a lungo fra carenza di motivazioni e tempismo delle decisioni; sull’organismo deputato o meno allo spegnimento di fatto dei Corsi di laurea; fra verifica dei requisiti qualificanti, di pesi e contrappesi tra discipline, modalità di copertura delle singole discipline, e sottovalutazione del numero di personale docente, pur di tipologie diverse, sulle cui prestazioni didattiche per quest’anno non si potrà contare.

    Una procedura zigzagante seguita chissà perché senza tenere nella debita considerazione l’immagine complessiva dell’Ateneo? Un semplice “incidente di percorso”? Vorrei augurarmi che sia così.

    Un “incidente di percorso” da evitare assolutamente in futuro. E soprattutto una vicenda da non riaprire, ma da gestire in positivo, per quello che ci ha insegnato.

    Quindi riaprono “Urbanistica” e “Storia e Conservazione”. Restringendo il mio discorso ad “Urbanistica”, il Corso di Laurea cui appartengo e che presiedo (e che ha come riferimento, per la triennale la Classe L-21, e per la magistrale la LM-48), ed il campo disciplinare che mi appartiene, mi pongo delle domande non di poco conto – anche a futura memoria –, ed anche in considerazione della delicatezza del nostro territorio e di quanto questo abbia bisogno di una buona e responsabile pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica ed ambientale. E non può fare a meno dgli urbanisti.

    Senza “Urbanistica”, in questo martoriato territorio sul quale agisce come massima istituzione formativa e di ricerca l’Università “Mediterranea”, quali giovani laureati, così come avviene in tutt’Italia, potrebbero vantarsi di una formazione altamente specializzata, anche con una laurea triennale, come quella della Classe L-21 (“Urbanistica” triennale) o classe delle lauree triennali in “Pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale”?

    Dove, se non ad “Urbanistica” della “Mediterranea”, saranno formati quei giovani, consapevoli delle problematiche territoriali, che aspirano ad una formazione adeguata, dai punti di vista teorico, critico-interpretativo e metodologico, per l’accesso alle lauree magistrali, in termini di acquisizione delle conoscenze fondamentali negli ambiti dell’analisi e della pianificazione urbana, territoriale, paesaggistica e ambientale, e della costruzione e attuazione di programmi e politiche e della loro valutazione. E che, non aspirando alla Laurea magistrale, guardano a sbocchi occupazionali rapidi – nella libera professione o presso istituzioni ed enti pubblici e privati che operano per la trasformazione ed il governo della città, del territorio e dell’ambiente –, dedicandosi ad attività di analisi delle strutture urbane, territoriali e ambientali anche con l’uso delle nuove tecnologie, concorrendo e collaborando all’elaborazione di atti di pianificazione, programmazione, gestione e valutazione, contribuendo alla definizione di strategie di amministrazioni, istituzioni e imprese con riferimento a recupero, valorizzazione e trasformazione della città, del territorio e dell’ambiente.

    Quanti e quali laureati triennali, in alternativa ad “Urbanistica”, posseggono le conoscenze di base (teoriche, metodologiche e tecnico-strumentali) per l’analisi dei processi di trasformazione della città, del territorio, del paesaggio e dell’ambiente? E quanti sanno davvero sviluppare un’adeguata capacità interpretativa delle strutture insediative, paesistiche ed ambientali nei loro processi evolutivi, sotto l’aspetto economico, sociale e fisico? O posseggono le conoscenze di base relative alla pianificazione e progettazione urbanistica, territoriale, paesaggistica e ambientale, ed alle politiche di governo del territorio?

    C’è un grande bisogno di giovani in grado di analizzare il processo di formazione di politiche, programmi e progetti complessi, che sappiano valutare, possedendo le conoscenze di base, le conseguenze esercitate da azioni di governo del territorio sotto l’aspetto insediativo, ambientale, paesaggistico, sociale ed economico, così come in possesso della capacità di trattare l’informazione territoriale e ambientale mediante le nuove tecnologie informatiche, comunicando efficacemente anche con tutti i referenti istituzionali fino all’Unione Europea.

    Tutte competenze sintetizzate nelle norme (art. 18 del DPR 5 giugno 2001, n. 328) che regolano l’Esame di Stato per “Pianificatore territoriale” (laurea in Classe 7, oggi L-21) e l’iscrizione alla Sezione “B” dell’Ordine professionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, dopo aver superato ben due prove pratiche e/o scritte (una prova pratica con oggetto l’analisi tecnica dei fenomeni della città e del territorio o la valutazione di piani e programmi di trasformazione urbana, territoriale ed ambientale, o una prova scritta su analisi e valutazione della compatibilità urbanistica di un’opera pubblica; quindi un tema o una prova grafica nelle materie caratterizzanti il percorso formativo), oltre ad una prova orale.

    E dove, se non ad “Urbanistica” della “Mediterranea”, potranno completare la loro formazione, a livello di Laurea Magistrale (in Classe LM-48, o classe delle lauree in “Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale”), quei giovani capaci e desiderosi di mettere le proprie alte competenze a disposizione del territorio, preparati ad uno sbocco occupazionale che gli consenta di costruire e gestire strumenti di governo del territorio con particolare riferimento alla progettazione, pianificazione e politiche inerenti alla trasformazione e riqualificazione della città, del territorio e dell’ambiente (progetti, programmi, piani e politiche a varie scale territoriali, pianificazione e politiche di settore, regolazione e norme). Ma anche di coordinare e gestire attività di valutazione di progetti, prog
    rammi, piani e politiche urbane, territoriali e ambientali, così come di gestione dei processi di costruzione delle azioni di governo del territorio e delle relative forme di comunicazione.

    Aspirando, anche nel caso dei laureati “magistrali”, ma con maggiori capacità e responsabilità che non per i “triennali”, alla libera professione possono accedervi con competenze ancora più ampie e, con l’attribuzione di funzioni di elevata responsabilità in istituzioni, enti pubblici, privati e del terzo settore operanti per le trasformazioni e il governo della città, del territorio e dell’ambiente.

    Per esserne all’altezza, questi specialisti, con la Laurea magistrale debbono possedere capacità interpretative di tendenze ed esiti delle trasformazioni della città e del territorio, relazionandole alle dinamiche ed alle morfologie socioeconomiche, oltre a conoscenze e strumenti per l’interpretazione storica dei processi di stratificazione urbana e territoriale. E dovranno anche essere capaci di applicare teorie, metodi e tecniche agli atti di pianificazione e progettazione – possedendo specifiche conoscenze dei metodi e delle tecniche di costruzione di piani e progetti per la città, il territorio, il paesaggio e l’ambiente –, nonché di definire strategie per amministrazioni, istituzioni e imprese con riferimento al recupero, alla valorizzazione e alla trasformazione della città, del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.

    Più dei laureati triennali, i laureati magistrali in “Urbanistica” dovranno saper comunicare efficacemente con tutti i referenti istituzionali fino all’Unione Europea, possedendo e padroneggiando anche i lessici disciplinari nazionali ed internazionali.

    Tutte competenze ancora una volta sintetizzate nelle norme (art. 17 del DPR 5 giugno 2001, n. 328) che regolano l’Esame di Stato per “Pianificatore territoriale” (laurea in Classe 54/S, oggi LM-48) e l’iscrizione alla Sezione “A” dell’Ordine professionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, dopo aver superato ben due prove pratiche e/o scritte (una prova pratica sull’analisi tecnica dei fenomeni della città e del territorio o la valutazione di piani e programmi di trasformazione urbana, territoriale ed ambientale, quindi una prova scritta in materia di legislazione urbanistica), oltre ad una prova orale.

    Senza “Urbanistica”, in questo martoriato territorio sul quale agisce come massima istituzione formativa e di ricerca l’Università “Mediterranea”, quali giovani laureati, così come avviene in tutt’Italia, potrebbero vantarsi di una formazione altamente specializzata, non solo in quanto laureati magistrali, ma anche con una laurea triennale, come quella (in “Urbanistica” triennale) della Classe L-21 o classe delle lauree triennali in “Pianificazione territoriale, urbanistica, paesaggistica e ambientale”?

    Sono professionalità talmente spiccate che nessun Master, o consimili offerte didattiche, che alcuni vedrebbero come senza mezzi termini alternativi a queste offerte didattiche al termine di lauree più tradizionali, potrà mai fornire, senza considerare né l’allungamento dei tempi della formazione che ci collocherebbe fuori dagli standard europei, né il dover studiare, nel corso di una laurea generalista, discipline poco utili alla professione di Urbanista e/o Conservatore, a scapito della sempre più richiesta specificità.

    Quanti cittadini di Reggio Calabria sono pienamente al corrente che nella “loro” Università, la “Mediterranea”, si impartisce una formazione di così alto livello, e così necessaria per un corretto ed efficace “governo del territorio”? Quanti sono al corrente che passando dall’isteria alla ragionevolezza quest’anno abbiamo potuto riaprire due Corsi di Laurea che una formazione di alto livello la forniscono, chi da 36 e chi da 30 anni (“Urbanistica” e “Storia e Conservazione”)? E quanti si rendono conto che se dalla ragionevolezza si dovesse ricadere nell’isteria, ed a colpi di maggioranza, “Urbanistica” e “Storia e Conservazione”, gioielli e fiori all’occhiello della “loro” Università “Mediterranea”, correrebbero ancora il rischio di chiudere?

    *Prof. Ordinario di Urbanistica, Presidente del Corso di Laurea in “Urbanistica”