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    Alcuni punti fermi della ricerca sulla Città Metropolitana di Reggio Calabria

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    di Beniamino Cordova* – Si è detto tanto in questo anno, ma non si è detto tutto. Il tema è diventato addirittura l’asse portante per la formazione dei futuri urbanisti nel Corso di Laurea in “Urbanistica” della “Mediterranea”.

    In uno dei tanti convegni al quale sono stato invitato come relatore ed in tutti i contributi sull’argomento che ho pubblicato (molti anche in questa testata online e tutti comunque inseriti all’interno del mio blog http://beniaminocordova.blogspot.com/) ho posto un quesito ai giuristi al quale nessuno ha dato risposta.
    “Le leggi che trattano le aree metropolitane sono molto dettagliate ed incisive ma nessuna di queste aiuta a risolvere il vero problema che attanaglia tutte le aree metropolitane italiane (compresa la nostra): quali sono i criteri di dimensionamento dell’Area?
    A questo punto gli Urbanisti entrano in campo e la letteratura scientifica di riferimento dice: “Uno dei criteri che può suggerire un primo dimensionamento dell’Area sono i flussi pendolari verso il centro principale, ossia l’attrazione che i centri maggiori esercitano verso i Comuni più piccoli che gravitano attorno ad essi”.
    In questi mesi infiniti sono stati i dubbi degli amministratori locali manifestati in convegni e conferenze sull’argomento.
    Quando i Sindaci dei Comuni localizzati nella provincia di Reggio, ma in posizione estremamente lontana dal centro principale, sostengono di non far parte della città metropolitana di Reggio perché non hanno nessun legame con  la città-madre (ossia Reggio) hanno in parte ragione ed in parte torto.
    Effettivamente i Comuni “troppo lontani”dal capoluogo, nel nostro caso, non hanno nessun legame con il centro principale ma questo non gli consente di considerarsi fuori dall’Area Metropolitana di Reggio Calabria.
    In Europa e quindi anche in Italia esistono le Aree Metropolitane policentriche, è una cosa normalissima: Firenze – Prato – Pistoia; non esiste infatti l’Area Metropolitana di Firenze se non unita alle altre due città, agli altri due poli. Quindi ci sono dei Comuni che gravitano attorno a Firenze, altri che gravitano attorno a Prato ed altri ancora che gravitano attorno a Pistoia.
    La nostra Area Metropolitana, dai dati in mio possesso, dalle ricerche che sto portando avanti all’interno del Dottorato di Ricerca in Pianificazione Territoriale e come correlatore di una innovativa tesi contestualizzata al territorio metropolitano, è divisa in tre poli: la Locride, la Piana ed appunto Reggio.
    E nella Giunta di Locri il Sindaco ha addirittura assegnato una delega assessoriale alla “Città Metropolitana”.
    Quando, sette mesi fa, ho sostenuto per la prima volta in un incontro pubblico la policentricità dell’Area Metropolitana di Reggio c’era diffidenza tra i tecnici e gli amministratori locali, ora fortunatamente l’idea è diventata di dominio pubblico.
    I Sindaci dei Comuni di cui sopra, quando dicono che non hanno legami con Reggio hanno ragione, ma quando dicono di non avere rapporti con l’Area Metropolitana sbagliano, perché dai flussi pendolari sono note le gravitazioni di alcuni centri attorno al polo della Locride, della Piana o di Reggio, quindi attorno ad uno dei tre poli dell’Area Metropolitana di Reggio Calabria.
    Dal censimento della popolazione dal 1951 ad oggi si evince la migrazione delle persone dai luoghi interni verso le aree di costa o verso i maggiori centri della Piana, concentrandosi soprattutto attorno ai tre poli. Questa scelta è dovuta principalmente alle funzioni extraurbane di influenza (centri di alta formazione, cultura, agenzie di media, promozione e distribuzione commerciale, snodi intermodali) dei poli attrattori.
    Un altro motivo di migrazione verso centri maggiormente attrezzati e con una migliore condizione di accessibilità risulta essere la necessità di ovviare alla permanente assenza di infrastrutture viarie adeguate.
    Punto fondamentale questo appena citato: le aree metropolitane del mondo hanno vissuto un processo di disurbanizzazione, cioè dell’abbandono del centro principale verso aree più lontane, processo ordinario quando esiste un sistema trasportistico efficiente in cui non risulta problematico esercitare la pratica del pendolarismo.
    Difficile attuare nel nostro contesto lo stesso ragionamento, per questo motivo noi viviamo tutt’oggi un processo di urbanizzazione dei centri principali, sovraffollandoli enormemente.
    Ma questo non è tutto: dalla proiezione della popolazione al 2030 si evince la scomparsa di decine di borghi storici e comuni montani, tutti a vantaggio dei tre poli dell’Area Metropolitana che sono le uniche aree che aumenteranno il numero di residenti.
    È chiaro che in una futura pianificazione dei trasporti a scala metropolitana si dovrà tenere in considerazione l’evoluzione demografica e strutturale dei nostri territori, creando si degli unici assi di unione all’interno dell’Area Metropolitana (vedi per esempio la Metropolitana del Mare che ho proposto qualche anno fa e che è stato il titolo di una mia monografia), ma che siano il legame dei tre modelli di pianificazione dei trasporti che dovranno nascere contestualizzati ai tre poli per renderli autonomi a livello locale ed extralocale.
    In una strategia di pianificazione a scala metropolitana della nostra area non possiamo ignorare il respiro europeo e mediterraneo del nuovo Ente.
    Sappiamo bene che una città metropolitana si confronta a livello europeo con le altre città metropolitane – “fa rete” per usare un termine moderno – all’interno della Rete Metrex (The network of European Metropolitan Regions and Areas (Metrex) è stata fondata a Glasgow nel 1996; lo scopo primario di questa rete è uno scambio di esperienze, opinioni sulla pianificazione territoriale e spaziale, ma anche quello di valutare le problematiche gestionali e politiche) che ha come obiettivo la nascita di strategie condivise soprattutto nello sviluppo urbano tra le città consorelle.
    Sul fronte Mediterraneo, Reggio ha coordinato il primo incontro sulle Città del Mediterraneo che si è svolto ad ottobre 2009.
    Il documento che ne è uscito afferma che la cooperazione ed il partenariato si baseranno tra le tante cose anche sulle infrastrutture, sui trasporti e soprattutto su un approccio condiviso alle strategie ed alle politiche di sviluppo urbano.
    Il cerchio si è chiuso!
    Essendo una Città Metropolitana, Reggio potrà assumere la funzione di collante tra le politiche di sviluppo urbano di natura Europea e le politiche di sviluppo urbano che nasceranno da questa cooperazione tra le città del Mediterraneo.
    La ricerca che sto portando avanti, e che si concluderà nei prossimi mesi, parte da questi punti, ma non solo da questi, per cercare di dare delle risposte al tema che più degli altri tormenta i reggini e gli studiosi che da oltre un anno si occupano dell’argomento.

    *Dottorando di Ricerca in Pianificazione Territoriale