
di Teresa Nucera* – Il territorio di Reggio Calabria è esteso e fragile, denso di piccole comunità sullo sfondo di uno spazio di vasti orizzonti e grandi ambiti dominati dalla natura,
con una straordinaria variabilità, unica nel Mezzogiorno e forse anche in Italia, di situazioni geografiche, paesaggistiche, climatiche ma anche culturali e insediative.
Negli ultimi quaranta anni la superficie urbanizzata è notevolmente aumentata ed il territorio di Reggio è stato investito da quelle dinamiche di crescita insediativa avvenuta a fronte di evoluzioni economiche e produttive assai flebili. Insomma: espansione edilizia senza motore economico auto-propulsivo, crescita quantitativa senza sviluppo o meglio, crescita che risulta essere il prodotto di politiche territoriali e strumenti urbanistici sbagliati, inadeguate o completamente assenti.
Frutto emblematico di questa crescita “senza forma e funzioni” sono le periferie reggine dove abusivismo, cementificazione dissennata, bassa qualità edilizia, degrado urbanistico ed insufficienza dei servizi sono macigni che pesano e peseranno, se non si interviene subito, sul futuro della città stessa. Non c’è altra possibilità, occorre riqualificare, rimuovere tutto ciò per sgombrare il sentiero dello sviluppo e della crescita.
Il contesto attuale denota una strumentazione urbanistica obsoleta, occorre fare molto di più per il recupero del costruito, per riqualificare i contesti territoriali disagiati, e ciò può diventare possibile costruendo una politica di trasformazione controllata del territorio con la realizzazione di nuove strategie di sviluppo per far riemergere la città di Reggio Calabria.
L’immagine ricorrente della periferia è quella di un territorio poco infrastrutturato, con struttura insediativa pulviscolare, in cui è fortemente radicata la presenza della criminalità organizzata.
La più generale frammentazione della trama insediativa, la gracilità dell’economia e della base produttiva, la debolezza dell’architettura istituzionale e dell’organizzazione amministrativa fanno si che comunque, la porzione di Reggio Calabria in cui vi sono meno problemi legati all’ambiente urbano e alla qualità edilizia, costituisca la componente del sistema insediativo in grado di guidare il processo di riorganizzazione e riequilibrio dell’intero territorio.
Divenuta “Città Metropolitana”, scelta strategica condivisa dal progetto formativo del Corso di Laurea profondamente rinnovato dalla riforma formulata sotto la presidenza del Prof. Enrico Costa, Reggio svolge un ruolo centrale nell’economia regionale dato che dovrebbe rappresentare uno dei nodi primari delle reti di comunicazione e collegamento ed ecco perché dovrebbe svolgere un ruolo-guida nell’individuazione delle strategie di sviluppo locale e riqualificazione delle porzioni di territorio che allo stato attuale si presentano senza coordinamento con il centro della città e mal organizzate dal punto di vista dei collegamenti viari con le zone adiacenti.
Il quadro d’insieme della città in relazione alle sue immediate periferie manifesta numerosi problemi legati al degrado ambientale, alla disorganizzazione dei servizi, alle difficoltà di collegamento che compongono uno scenario complicato, sul quale occorre intervenire con strategie di intervento articolate e diversificate, orientate a rafforzare e qualificare le funzioni, i servizi e l’intero assetto urbanistico per potenziare le relazioni.
Ecco perché noi studenti abbiamo colto la centralità urbanistica di quelle che, in un convegno promosso dalle nostre associazioni, abbiamo definito “periferie disurbanizzate”, indicandone la natura di nodo problematico la cui soluzione assume dal punto di vista (non solo) urbanistico un carattere strategico perché Reggio risponda adeguatamente alla sfida dello status di Città Metropolitana.
Per riconvertire, riabitare e rinnovare la città con le sue immediate periferie, occorre un’intesa, un accordo tra cittadinanza e istituzioni ma, occorre anche uno sforzo finanziario che coinvolga tutti gli attori istituzionali e attinga a tutte le fonti di finanziamento disponibili. Le risorse devono essere finalizzate non solo alla trasformazione ed al recupero di contesti territoriali disagiati ma, anche, a promuovere lo sviluppo integrato delle aree urbane, a potenziare le funzioni urbane strategiche e di eccellenza, ad innovare la gestione dei servizi e a mitigare il disagio collettivo rafforzando il capitale sociale, concentrando gli interventi nelle aree, non solo corrose e intaccate da un edificazione spontanea, ma con alto tasso di povertà, disoccupazione, disgregazione sociale e carenza di strutture e servizi.
L’intervento sul territorio deve essere diretto ad impedire un ulteriore degrado, che significa scadente qualità dell’insediamento e minore qualità della vita, in un circolo vizioso che da tempo si perpetua.
La riqualificazione degli “hinterland” è la chiave per lo sviluppo di Reggio, essendo appunto “Città Metropolitana”. Di conseguenza bisogna provare a fare di questo patrimonio, non il punto di debolezza di un territorio in costante decadenza ma, il punto di forza di un processo di ricostruzione del tessuto edilizio, urbanistico e sociale innescando un circolo virtuoso in cui mentre si qualifica il tessuto urbano, si migliora la qualità dell’ambiente e si adegua l’armatura territoriale, al contempo si creano le condizioni per favorire uno sviluppo integrato ed un rinnovamento della città di Reggio Calabria.
(* laureanda in “Urbanistica” presso l’Università “Mediterranea”)




