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Minima immoralia-Non si fa la grande Reggio con le beghe da cortile

29 Marzo 2012
in Minima immoralia
Tempo di lettura: 3 minuti
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vitalelogo
di Enzo Vitale-Era il pomeriggio di giovedì 12 marzo 2009 e, nel Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, era riunita l’assemblea annuale della Fondazione Mediterranea per delineare il tragitto operativo dell’anno in corso e il relativo conto economico. Si affaccia alla grande porta della sala

l’allora sindaco Scopelliti e annuncia che le Commissioni Bilancio e Finanza della Camera dei Deputati hanno approvato l’emendamento dell’on. Bocchino del PdL, che aveva assorbito quello presentato dall’on. Laganà del PD, riguardante l’inserimento di Reggio tra le città metropolitane.

Applauso, scambio di complimenti, saluti. Si resta tutti un po’ straniti: dopo anni di discussioni, convegni, dibattiti, riesumazione delle vecchie carte del “Progetto 80”, di sogni sulla Grande Utopia della Città Metropolitana dello Stretto; ecco che in poche settimane tutto sembra realizzarsi per un insieme di fatti e circostante favorevoli.
Cos’era successo? Giuseppe Strangio stila un emendamento che fa firmare all’on. Laganà: il PD corre in avanti e il PdL corre a sua volta per superarlo. Poi, subito dopo, la questione del prestito dei Bronzi al G8: è il PdL che stavolta vola via mentre il PD insegue. Poi ancora la Grande Icona della Modernità, il ponte per antonomasia, irrompe sulla scena del Cipe con la sua imbarazzante imponenza: altro punto a favore dell’Area Metropolitana, che il PdL cavalca alla grande e il PD subisce.
Era successo, caso unico nella storia di Reggio, che maggioranza e opposizione non avevano lottato per demolire quanto costruito dall’avversario ma a fare di più: col risultato di riuscire a ottenere un risultato utile per la città.
Tutto in poche settimane: anni di lavori sotto traccia, di tentativi di contemperare in fatti politici bipartisan le logiche degli opposti schieramenti, di sana lobby localistica; tutto archiviato come fatti appartenenti ormai al passato.
Si era vinto. La Fondazione a questo punto si fece da parte perché non volle unire la sua voce, che spesso aveva suonato inascoltata, a quella di chi, difficile a convincersi sul futuro reggino non necessariamente legato alle sorti calabresi, dopo la vittoria si dichiarò sostenitore della necessità dell’integrazione tra le due sponde dello Stretto.
Tutti saltati sul carro dell’Area dello Stretto, anche coloro i quali sono stati storicamente legati mani e piedi a un potere regionale che ha tentato con tutti i mezzi di emarginare Reggio e di appropriarsi delle sue icone della Magna Graecia e della mediterraneità.
La vox clamans in deserto è divenuta vox populi. La voce della Fondazione Mediterranea, ideale crogiolo di riflessioni epistemologiche ed etico-estetiche su un’innovativa idea di città metropolitana a cavallo di un braccio di mare e di due regioni, da vox clamans in deserto, inascoltata e infruttifera, è divenuta una vox populi, baciata dall’unanimità. Tutto ok quindi?
E invece, a causa di beghe elettorali e di ricambio di leadership, si è stati sostanzialmente immobili per tre anni. In questi giorni finalmente il Consiglio Comunale si sveglia ma, invece di compattarsi attorno alla grande idea della Città Metropolitana, invece di giocare al rialzo, ecco che nel suo seno ricompaiono quelle beghe di cortile tra maggioranza e opposizione che hanno caratterizzato i periodi peggiori della nostra amministrazione.
Non si farà mai una vera Grande Reggio con il Consiglio Comunale ridotto al livello di litigiosa riunione condominiale.
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