La puntata di Matrix andata in onda su Canale 5 ieri sera è stata dedicata per intero alle tematiche meteo/climatiche e in modo particolare ai cambiamenti climatici.
Ospiti in studio il giornalista Riccardo Cascioli e il prof. Casarini del politecnico di Milano; in collegamento esterno il colonnello Mario Giuliacci e il direttore dell’Istituto di Analisi Ambientale del CNR di Firenze Giampiero Maracchi.

Finalmente si torna a parlare di meteo/climatologia in TV dopo più di un anno dalla trasmissione di Matrix che fece scalpore lanciando un approfondito studio di alcuni scenziati inglesi che facevano parte dell’IPCC (il consiglio intergovernativo sui cambiamenti climatici) ma poi ne uscirono fuori denunciandone gli interessi politici ed economici ( qui l’articolo dell’8 luglio 2007, riepilogativo su quella puntata della trasmissione di Mentana ).
Oggi la situazione è ben differente, in Italia, rispetto a quella dell’anno scorso.
Fino alla primavera 2007 infatti, il nord Italia ha vissuto un lungo periodo di siccità e gli argomenti meteoclimatici erano all’ordine del giorno nelle prime pagine di tutti i giornali e nell’agenda setting delle redazioni delle più importanti testate nazionali.

Dall’estate 2007 in poi (quindi ormai da un anno), al centro/nord Italia ha ricominciato a piovere bene, tanto che il 2008 è in nettissimo surplus rispetto alle medie storiche pluviometriche, e così i problemi sull’imminente desertificazione, sull’innalzamento del livello dei mari e sulle tragedie devastanti dovute agli uragani sono passati gradualmente nel dimenticatoio.
Gli ultimi anni sono stati quelli dei proclami, degli allarmismi catastrofici e delle eco-balle, di eco-stupidate urlate al vento senza alcun fondamento scientifico ma per altri interessi (in alcuni casi politici e industriali, in altri casi economici e mediatici).

Sarebbe facile per una testata come la nostra, cavalcare l’onda, incutere timore, far registrare un boom di click: basterebbe un minimo di persistenza e di battaglia contro le emissioni di anidride carbonica per farci una gran pubblicità: preferiamo, però, la serietà.
Vogliamo fare una meteo/climatologia di qualità, a prescindere dagli accessi e di visibilità.
E così cerchiamo di riepilogare con attenzione quello che è successo negli ultimi anni …
Tra 23 e 30 agosto 2005 l’Uragano Katrina si abbatte nel golfo del Messico colpendo le Bahamas, il sud della Florida, Cuba, la Louisiana (specialmente New Orleans), il Mississippi, l’Alabama, la regione della Florida di Panhandle, in generale la parte centro/orientale del Nord America: provoca quasi duemila morti, causa danni per 81 mila dollari, devasta l’ambiente intorno a New Orleans.
E’ un uragano violento e potente, ma non certo da record. I venti hanno sfiorato i 280km/h e il minimo pressorio ha raggiunto i 902 millibàr: notevole anche per un uragano, ma non così tanto eccezionale da giustificare lo scalpore mediatico che Katrina ha avuto rispetto ad altri “colleghi”: in realtà ha colpito in una zona in cui gli uragani arrivano raramente, le precipitazioni si sono concentrate in una precisa area a monte di New Orleans che ha subito un disastro devastante di cui ancora tutti noi abbiamo le immagini impresse nel cervello.

Fatto sta che in quei momenti pochissimi hanno pensato che quello era un normale Uragano sfornato dall’Atlantico: molti hanno dimenticato i dati storici dei venti più forti durante gli uragani e la profondità dei vortici ciclonici, e così si sono messi a urlare al disastro climatico, alle colpe dell’uomo e dei cambiamenti climatici inotti dall’uomo in quell’evento: le solite bufale catastrofistiche.
Hanno iniziato a “metterci allerta”, dicendoci che gli uragani sarebbero stati sempre di più e sempre più forti, che le devastazioni come quelle di Katrina si sarebbero ripetute in modo sempre più frequente anno dopo anno!
Fatto sta che la stagione degli uragani 2006 è stata molto poco attiva, senza fenomeni di rilievo.
Ancor più monotona e noiosa quella del 2007.
Assolutamente anonima quella 2008 che sta per concludersi, con pochissime tempeste tropicali che sono diventate “Uragano” (se ne contano sulla metà delle dita di una mano!!).
Quella eco-balla, però, non è stata l’unica previsione clamorosamente smentita dai fatti.
Basterebbe pensare alle bufale allarmistiche sulla siccità e sulla desertificazione del nord Italia e della pianura Padana di cui i media ci hanno bombardato per mesi quando, tra 2002 e 2007, le Regioni settentrionali hanno vissuto un periodo di deficit idrico in alcuni casi (nord/ovest) particolarmente significativo: dall’estate scorsa ha ricominciato a piovere alla grande in tutto il nord, con nubifragi, frane, allagamenti, tornado, grandinate, disagi, temperature fresche, nevicate sulle Alpi a giugno, luglio e agosto e così via dicendo .. !

Ma spostiamo gli orizzonti un pò più a nord: al polo.
Dopo che l’anno scorso s’è aperto il passaggio a nord/ovest, gli “scenziati” (??) a giugno 2008 hanno lanciato l’allarme: “Quest’anno la calotta polare dell’artico si scioglierà completamente. Non ne rimarrà neanche un centimetro, diventerà tutta acqua liquida”.
Fatto sta che oggi, agosto 2008, i ghiacci del polo nord sono di mille chilometri quadrati in più estesi rispetto alla stessa data dell’anno scorso.
Il prof. Casarini, incalzato su questo tipo di dato durante la trasmissione di Matrix, ha sostenuto che non è un dato verosimile e attendibile. Il giornalista Cascioli gli ha confermato che è vero, portando come prova un articolo del http://www.meteogiornale.it/, il più importante portale meteorologico Italiano, che è testata giornalistica.
Prima di avere la conferma del dato dal colonnello Giuliacci, Casarini s’è lasciato andare in un’imbarazzante: “Vabbè ma quello è solo un sito web, prendiamo fonti serie e non dei siti web” come se internet fosse un mondo a se stante e se i giornali online non avessero titolo di parola: il bigottismo, l’ignoranza, la presunzione dei convinti “serristi” si testimonia anche nei loro modi di fare saccenti e arroganti.
Potremmo andare avanti per ore: siamo ormai nel 2008 e se pensiamo ai proclami catastrofistici che venivano fatti negli anni ’90, troveremo clamorosi svarioni, grandiose balle, su quello che sarebbe stato il mondo nel 2005 (già superato e siamo tutti sani e salvi) o nel 2010 (ci siamo quasi): dipingevano uno scenario completamente differente rispetto a quella che è poi stata la realtà.
Ancora oggi siamo costretti a sentire assurdi, falsi e stupidi proclami allarmistici: ci dicono che i ghiacci si stanno sciogliendo e che quindi, di conseguenza, il livello dei mari si innalzerà tanto da seppellire centinaia di metri di coste e uccidere milioni di persone.
Ci dicono che i ghiacci si sciolgono per colpa del riscaldamento globale, e che il riscaldamento globale è causato dalle attività umane.
Ci mostrano plastici e modellini con il mare che avanza su Calcutta, dicendoci che in India moriranno 60 milioni di persone, come se tutti starebbero lì come allocchi a guardare il mare che lentamente, giorno dopo giorno, anzaldosi di pochi millimetri li uccide e li affoga(ammesso, e non concesso – vedi sotto – che il livello dei mari stia aumentando!!).

Dovrebbero però spiegarci com’è possibile che i ghiacci si stanno sciogliendo se oggi il polo nord ha mille kmq in più rispetto a quanti ne aveva esattamente un anno fa, se il polo sud ha battuto l’anno scorso – in contemporanea con l’apertura del passaggio a nord/ovest – tutti i propri storici di estensione della calotta polare ( qui l’articolo del 17 settembre 2007 sul record di estensione dei ghiacci dell’Antartide ) e se l’andamento dei ghiacciai alpini e montani continua ad essere altalenante di stagione in stagione, senza un trend progressivo.
Dovrebbero spiegarci secondo quale regola scientifica lo scioglimento dei ghiacci del polo contribuirebbe all’innalzamento del livello dei mari: è questa la bufala clamorosamente più grossa degli ultimi anni.
La maggiorparte dei ghiacci delle calotte polari si trova già sotto il livello del mare, e l’acqua che emerge come ghiaccio non contribuisce assolutamente all’aumento del livello: provate a fare la prova con un cubetto di ghiaccio messo in un bicchiere d’acqua e vedrete.
Se il ghiaccio è già in gran parte sotto il livello del mare, com’è possibile che poi sciogliendosi contribuisca ad innalzare quel livello ? Se si scioglie, aumenta il volume della sostanza liquida ma non c’è più quello della sostanza solida: apparentemente quindi il livello dei mari dovrebbe rimanere identico (sarà il risultato del mini-esperimento che potrete fare con i cubetti di ghiaccio).
In realtà però l’acqua raggiunge il suo minimo volume alla temperatura di +4°C, quindi se passa da temperature sotto zero (in forma di ghiaccio), ad una temperatura di +4°C (in forma liquida), occuperà ancora meno spazio!!!
Dovrebbero inoltre spiegarci come mai, se davvero lo scioglimento dei ghiacci sta causando un aumento del livello dei mari, in alcune zone delle nostre coste in realtà le spiagge stanno diventando sempre più gradi!
La realtà è che l’andamento del livello del mare è estremamente loclizzato, e i fenomeni di erosione costiera o di erosione marina dipendono da fattori geologici, orografici, localizzati nelle singole aree in base all’andamento delle correnti e non c’entrano proprio nulla con il global warming.

La discussione su Matrix ha dato altri spunti interessanti sull’argomento del risparmio energetico e della correlazione eventuale tra attività umane e riscaldamento globale.
Secondo le tesi più accreditate scientificamente, l’andamento termico del pianeta è molto più verosimilmente dipendente dall’andamento dell’attività solare e del campo eliomagnetico rispetto all’anidride carbonica: il colonnello Giuliacci ha ribadito che in alcuni periodi della storia in cui le emissioni erano praticamente “zero”, in realtà le temperature sono cresciute in modo incredibilmente veloce e invece in altri periodi con boom di emissioni di gas serra (come nel periodo tra 1945 e 1970) le temperature globali sono addirittura diminuite.
In quegli anni i proclami mediatici annunciavano un’imminente glaciazione del pianeta urlata tanto quanto oggi si parla di deserto, caldo, sole e incendi.
La sostanza è sempre quella: un giorno moriremo tutti. Ma non c’è bisogno che ce lo dica qualcuno, già lo sappiamo per fatti nostri.

In realtà il “clou” dell’argomento è concentrato sulla possibilità o meno di intervenire per eliminare l’utilizzo di mezzi che immettono gas serra nell’atmosfera.
“A prescindere dal fatto che facciano male o no al clima, noi possiamo comunque farne a meno”: di fronte a frasi di questo tipo viene da sobbalzare dalla sedia, di fronte alla Tv.
Ma come “possiamo farne a meno” ?
Sì, certo, possiamo farne a meno: infatti ognuno di noi oggi si diverte a prendere l’automobile e strombazzare in giro per le strade consumando benzina solo per immettere gas serra nell’atmosfera e contribuire al riscaldamento globale.
E’ anche vero che ognuno di noi evita di trattenere i peti cercando di farne sempre di più in modo da contribuire al riscaldamento globale, che utilizza il frigorifero, i condizionatori, l’energia elettrica per puro divertimento e non per esigenze reali della vita di tutti i giorni.

Pare chiaro, ironie a parte, che se utilizziamo un certo tipo di mezzi e di comodità, è perchè la nostra società le richiede.
E perchè qiundi ne abbiamo bisogno.
Pensare di limare ed evitare gli sprechi è un’intenzione buona e giusta, ma sia chiaro: gli sprechi, non il sistema dell’umanità che progredisce: è impensabile tornare a vivere nelle caverne.
Così com’è impensabile voler inculcare nella mente della gente di dover spegnere il sensore della televisione ogni sera prima di andare a letto, quando basterebbe poi un quarto di secondo di eruzione dell’Etna (vulcano sempre attivo … che quindi erutta di continuo!) per vanificare tutti gli sforzi fatti.
Il problema serio del pianeta è quello dell’ambiente, dell’inquinamento, del mancato rapporto armonioso tra umanità e natura: in questo poco c’entra la meteorologia, la climatologia e i cambiamenti climatici.
Anzi, spesso, sono proprio i meteoappassionati a riscoprire quel mondo magico e fatato della natura valorizzandolo e trovandone una simbiosi mistica.
Lo sviluppo sostenibile, i progetti di mitigazione rispetto alle grandi opere di cui i Paesi non possono fare a meno, una ritrovata valorizzazione dell’ambiente e della natura che ci circonda sono le frontiere del terzo millennio, ma senza proclami di terrore che in realtà sono solo bufale climatiche e meteorologiche.
A quanto pare alcuni ambientalisti britannici hanno richiesto ai governi comunitari di imporre elevati regimi fiscali ai possessori di fattorie e allevamenti: il letame e le scoregge di mucche e vitelli, infatti, immetterebbero metano nell’atmosfera, contribuendo al riscaldamento globale.

Dopo milioni di storia, quindi, in cui vacche e vitellini hanno petato in libertà, adesso si vedono minacciati da questi omini verdi che credono che il problema più grave del pianeta sia quello delle loro flatulenze.
Ma sì, uccidiamoli tutti, smettiamo di mangiare carne, tanto non parliamo la stessa lingua e non dobbiamo sforzarci a trovare un modo per spiegare ai bovini il motivo per cui per le loro specie la sentenza è stata: “Sedia elettrica”.
E se poi ci renderemo conto che avremo sbagliato, e che le temperature del pianeta continueranno ad aumentare anche senza i peti delle mucche, allora a risolvere il problema ci penseranno i pinguini … compensando le scoregge mancate dei vitelli:
Buon lavoro, pinguini!
Peppe Caridi




