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    Parigi, Messina e Roma, il cammino dell’Integrazione Europea e i 70 anni della dichiarazione Schuman

    Di Anna Foti – “L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Dell’idea di Europa, in un Continente ancora segnato dalla devastante Guerra Mondiale (proprio l’8 maggio si ricorda ogni anno la resa della Germania nazista agli Alleati nel 1945), fu preludio il discorso tenuto a Parigi il 9 maggio 1950 dall’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman (https://europa.eu/european-union/about-eu/symbols/europe-day/schuman-declaration_it).

    Statista e avvocato lussemburghese, Robert Schuman, durante la Seconda Guerra Mondiale si era schierato contro i nazisti e nel 1940 era stato deportato in Germania, riuscendo ad evadere nel 1942, per entrare nelle file della Resistenza e contribuire in seguito alla fondazione del Movimento repubblicano popolare (Mrp), di ispirazione cristiana, democratica ed europeista, di cui fu deputato dal 1945. Fu ministro delle Finanze nel 1946-47 e presidente del Consiglio nel 1947-48.

    Fino al 1964 la festa dell’Europa fu celebrata il 5 maggio, giorno della fondazione nel 1949 del Consiglio d’Europa. Fu poi la Comunita’ Economica Europea, in occasione del vertice tenutosi a Milano nel 1985, a spostarla al 9 maggio, per ricordare il memorabile discorso passato alla storia proprio come la Dichiarazione Schuman di cui quest’anno ricorrono i 70 anni.

    Il discorso fu ispirato al desiderio di creare un’occasione di dialogo tra i Paesi per garantire la pace, trovando un accordo con la Germania sconfitta, e assicurare la ripresa economica complessiva. Un discorso scritto con l’ausilio di altri collaboratori e per la stesura del quale si ritiene partocolarmente prezioso e decisivo l’apporto del politico francese Jean Monnet. Esso e’ considerato un punto di partenza fondamentale del cammino verso l’Integrazione europea che la Francia in quegli anni aveva considerato avventata. Sulle modalita’ anche l’Italia maturava delle riserve. L’Integrazione europea, dunque, fece attendere sette anni per essere ufficializzata nella sua prima formulazione. Un anno dopo, intanto, Francia, Germania occidentale, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo istituirono, con il trattato di Parigi, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca). Un accordo che soddisfo’ le immediate esigenze postbelliche di porre la produzione di carbone e acciaio sotto un’autorita’ comune, arginando cosi’ eventuali azioni di riarmo soprattutto tedesco e gettando le basi per una ripresa economica comune.

    “Alla ricerca di un nuovo confronto tra diplomatici e non piu’ tra eserciti, Schuman fu promotore del primo atto fondativo della federazione Europea. Una proposta avventata per alcuni, rivoluzionaria e semplice per altri, ma certamente visionaria e nutrita di un’intuizione brillante che ha contribuito alla Pace in cui l’Europa ha vissuto in questi 70 anni”, ha commentato Marco Brunazzo, professore dell’Università degli Studi di Trento, Fondazione Antonio Megalizzi, in occasione dell’iniziativa Distanti ma uniti (https://m.facebook.com/europedirectrc) promossa, per celebrare la Festa della Europa 2020, dal centro Europe Direct di Reggio Calabria, attivo con funzione di intermediario tra l’Unione europea ed i cittadini a livello locale tra i 44 in Italia e i circa 450 in Europa.

    A seguito degli orrori della Seconda Guerra Mondiale e sull’onda emotiva del discorso con cui Winston Churchill a Zurigo, il

    19 settembre 1946, aveva auspicato la creazione degli Stati Uniti d’Europa, nel 1949 i rappresentanti dei paesi dell’Europa Occidentale istituirono il Consiglio d’Europa il cui scopo era quello di promuovere i principi di uguaglianza e libertà e il rispetto dei diritti fondamentali della Persona. Il percorso culminò nell’adozione della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (Cedu), adottata dal Consiglio d’Europa il 4 novembre del 1950, entrata in vigore nel settembre di tre anni dopo e ratificata in Italia con la legge del 4 agosto 1955 n. 848. “Una più stretta unione tra i membri” recita il primo articolo del suo statuto. Dunque unione e compattezza tra i 47 stati membri, tra cui i 27 Paesi (dal 2013 ne e’ parte la Croazia ma dal 31 gennaio scorso ne e’ fuori il Regno Unito) di quella che oggi si chiama Unione Europea. Subito dopo le guerre l’esigenza di debellare i conflitti e gli autoritarismi avviò parallelamente anche un altro processo di integrazione per incentivare la ricostruzione dell’Europa. Di questo percorso e’ pietra miliare la dichiarazione Schuman.

    Una visione che aveva gia’ animato ideali e azioni di uomini e donne anche in Italia, durante l’esilio a Ventotene, sull’isola tra il Lazio e la Campania in provincia di Latina, dove furono confinati antifascisti e dissidenti, intellettuali non graditi dal regime, come Sandro Pertini, Luigi Longo, Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Pietro Secchia, Camilla Ravera, Giuseppe Di Vittorio ed anche due calabresi, il partigiano Marco Perpiglia e il militante comunista Rocco Pugliese. Con loro anche gli autori del cosiddetto Manifesto di Ventotene. Sull’isola fu, infatti, fermato su carta, clandestinamente, il celebre documento di promozione dell’Unita’ Europea, redatto tra il 1941 e il 1944 dai politici antifascisti Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, rispettivamente scrittore ed economista, con una pregnante prefazione di Eugenio Colorni che ne curò la pubblicazione, tutti esiliati per il loro pensiero e per il loro impegno contro il regime. Alla diffusione sulla terraferma contribuirono anche molte donne tra le quali Ada Rossi, partigiana e antifascista, e Ursula Hirschmann, politica e antifascista tedesca, socialdemocratica, fautrice del federalismo europeo e fondatrice a Bruxelles di “Femmes pour l’Europe”, anche loro confinate, e le sorelle di Altiero, Gigliola e Fiorella. Alle donne si deve, appunto, la circolazione dei contenuti negli ambienti dell’opposizione al regime di Roma e Milano. Quando la Guerra fini’, quella visione inizio’ a farsi strada nella realta’, assecondando in quella fase cosi’ delicata, la priorita’ di soddisfare le esigenze primarie di pace e ripresa economica.

    Cosi’ il 18 aprile 1951 a Parigi nacque la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca), antenata dell’Unione Europea. Accadde alla presenza di tre padri cattolici “tedeschi”.  Per la Germania il cancelliere Konrad Adenauer, renano e dunque tedesco di lingua e di origine, per la Francia il ministro degli Esteri Robert Schuman – lussemburghese di origine nato da padre lorenese di madrelingua tedesca – e per l’Italia il presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi – originario di Pieve Tesino, in provincia di Trento, dove a scuola si impara anche il tedesco, e nel 1911 eletto al Reichsrat, il Parlamento di Vienna, segno di grande padronanza di lingua tedesca.

    Tre leader democristiani di frontiera, avvezzi alla lingua teutonica e alla vita al confine, luogo in cui contrasti si concentrano e in cui si affina l’abilita’

    alla comprensione dell’altro.

    Dettagli tutt’altro che trascurabili che rafforzarono la connotazione politica e storica di quel momento in cui la Germania rivestiva un ruolo delicato di terra al mezzo tra le Democrazie occidentali e l’Unione Sovietica, agli albori della Guerra Fredda che inevitabilmente ebbe le sue ripercussioni sul cammino europeo.

    Uno degli scontri piu’ acuti, quello della guerra di Corea dei primi anni Cinquanta, fu proprio il contesto nel quale maturo’ il progetto di istituire la Comunità Europea di Difesa (Ced), alla quale era ancorata la Comunita’ Politica Europea (Cep). Entrambe le idee naufragarono complici la morte di Stalin che allento’ la tensione tra i Blocchi e la Francia preoccupata dalla guerra in Indocina – nonostante le pressioni dell’uomo della Guerra Fredda, John Foster Dulles, Segretario di Stato degli Stati Uniti e gli auspici del presidente Eisenhower che molto contava su un rafforzamento europeo contro la munaccia sovietica – e dall’eventualita’ di un riarmo tedesco. L’Italia aveva proposto di istituire un’assemblea per la gestione dell’esercito integrato che pero’ non riscosse consensi. Insomma, non essendoci unanimita’, i tempi per passi ulteriori alla Ceca non si rivelarono ancora maturi. Era il 1954.

    Il percorso fu accidentato; non mancarono resistenze e difficoltà. L’integrazione europea dopo l’accordo per il carbone e per l’acciaio e il naugragio degli altri progetti, necessito’ di alcuni anni per realizzarsi e non senza criticita’. Il progetto riparti’ proprio dall’Italia l’anno successivo, nel 1955.

    Uno dei momenti storici più delicati, in cui venne rilanciata la prospettiva dell’integrazione Europea come viatico di crescita, pace e sviluppo, ebbe la città di Messina come scenario in occasione della conferenza che si svolse  l’1 ed il 2 giugno 1955.

    A promuoverla fu un italiano, il ministro degli Affari Esteri, originario proprio di Messina, Gaetano Martino, il quale convocò sulla riva siciliana dello Stretto anche gli altri cinque ministri degli Esteri della Comunità europea del carbone e acciaio (Ceca): Jan Willem Beyen per l’Olanda, Antoine Pinay per la Francia, Joseph Bech per il Lussemburgo, Walter Hallstein per la Repubblica Federale Tedesca e Paul-Henri Spaak per il Belgio. Quest’ultimo, grande visionario e abile persuasore, celebre per le sue doti di negoziazione addirittura note come metodo Spaak, fu posto alla guida del comitato preposto alla redazione del progetto che poi conflui’ nella creazione del Mercato Europeo Comune (poi Cee) e nell’Euratom, due organizzazioni ratificate nei trattati di Roma del 25 marzo 1957, quando gia’ ricopriva le funzioni di segretario generale della Nato.

    La conferenza di Messina si rivelo’ fondamentale nel quadro dello sviluppo di un progetto di coesione ed integrazione che non dovesse occuparsi solo di dazi e fermarsi al livello economico, per assurgere ad una dimensione politica piu’ elevata e compiuta. Un cammino ancora in atto, con importanti traguardi centrati ed altri mancati (i quattro trattati di Roma, Maastricht, Lisbona, Amsterdam e Nizza, il progetto naufragato di Costituzione Europea firmata ma mai entrata in vigore per le bocciature in sede referendaria di Francia e Olanda), nonostante le battute di arresto registrate al momento di accantonare i trattati della Comunità Europea di Difesa (Ced) e Politica (Cep).

    I due trattati avevano rappresentato la nuova visione di integrazione europea, non solo economica, che in quegli anni si affacciava, specie dietro le spinte federaliste del movimento guidato da Altiero Spinelli, tra i padri fondatori dell’Europa. Dunque la loro caduta costituì un momento di sconforto dopo il quale proprio da Messina con determinazione i ‘sei’ ripartirono.

    La conferenza in Sicilia ebbe il merito di aver avviato due riflessioni che si rivelarono decisive per lo scenario che sarebbe seguito, ossia il sistema comunitario alla base dell’integrazione europea ed il metodo attraverso cui elaborare i successivi Trattati. Dopo due giorni di discussioni, il terzo giorno venne resa nota la Dichiarazione di Messina (ovvero Risoluzione di Messina), attraverso la quale i sei Paesi enunciarono una serie di principi che avrebbero ispirato la creazione dell’Euratom – Comunità Europea dell’Energia Atomica – e, sempre con la firma dei Trattati di Roma il 25 marzo del 1957, l’istituzione del Mercato Comune Europeo (Mec) poi denominato Cee, ossia la Comunità Economia Europea antesignana dell’attuale Unione Europea, fondata da Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi. La parola economica fu rimossa già con il Trattato di Maastricht nel 1992 quando la Comunità Europea divenne Unione europea.

    Ma torniamo al 1955. Il cammino verso l’Europa era tracciato e intanto il 1956 avrebbe riservato la crisi di Suez, con l’occupazione militare del Canale a fini commerciale da parte di Francia e Regno Unito e Israele e alla quale si opponevano l’Egitto di Nasser e gli Stati Uniti di Eisenhower, che ravviso’ in questo atto del conflitto arabo-egiziano un rigurgito colonialista per nulla apprezzabile. La crisi si risolse quando minacciò di intervenire a sostegno dell’Egitto, inducendo britannici, francesi e israeliani al ritiro, l’Unione Sovietica impegnata pure nella violenta repressione del popolo ungherese al quale venne impedito di uscire dal Patto di Varsavia e di sottrarsi al controllo dell’Urss. Quella rivoluzione fu soffocata nel sangue. Per la Francia rafforzare l’Europa per dialogare alla pari con gli Stati Uniti diventava strategico e urgente.

    Cosi’ 25 marzo 1957 a Roma, in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi, in occasione della prima Diretta eurovisione della Rai, furono firmati i Trattati Cee ed Euratom. Non erano presenti alla cerimonia due dei padri dell’Europa: Schuman e De Gasperi, quest’ultimo deceduto. Assente anche Jean Monnet.

    Fu lo stesso ministro messinese Gaetano Martino ad essere a capo della delegazione italiana per la stesura e la firma dei Trattati, prima pagina della Storia dell’Europa divenuta, sulla carta, Unita.

    Oggi l’Europa e’ una realta’. Una complessa realta’ di cui troppo spesso si sente parlare solo in termini di vincoli economici e di austerity. Eppure l’Europa e’ una grande occasione di unire Popoli, camminare insieme e insieme attraversare difficolta’, come l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo e che purtroppo non ha mancato di produrre divisioni.

    L’Europa e’ un’opportunita’ di benessere comune e accessibile. Eppure sembra discutersi più di stabilità economica che di diritti umani, che rimuove prontamente gli ostacoli allo spostamento delle merci, ergendo barriere e muri – nonostante sia stata testimone delle lacerazioni profonde del muro di Berlino –  per la circolazione delle persone. Un’Unione capace di Pace, che nel 2012 e’ stata insignita del premio Nobel – “per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa” – ma ancora in cammino per garantirla.

    Abbiamo conosciuto la guerra e l’orrore e abbiamo animato una difficile ripresa imparando a dialogare ma siamo davvero certi di onorare oggi le visioni di chi ci ha preceduto? Saremo in grado di imparare e vivere fino in fondo la lezione di Solidarieta’ e di primato della Salute, diritto da anteporre ad ogni altro interesse, che questa pandemia ci sta impartendo?

    Umili e responsabili al punto ammettere che questo virus, nonostante la Storia che oggi ricordiamo, ci abbia dato molto su cui riflettere, saremo in grado di accogliere la sfida di una globalizzazione deviata sul profitto e da riorentare sui diritti per ridurre le disuguaglianze?

    Il benessere di molti, piuttosto che di pochi, non solo e’ durevole ma e’ anche foriero di progresso umano. L’Europa non puo’ tirarsi fuori da questa sfida, deve condurla.

    Un’Unione che si affanna a comunicare il fiume di miliardi che, dopo una dialettica tutt’altro che edificante, dara’ all’Italia senza spiegare – al di la’ di interessi minimi, del termine decennale e di destinazione sanitaria – in termini concreti come faremo a restituire il prestito, vista la pregressa e adesso aumentata esposizione del nostro Paese, e quale sara’ il ruolo e il margine di profitto delle banche, in questa operazione e in questo momento di profonda crisi.

    Un percorso lungo, importante e necessario quello dell’Europa, nata anche al Sud Italia in quel di Messina e costantemente chiamata a calibrare sicurezza, salute, accoglienza e lungimiranza con solidarietà, stabilita’, integrazione e responsabilita’. Una sfida adesso in atto piu’ che mai e che lo stesso Schuman aveva preannunciato nella sua dimensione perenne: “Tra ieri, oggi e domani ci saranno differenze di ritmo. Ma la corrente delle idee, come quella delle acque, si fara’ strada, attraverso molteplici meandri e dighe, che le rallenteranno e le modereranno, ma senza fermarle, senza poter soprattutto riportarle indietro”.

    Molti si chiedono se questa Europa sia all’altezza delle migliori aspettative, di quel mondo nuovo al centro del sogno di Altiero Spinelli, Ernesto e Ada Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann (https://www.raiplay.it/video/2014/11/Un-mondo-nuovo-del-23112014-3693d3b4-87e6-4ce5-a344-3d390bbd294c.html). Un sogno che merita di essere alimentato, non con la sudditanza di un gregge ma ad occhi aperti e con la speranza di cui parlava Aristotele, quella di un popolo consapevole della Storia, vigile sul presente e proiettato verso il

    futuro.

    Più che mai prezioso e necessario è ritrovare lo spirito che animò gli uomini e le donne di allora, affinché segni anche oggi un cammino Europeo capace di unire davvero, anche oltre le emergenze, le Persone e i Popoli prima che gli Stati.