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    Cittanova, quattrocento anni di Storia e di Storie

    di Anna Foti – Nuovo Casale di Cortoladi, poi Casalnuovo e infine Cittanova. Una trasformazione non solo nominale del territorio oggi corrispondente al comune di Cittanova, cittadina alle pendici dell’Aspromonte, confinante con il massiccio delle Serre e in prossimità della quale si erge il monte Zomaro, all’interno del Parco nazionale dell’Aspromonte, terra fertile per una flora variegata e arricchita da faggi, lecci, abeti e ginestre e dalla Woodwardia radicans, un’antica felce gigante sopravvissuta al Cenozoico.

    E’ nota per i suoi palazzi ottocenteschi e per la meravigliosa villa comunale Carlo Ruggiero, un suggestivo orto botanico incastonato nel centro urbano, riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali monumento nazionale d’interesse storico–naturalistico, per le specie di alberi presenti. Costruita e donata alla Città nel 1880 da Carlo Ruggiero sindaco (alla quale è intitolata dal 1973), la villa fu progettata dall’ingegnere svizzero Heinrich Fehr, anche progettista delle ville di Messina e Palmi; consta di quattro giardini comunali in stile inglese e di un incrocio dei viali al centro del quale si erge una fontana monumentale. Ai due ingressi si ergono il busto di Carlo Ruggiero e il monumento ai caduti, rispettivamente opere degli scultori cittanovesi Girolamo Scionti e Michele Guerrisi. Dal 2008 è stato istituito al suo interno un Giardino dei Giusti, alla presenza del Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni. Quel momento tracciò per Cittanova un ruolo importante nel dialogo tra le culture e le religioni culminato nel marzo 2011 con il ritorno in Calabria, dopo 500 anni, della Torah, Legge in lingua ebraica. Due dei cinque Libri del Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio), ossia i primi cinque libri della Bibbia, scritti a mano su pergamena con i caratteri tradizionali della lingua ebraica, con rito solenne furono accolti dalla comunità di Cittanova e accompagnati sotto il baldacchino nuziale, il cosiddetto Kuppà, come fossero due spose. Una cerimonia che, dopo un distacco traumatico tra la Calabria e le numerose comunità ebraiche presenti in regione in passato, ha ricucito antichi strappi e tessuto nuove trame di solidarietà ed incontro. Un comune ricco di Storia e di Storie, dunque, quello di Cittanova.
    I suoi 400 anni, le sue bellezze ed anche la rinomata e ghiotta tradizione del pesce stocco, sono stati al centro del ricco cartellone di manifestazioni estive all’insegna del cinema, della musica e della cultura. La rassegna “Cittanova4Century”, definita una “narrazione identitaria” dagli ideatori e conduttori, i giornalisti Paola Bottero e Alessandro Russo, è stata promossa dall’amministrazione comunale di Cittanova Città Gentile, guidata dal sindaco Francesco Cosentino in collaborazione con l’associazione culturale “Incrociasud”. I festeggiamenti per questo importante anniversario erano già avviati lo scorso aprile quando, al cospetto dei giovani dei licei “Michele Guerrisi” e “Vincenzo Gerace”, nella cornice del teatro Gentile, la stessa amministrazione aveva voluto ricordare Teresa Gullace, concittadina emigrata in giovane età nella Capitale, uccisa il 3 marzo 1944 dai nazisti mentre era in attesa del sesto figlio e nell’atto di inseguire il marito Girolamo, appena arrestato. Lo aveva fatto insignendo le nipoti di Teresa, Patrizia e Gabriella, della cittadinanza onoraria (https://www.strill.it/rubriche/2018/04/memorie-la-resistenza-di-un-popolo-e-la-storia-di-teresa-gullace/). Un frangente importante e drammatico della storia del nostro Novecento, la Resistenza, di cui Teresa è diventata suo malgrado simbolo e durante il quale ogni comunità ha offerto un contributo doveroso ma sofferto alla conquista della Democrazia. A Cittanova, in particolare fu scritta anche una delle pagine più drammatiche della storia dei bombardamenti degli Alleati, iniziati nel gennaio 1943. Prima di culminare nella rovinosa notte del 24 maggio 1943 a Reggio, città più bombardata della Calabria con il coinvolgimento anche della sua provincia (Villa san Giovanni, Bagnara, Palmi, Gioia Tauro, Locri e Roccella Jonica), la sera del 20 febbraio 1943, infatti, essi si abbatterono su Cittanova, dove un tendone di circo fu confuso con un obiettivo militare e fu colpito. Ventitre bombe furono sganciate, causando centinaia di morti, tra cui anche bambini, e feriti (https://www.strill.it/rubriche/memorie/2015/03/memorie-cittanova-bombardata-e-patria-della-resistente-teresa-gullace/).
    Questa è una delle storie più recenti di una cittadina che ha radici antiche. Essa fu feudo di uno dei rami calabresi dell’antica e nobile famiglia genovese dei Grimaldi, che nella vicina Seminara prosperò acquisendo il titolo di marchesato, regnante sul principato di Monaco dal XIII secolo e oggi rappresentata dal principe Alberto II, unico figlio maschio di Ranieri III di Monaco e di Grace Kelly, fratello di Carolina di Monaco e Stefania di Monaco. La sua dimensione di costruendo Nuovo Casale di Cortoladi fu alimentata dalla necessità di raccogliere le popolazioni dei villaggi ricadenti nei latifondi circostanti in un’epoca drammaticamente scandita da sismi ed epidemie quale fu il Seicento. Il luogo fu individuato dal principe di Gerace, Girolamo Grimaldi, perchè strategico per l’edificazione del nuovo casale in cui allocare anche il proprio palazzo di residenza. La data d’emanazione del bando di edificazione del Nuovo Casale di Cortoladi fu proprio quella del 12 agosto 1618. Svariati sismi si susseguirono ancora, mettendo a dura prova ogni ricostruzione e culminando nel cosiddetto ‘Flagello’ del 5 febbraio 1783, in cui morirono oltre 2000 persone, tra le quali anche la feudataria Maria Teresa Grimaldi. La ricostruzione fu ostinatamente perseguita. Casalnuovo divenne nell’Ottocento capoluogo di Radicena, Jatrinoli, Vatoni, Gioia e San Martino, fino alla divisione nei due circondari distinti: Casalnuovo (con decreto di Ferdinando II di Borbone ribattezzato Cittanuova e infine Cittanova) e il raggruppamento di Radicena, Jatrinoli (poi riunitisi per formare il territorio di Taurianova) e dei villaggi di San Martino (oggi frazione di Taurianova) e Terranova, fino al 1946 ricadente nel comune di Taurianova ed oggi comune autonomo denominato Terranova Sappo Minulio.
    I due licei di Cittanova portano i nome di due suoi illustri cittadini: il letterato Vincenzo Gerace (Cittanova 1876 – Roma 1930), autore del romanzo, “La grazia” (1911) e di un volume di versi, “La fontana nella foresta” (1927); lo scultore Michele Guerrisi (Cittanova 1893 – Roma 1963).
    Dopo gli studi a Palmi, Firenze, Roma e Napoli, Guerrisi approdò all’accademia partenopea di Belle Arti. Il 1920 fu un anno importante per il suo esordio dell’attività artistica in Italia: pubblicò, a sue spese, a Roma il suo primo lavoro di critica intitolato “Dei valori ideali e pratici nella storia dell’arte” e un suo gesso, “Prima ruga”, venne ammesso alla XII Biennale di Venezia. Sempre forte fu il suo legame con la sua terra di origine. Alla prima Esposizione biennale nazionale d’arte di Napoli partecipò con le sculture in gesso “Monumento agli studenti caduti per la patria”, “Ritratto del pittore San Malato” e “Ritratto di Leonida Repaci”. Quindi si stabilì a Napoli, allestendo il suo studio a villa Lucia, nei pressi di quello di Vincenzo Gemito, amico e maestro. Titolare della cattedra di storia dell’arte presso l’Accademia di belle arti di Carrara e presso l’Accademia Albertina di Torino, insegnò fino agli anni Quaranta quando si trasferì a Roma per insegnare Scultura presso l’Accademia di belle arti, di cui divenne direttore nel 1952, e dove morì nel 1963. Nel 1931 partecipò, in Spagna, all’Esposizione internazionale d’arte di Barcellona con il bronzo “Testa di negra” e con “Nudo di donna” alle esposizioni della Quadriennale d’arte nazionale di Roma. Dal 1929 al 1941 partecipò a Torino alle esposizioni organizzate dal Sindacato fascista di belle arti del Piemonte e si assicurò una presenza costante alle Biennali di Venezia. Tra le varie commissioni si ricordano i numerosi monumenti ai Caduti della prima guerra mondiale della sua città natia Cittanova, di Siderno, di Montecalvo Irpino, di Palmi e Catanzaro. Significative, infatti, anche la tracce in Calabria della sua opera. Nel 1951 eseguì su commissione gli otto rilievi per il basamento del monumento a Francesco Cilea a Palmi, nel 1951 inviò a Reggio Calabria un Ritratto di Francesco Cilea, oggi nell’atrio del teatro Comunale della Città e, l’anno successivo, eseguì per il lungomare le statue di Giovanni Pascoli, Diego Vitrioli e Ibico. Nel 1954, presso il palazzo delle Esposizioni di Roma vennero esposti suoi dipinti a olio e ad acquerello e nel 1957 fu inaugurato a Taverna, presso Cosenza, il Monumento a Mattia Preti. Nel 1960 gli fu intitolata la gipsoteca di Palmi allestita presso Palazzo San Nicola e poi trasferita nella Casa della cultura Leonida Repaci. Si tratta di una sezione museale in cui sono conservati i suoi calchi in gesso di statue e ritratti di ispirazione classica dello scultore, ritratti e bozzetti, 78 sculture s lio attribuibili ed anche acquerelli, quest’ultimi donati al Comune di Palmi dalla moglie Marta Rempte.