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    Memorie | La sacra Lettera e il culto mariano che unisce Messina e Palmi

    Di Anna Foti – E’ l’arte del cavaliere calabrese, Mattia Preti (Taverna 1613 – La Valletta 1699), ad avere immortalato la patrona della città di Messina, la Madonna della Lettera, su una tela* (vedi foto) rinvenuta nella chiesa di San Giovanni Decollato nella città peloritana dopo il terremoto del 1908, restaurata nel 1970, oggi conservata ed esposta nel museo regionale di Messina.

    La storia della sacra Lettera inizia nel 42 d. C., ai tempi della predicazione e della sosta a Messina dell’apostolo Paolo. Essa risuona ancora oggi nelle celebrazioni solenni del 3 giugno, festa patronale a Messina, e nel richiamo alla sua memoria per chiunque approdi in città via mare. Ad accogliere nel porto della città peloritana, infatti, la madonnina dorata,posta su una maestosa stele eretta nel 1934 econ una Lettera in mano,e la benedizione Vos et ipsam Civitatem benedicimus  (“Benediciamo voi e la vostra Città”) riportata sulla base della stessa stele. Patrona della città di Messina ed anche di quella di Palmi, la Madonna della Sacra Lettera viene celebrata dalla Chiesa cattolica il 3 giugno e rievoca il pellegrinaggio che una delegazione di messinesi convertiti compì in Palestina al seguito dell’apostolo Paolo, evangelizzatore della città,  per invocare la protezione della Santa Madre.

    La tradizione narra che Maria rispose a quell’accorato appello con una lettera scritta in ebraico e poi arrotolata e legata con una ciocca dei suoi capelli, portata a Messina dalla delegazione di ritorno nello stesso anno. In essa Maria accoglieva la devozione del popolo messinese e assicurava loro la sua perpetua protezione. Pare che tale culto di origini così antiche, dopo un sonno di alcuni secoli, si sia risvegliato tra il 1600 ed il 1700, quando Mattia Preti dipinse la tela e quando una violenta pestilenza colpì Messina. Quella ciocca di capelli è oggi custodita presso il Duomo di Messina ed è esposta nel giorno delle celebrazioni solenni della Madonna della Lettera del 3 giugno; quest’anno, per la coincidenza con la domenica del Corpus Domini, i festeggiamenti sono stati posticipati al 4 giugno. La reliquia è incastonata nell’albero di un piccolo galeone di argento e viene portata a spalla dai fedeli in una processione di circa 3 km che parte da piazza Duomo.

    Anche il testo della Lettera,andata distrutta in un incendio nel 1253,  ha una sua storia. Nel libro IV degli “Annali della Città di Messina” Caio Domenico Gallo scrisse che il testo arabo della Lettera della Madonna ai messinesi fu ritrovato nel 1716 all’interno di un codice siriaco e fu tradotto in latino** grazie all’iniziativa e all’intuizione di Pietro Menniti, generale dell’Ordine di S. Basilio Magno residente in Roma che, ottenuto in prestito il codice scritto in lingua araba con caratteri Siriaci, lo affidò al Maronita Don Giuseppe Assemanni, deputato della Santa Sede per l’interpretazione delle lingue orientali presso la Biblioteca Vaticana, affinchè lo traducesse. Quel codice conteneva anche la Sacra Lettera indirizzata ai messinesi.

    Fede e tradizione si intrecciano e in questo intarsio millenario si rivelano unite nel segno della storia mariana della Madonna della Sacra Lettera la città di Messina, sulla sponda siciliana, e quella di Palmi sulla sponda calabrese. E’ senza dubbio la città peloritana la prima patria di questo culto mariano legato alla Lettera ma nei secoli successivi la storia narra che i marinai palmesi offrirono medicinali e viveri ai messinesi afflitti dalla pestilenza nel 1575 e che il Senato di Messina, per ricompensare tale generosità, offrì alla città di Palmi quanto di più sacro avesse mai custodito: uno dei tre Capelli con cui Maria aveva avvolto la Lettera di Benedizione rivolta alla città. Nacque così nel comune calabrese il culto della Madonna della Lettera, patrona anche della città di Palmi, ricadente nel territorio metropolitano di Reggio sulla sponda calabrese dello Stretto, dove i festeggiamenti hanno luogo con cadenza pluriennale nel mese di agosto. Tra i festeggiamenti particolarmente suggestiva è la rievocazione dell’approdo del vascello di Giuseppe Tigano che nel 1582 portò da Messina alla Marina di Palmi un reliquiario contenente un Sacro Capello della Vergine. segno di gratitudine del popolo messinese verso quello palmese.

    La reliquia del Capello donato dai messinesi ai palmesi, oggi custodita a Palmi nella concattedrale di San Nicola, viene portato in processione, nel cosiddetto trionfino, il giorno prima della celebre Varia, unitamente al quadro di Maria Santissima della Lettera, pure custodita nella concattedrale palmese. Ad agosto, con cadenza pluriennale (l’ultima celebrazione risale al 2014) una serie di riti scandiscono le settimane che precedono l’ultima domenica del mese in cui hanno luogo la ‘scasata’ e la processione della Varia: la calata del cippo, l’allestimento a cura degli artigiani locali della maestosa macchina processionale della Varia, la rievocazione dell’arrivo del vascello di Giuseppe Tigano, la processione della reliquia del Sacro Capello e del quadro della Madonna della Lettera seguiti dal Palio e dalla sfilata dei Giganti, anch’essi di importazione messinese, l’elezione nella villa Mazzini dell’Animella e del Padreterno, la prova di Coraggio, ed infine l’allestimento della Varia, termine derivante dalla traduzione dialettale della parola ‘bara’, nella quale giace il corpo della Madonna che si eleva per essere assunta in Cielo.

    Per le vie di Palmi la Varia avanza come una ondeggiante nuvola a forma conica sorretta da una struttura metallica, ad incarnare l’Assunzione della Madonna al Cielo, con l’Animella e il Padre eterno in cima; il carro sacro alto 16 metri con la base alta 2,25 metri e larga 2,34 metri- detta Ccippu – realizzato in legno di quercia è trainato, attraverso due corde lunghe 150 metri, da duecento “’mbuttaturi” (trascinatori o spingitori della Varia) rappresentanti le cinque antiche corporazioni dei Marinai, dei Carrettieri, dei Bovari, dei Contadini e degli Artigiani.

    Sul “Ccippu” si trovano i 12 apostoli, ai lati della nuvola di forma conica sono posizionati gli angioletti (bambine di età compresa tra i sette e gli 11 anni) a vegliare sulle Sacre Spoglie di Maria Ascesa al Cielo, in alto alla Varia un giovane forte e coraggioso che incarna il Padreterno ed in cima una bambina detta “Animella” (“Animedda”), di età compresa tra i 10 ed i 12 anni, che incarna la Vergine Assunta in Cielo.

    La Varia è l’unica macchina processionale a spalla d’Italia ad essere popolata da persone nel ruolo di figuranti. In occasione dell’ottava sessione del Comitato intergovernativo dell’Unesco a Baku in Azerbaijan, nel dicembre del 2013, essa è stata anche inserita nella lista dei beni immaterialipatrimonio dell’umanità con la Rete italiana delle grandi Macchine a Spalla, comprendente la Varia di Palmi, la Ballata dei Gigli di Nola, la Discesa (‘Faradda’) dei Candelieri di Sassari, il trasporto della Macchina di Santa Rosa di Viterbo. La Rete delle grandi macchine a spalla, nata nel 2006 su impulso della coordinatrice Patrizia Nardi, è il primo bene Unesco che unisce espressioni diverse di un unico Stato parte e la Varia di Palmi che ne fa parte è stato il primo bene Unesco della Calabria.

    Una macchina processionale che resiste dall’inizio del secolo scorso quando la tradizione fu recuperata e la macchina venne resa più sicura rispetto al passato in cui era rappresentata da una nuvola argentata alta 48 palmi e portata a spalla. La svolta si lega all’opera del palmese Giuseppe Militano che ad inizio secolo ingegnosamente ideò un carro in legno massiccio con pattini d’acciaio e travi longitudinali e trasversali.

    Una tradizione secolare, pur con i suoi momenti di oblio, ancora molto radicata. A trent’anni dalla soppressione, solo nel 1900 la Varia riprese ad essere un appuntamento molto atteso al punto da scandire la storia della cittadina, da fissare nella memoria anche frangenti drammatici ma significativi come la processione del 1925 e gli scontri tra fascisti e comunisti che la caratterizzarono, ispirando pure la penna di Mimmo Gangemi che scrisse “25 nero”. In essa il popolo palmese si riconosce e ad essa associa un profondo spirito di Fede e un grande sentimento religioso.

    Dunque, inquesto intreccio di Fede e tradizione, Messina e Palmi si scoprono unite nel segno della Madonna della Sacra Lettera che lega, nei secoli e da secoli, i destini dei due popoli vicini nelle difficoltà. Le origini di questo legame dentro il quale matura questa tradizione è antichissimo ma esso non si esaurisce qui.

    Il Palio in processione a Palmi durante la celebre Varia è l’antico stendardo di seta rosso-cremisi con lo stemma comunale da un lato e con il monogramma della Madonna coronato da dodici stelle tratteggiato da un intarsio di trine d’argento dall’altro. Una tradizione religiosa che intreccia ancora una volta la storia della città di Palmi, decretata dal re Filippo IV di Spagna nel 1636,  con quella della città di Messina. Qui accompagnano il Palio, nel giorno di Ferragosto, la musica e la danza del corteggiamento dei due Giganti in cartapesta simboleggianti i fondatori della Città. Una tradizione di origini catalane in cui i “Giganti” raffigurano Ferdinando re di Castiglia e Isabella D’Aragona, tramandatasi fin dai tempi dei festeggiamenti tributati all’imperatore Carlo V in Messina. L’aggiunta de “u cavaddhuzzu”, al posto del cammello, inoltre raffigura l’ingresso in Messina nel 1061 di Ruggero il Normanno, partito dalla Calabria alla volta della Sicilia invasa dai Turchi. Ma i giganti hanno anche un’altra simbologia, quella legata alla leggendaria storia d’amore tra la prosperosa donna del popolo di nome Mata e il guerriero nero saraceno di nome Grifone. Tale coppia di Giganti incarna la fusione tra la razza indigena e quella straniera e la contaminazione di popoli e culture di cui il Mediterraneo è culla antica. Ancora oggi sono protagonisti della celebrazione peloritana dell’Assunzione che si celebra ogni 15 di agosto.

     

    *La Madonna della Lettera di Mattia Preti è esposta presso il museo regionale di Messina unitamente al Cristo Deposto sempre del maestro di Taverna, ai capolavori di Antonello (Messina 1430 – 1479) che raffigurano la Madonna in trono con il bambino, San Gregorio, San Benedetto e l’Annunciazione e alle straordinarie tele di Caravaggio (Milano 1571 – Porto Ercole 1610) raffiguranti la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori. Al centro della raffigurazione del cavaliere calabrese, la Madonna che porge la leggendaria lettera all’ambasciatore e sullo sfondo San Paolo, figura centrale anche per l’evangelizzazione per la città calabrese dello Stretto. Il testo della sacra Lettera raffigurata da Mattia Preti reca l’incipit Maria Virgoed è quello tradotto dall’umanista Costantino Lascaris, trascritto dal gesuita messinese Placido Samperi nel Seicento. Custodisce una testimonianza artistica di questa tradizione religiosa pure la tela di Onofrio Gabrielli dal titolo Ambasceria dei senatori di Messina alla Vergine Madonna della Lettera, risalente al XVII secolo, esposta presso la pinacoteca di Reggio Calabria che pure custodisce Il ritorno del figliol prodigo di Mattia Preti e due opere di Antonello da Messina (Girolamo Penitente e Visita dei tre angeli ad Abramo). Nel solco dell’arte, si intrecciano storie e devozioni delle due sponde dello Stretto.

    **Maria Virgo, Joachim, et Annae Filia Humilis Ancilla, Domini Mater Jasu Christi, qui est ex Tribu Juda, et de Stirpe David, Messanensibus omnibus salutem, et a Deo Padre Omnipotente Benedictionem.

    Per publicum documentum constat, Vos mississe ad Nos Nuncios, fide magna: Vos scilicet credere, Filium Nostrum a Deo genitum esse Deum, et hominem, et post Resurrectionem suam ad Coelum ascendisse; Vosque mediante Paulo Apostolo electo viam veritatis agnovisse. Propterea vos, vestramqne Civitatem benedicimus, et protegimus eam in saecula saeculoram.

    Data fuit haec AEpistola die quinta in Urbe Hierusalem a Maria Virgine cuius nomen supra, Anno XXXXII, a Filio cius, saeculo primo, Die 3 Junii, Luna XXVII.