di Anna Foti – 1 gennaio 1948 – 1 gennaio 2018: sono passati 70 anni da quel giorno in cui entrò il vigore la legge principale del nostro Paese, scrigno di valori che avrebbe tracciato un percorso nuovo per la Repubblica italiana appena nata. Principi messi in crisi nella loro piena attuazione ma non per questo meno autorevoli nella loro Storia, nella loro genesi e nel loro costante ruolo di monito di tensione ideale per l’Italia tutta. Un testo costituzionale andato incontro in questi 70 anni a modifiche e proposte di modifiche. Principi forti che, tuttavia, possono essere migliorati ed implementati e che certamente devono essere applicati in modo più fedele, equo e credibile.
Valori e principi
Padri e madri costituenti trasformarono le macerie in sogni, guardarono lontano ad uno Stato che si fondasse su ogni contributo utile allo sviluppo della personalità reso da uomini e donne, alla loro opera, individuale o collettiva, necessaria alla crescita del Bene Comune, al loro Lavoro. Immaginarono così la neo Repubblica italiana. Il Lavoro di tutti, non il privilegio di pochi. Il Lavoro come Valore e Diritto per costruire – ricostruire – il Paese insieme, non come condizione di sottomissione ed indebolimento, ma punto di forza ed occasione di crescita comune. L’operosità, non il parassitismo. Il rispetto della Dignità non lo sfruttamento. Il Lavoro come viatico per la Libertà, l’Indipendenza, lo sviluppo della personalità e della società.
L’articolo 1, come un verso, infatti decanta: ’L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul Lavoro. La Sovranità appartiene del Popolo, che la esercita nei modi e nei limiti della Costituzione’.
La centralità del Lavoro è cruciale nella visione dei padri e delle madri costituenti, poiché apre la Costituzione e ne ispira i contenuti quando l’articolo 4 sancisce che ‘La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società’. La Repubblica riconosce ed il cittadino ha il dovere di contribuire, ecco il piano di incontro di responsabilità reciproca rispetto al Bene Comune. La comunità, infatti, necessita di progredire tecnicamente ma anche di accrescere lo spirito, da qui il contributo ad un progresso complessivo, senza esclusione alcuna. Un principio fondamentale, il primo specifico dopo il riconoscimento di principi inalienabili della Persona, quali l’inviolabilità, la pari Dignità sociale, l’Uguaglianza di fronte alla Legge sanciti negli articoli precedenti.
Dopo la bellezza ed il calore di questa visione che impara dalle macerie, se ne nutre per ricostruire un Paese questa volta giusto, ecco sancito il diritto al Lavoro, valore consacrato già nell’incipit della Costituzione, tuttavia un patrimonio ancora non pienamente attuato in Italia.
Il diritto al Lavoro corona un disegno di Uguaglianza e Libertà. Segue l’articolo 2, che la dottrina non a caso definisce come la Clausola generale della Persona, posta al centro di ogni visione e di ogni ragionamento: ‘La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale’. La Persona ha il primato, ella conta, ha valore al punto che si impone la Solidarietà nei confronti di chi potrebbe aver bisogno di aiuto per esercitare i propri diritti. In altre parole gli abusi non sono consentiti, ma è dovere aiutarsi, guardare all’altro, vivere in un clima di solidarietà e sostegno reciproco. Questa la straordinaria visione che culmina nell’altro affresco di Speranza che è articolo 3 in cui le persone sono i cittadini di questa Repubblica. ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali(….)’. La scelta dei Costituenti di scandire ogni distinzione ha il valore di consacrarne il divieto per condannare, con ogni singola parola, il Fascismo, la dittatura e le guerre che di quelle ingiustizie si erano nutriti, perseguitando, emarginando ed annientando esseri umani solo perché diversi o appartenenti a minoranze. La prima scansione attiene al sesso, alle donne il cui cammino verso la Parità, dopo 70 anni, è ancora in atto.
Ma non basta sancire, bisogna essere concreti. Come garantire questa Pari Dignità sociale, impegnando la stessa Repubblica. Scrivono nel secondo comma dell’articolo 3 i Costituenti:‘(…) È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese’. Torna ancora il valore Lavoro come strumento di partecipazione alla costruzione del Bene comune. I Costituenti fecero tesoro di ciò che, considerato un limite o una minaccia per via della diversità, venne sterminato, e lo trasformarono in Speranza, in risorsa.
A soli pochi mesi dal Referendum in cui la maggioranza del popolo Italiano, comprese le donne al primo voto politico della Nostra Storia, preferirono la Repubblica alla Monarchia, eleggendo anche i 556 membri dell’assemblea Costituente (2 giugno 1946), ecco risuonare il canto della centralità della Persona e della sua Dignità dopo gli orrori inenarrabili della Guerra, ecco divampare quella scintilla di Libertà, dopo la schiavitù delle dominazioni e delle occupazioni, ecco brillare la stella dell’Uguaglianza nel cielo fino ad allora funestato dalle discriminazioni e dalle persecuzioni delle minoranze.
Il Viaggio della Costituzione e la tappa a Reggio Calabria
“Il Viaggio della Costituzione” è stato il titolo dell’iniziativa promossa lo scorso novembre dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e coordinata dalla Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale (come appunto il 70° Anniversario della Costituzione della Repubblica italiana ricadente il 1 gennaio 2018), in collaborazione con i Ministeri competenti e con i Comuni interessati dall’iniziativa. I principi costituzionali contenuti nei primi 12 articoli sono stati associati a dodici città italiane: Milano, Catania, Bari, Cagliari, Aosta, Roma, Venezia, Firenze, Trieste, Assisi, Reggio Emilia ed anche Reggio Calabria. Alla città calabrese dello Stretto è stato associato l’articolo 3 della Costituzione dedicato all’Uguaglianza. La citazione scelta a corredo dell’articolo è stata quella del patriota genovese Giuseppe Mazzini “Noi protestiamo contro ogni ineguaglianza, contro ogni oppressione, dovunque siano praticate: perché noi non consideriamo nessuno come straniero, noi distinguiamo solamente il giusto dall’ingiusto” (tratta dai “Pensieri sulla democrazia in Europa, 1846). Unitamente alla mostra dei pannelli a palazzo Corrado Alvaro, sede della Città metropolitana, sono stati organizzati anche degli incontri tematici denominati Dialoghi sulla Costituzione. A Reggio Calabria, in occasione dell’iniziativa organizzata in collaborazione con la casa editrice Laterza e moderata dal giornalista Mario Meliadò, sono intervenuti Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto Costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Elena Granaglia, docente ordinario di Scienza delle Finanze presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma, e il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà. Sottolineata la portata trasformatrice dell’articolo 3 della Costituzione italiana che secondo il professore Gaetano Azzariti fu promotrice di una Rivoluzione sociale che introducendo “l’Uguaglianza nella diversità, invocava la necessità delle politiche della Differenza” e ciò per creare coesione e sostenere una collettività libera dal pregiudizio. Il valore della persona (individuo) e quello della dignità sono legati a doppio filo e ciò emerge anche dall’uso di queste parole da parte dei padri e delle madri costituenti non solo nell’articolo 3 dedicato all’Uguaglianza ma anche negli articoli 32 , 36 e 41. Il diritto alla Salute (articolo 32), per esempio è tutelato come diritto fondamentale dell’individuo, è riconosciuto come interesse della collettivita` ed è garantito agli indigenti. Dispone altresì che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Il rispetto della dignità passa anche attraverso la retribuzione adeguata per i lavoratori. L’articolo 36 parla di “retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se´ e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. E ancora in tema di iniziativa economica privata, l’articolo 41 la definisce libera “se non si svolge in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. La professoressa Elena Granaglia ha sottolineato poi la “ricchezza dell’Uguaglianza sancita nell’articolo 3” che intuisce la centralità di un accesso non competitivo ai diritti per potersi pienamente espletare. Il dettato costituzione chiede anche ai cittadini di riconoscere la dignità sociale a tutti gli altri cittadini ed invoca un’attenzione alle persone che prescinda dal reddito, motivo per il quale il mercato, ed ogni dinamica che invece alla situazione economica sia ancorata, dovrebbe essere orientata in modo da non violare il contenuto di uguaglianza di opportunità sancito dall’articolo 3. Solo l’effettiva Uguaglianza consente la realizzazione dell’individuo nei vari contesti della vita ed è condicio sine qua non per la creazione di una comunità coesa e inclusiva e non frammentata ed escludente.





