STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
mercoledì, Aprile 22, 2026
strill.it
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
strill.it
No Result
View All Result
Home RUBRICHE Memorie

Memorie|Desaparecido calabrese Andrès Humberto Bellizzi, giustizia dopo 40 anni

5 Aprile 2017
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 4 minuti
0
Memorie|Desaparecido calabrese Andrès Humberto Bellizzi, giustizia dopo 40 anni

di Anna Foti – Nove anni di indagini e oltre 60 udienze per restituire un brandello di giustizia ai familiari di Andrès Humberto Bellizzi, nato da famiglia originaria di San Basile (Cosenza), militante studentesco della Resistencia Obrero Estudiantil in Uruguay, sequestrato all’età di 25 anni, nell’aprile del 1977 a Buenos Aires. Il desaparecido calabrese è tra i ventitre per la cui morte è stato celebrato il processo Condor (così era denominato il patto di collaborazione segreta – Plan Condor – tra i militari e i corpi repressivi di sei Paesi dell’America Latina siglato in segreto nel ’75, supportato dalla Cia e dagli Usa con l’obiettivo di reprimere ogni forma di dissenso in Cile, Argentina, Uruguay, Bolivia, Brasile e Paraguay, con la partecipazione sporadica di nazioni come l’Ecuador, una sorta di alleanza tra dittature). Lo scorso gennaio è stata emessa la sentenza. Otto condanne all’ergastolo, diciannove assoluzioni e sei proscioglimenti, questo il contenuto della pronuncia della Corte d’Assise di Roma dinnanzi alla quale ha avuto luogo il processo di primo grado a carico di ex capi di Stato ed esponenti delle giunte militari e dei servizi di sicurezza di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay, accusati di avere perseguitato ferocemente tutti gli oppositori ai regimi militari negli anni ’70 e ’80. Tra questi anche i carnefici di Andrès Humberto Bellizzi*.

Era emigrato oltreoceano alla metà degli anni ’20 del secolo scorso in Uruguay e poi era fuggito in Argentina dove fu rapito.  Andrés Humberto Bellizzi era un grafico pubblicitario, impegnato nel sindacato; scomparve in una mattina come tante e probabilmente fu portato al CCD (Centro clandestino de detención) Club Atletico. Era fratello di Hugo Alberto e Francisco Genaro Scutari Bellizzi, anche loro scomparsi rispettivamente il 5 agosto 1977 all’età di 28 anni e il 18 ottobre 1978 all’età di 29 anni. Nel settembre 2015 Maria Bellizzi, la madre di Andrés, “desaparecido” dal 1977, all’età di 91 anni e 38 anni dopo la sparizione,  fu per la prima volta chiamata a testimoniare circa la sua drammatica esperienza, proprio nel processo Condor. Non si è mai arresa con la figlia Silva, sorella dei tre desaparecido, anche lei testimone. Iniziato nel febbraio del 2015 il processo mirava ad accertare, in un unico procedimento, le responsabilità di forze armate e organismi repressivi dei vari Paesi latinoamericani (Argentina, Cile, Brasile, Bolivia, Paraguay) che avevano posto in essere violazioni dei diritti umani e commesso crimini contro l’umanità per reprimere ogni resistenza e opposizione, nei confronti di ventitre cittadini di origine italiana tra anche calabresi.

Ecco i  nomi dei condannati: Luis Garcia Meza Tejada (ex presidente della Bolivia), Luis Arce Gomez (ministro Interno Bolivia), Juan Carlo Blanco (ministero degli Esteri dell’Uruguay), Jeronimo Hernan Ramirez Ramirez (Cile), Francisco Rafael Cerruti Bermudez (ex presidente del Perù), Valderrama Ahumada (ex colonnello dell’esercito del Cile), Pedro Richter Prada (ex primo ministro del Perù) e German Ruiz Figeroa (capo servizi segreti Perù). I defunti al momento della sentenza: Arellano Stark, Sergio Víctor, Contreras Sepúlveda*, Juan Manuel Guillermo*, Ramirez Pineda, Luis Joaquín, Moren Brito, Marcelo Luis Manuel, Paulós, Iván, Alvarez Armellino, Gregorio Conrado (www.24marzo.it).

Il processo Condor non fu l’unico a fare luce sui desaparecidos calabresi. Vi fu anche il processo Esma per la difesa di Angela Maria Aieta di Fuscaldo (Cosenza) e dei suoi figli Salvador Jorge, Leopoldo e Dante Gullo, della nuora Hebe Lorenzo, Giovanni Pegoraro e sua figlia incinta, Susanna.

La regione Calabria e la provincia di Cosenza si costituirono parte civile nel processo dinnanzi alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, per il rapimento, le torture e gli omicidi di Angela Maria Aieta, Giovanni Pegoraro e sua figlia Susanna, incinta, sequestrati tra l’agosto del 1976 e il dicembre del 1977.  Il processo, in cui si costituirono parte civile anche la presidenza del Consiglio dei Ministri, i due figli di Angela Maria Aieta e la moglie di Giovanni Pegoraro, si è concluso nel 2007 con la condanna all’ergastolo di svariati gerarchi argentini. Trentacinque furono i testimoni provenienti da diverse città italiane e straniere in questa inchiesta condotta dal pm Francesco Caporale. Erano imputati per crimini contro l’Umanità, Emilio Eduardo Massera, comandante della Marina militare argentina – uno dei pochi stranieri iscritto alla loggia massonica P2 – e gli ufficiali del “Grupo de Tarea 3.3.2″ Jorges Eduardo Acosta, Ignacio Alfredo Astiz, Raul Jorge Vidoza, Antonio Vanek e Antonio Hector Febres. Tutti contumaci. Latitanti, come la verità, in Argentina. Per loro era stato assicurato l’avvio della procedura di estradizione. Astiz, condannato in contumacia dal tribunale di Parigi, risultava richiesto anche dai magistrati di altri Paesi.

Il 24 marzo 1976, dunque quarantuno anni fa, una giunta golpista, guidata da Jorge Videla, destituiva la “Presidentessa” Maria Estela Martinez, vedova di Juan Domingo Peron e meglio conosciuta come Isabelita, assumendo un potere ed esercitandolo con abusi e violenze al solo scopo di distruggere ogni forma di partecipazione democratica e terrorizzare la popolazione. La giunta intraprendeva il suo Progetto di Riorganizzazione Nazionale e dichiarava alla società civile e ai diritti umani la cosiddetta “Guerra Sporca” che avrebbe mietuto oltre trenta mila persone scomparse. Oltre trenta mila Desaparecidos*, vittime dello strumento atroce e silenzioso della Desaparecion.

La sparizione venne utilizzata per eliminare segretamente gli oppositori politici, non solo in Argentina. Fu allora che la lotta all’impunità ed il diritto alla verità sulla sorte dei desaparecidos divennero obiettivo principale delle ricerche e delle mobilitazioni delle cosiddette Madri (e nonne) di Plaza De Majo(Piazza di Maggio), un gruppo di donne, madri e nonne di bambini e adulti desaparecidos in Argentina, formatosi nel 1977 per chiedere informazioni sui parenti “scomparsi” e protestare contro questo  inumano e inaccettabile silenzio.

Finora poche decine di persone sono state rintracciate; allora erano bambini “scomparsi”, ninos desaparecidos.

Oggi in fase di crescita economica, l’Argentina ha una storia buia nelle cui pieghe ancora giacciono volti strappati alla famiglia, alla storia, alla dignità di una vita libera. Ancora giacciono responsabilità rimaste impunite. In queste pieghe ci sono anche le storie di tante famiglie italo-argentine con radici calabresi, cioè di tanti desaparecidos le cui origini erano legate alla Calabria, regione di provenienza di una della comunità italiane maggiormente rappresentative in Argentina.

Un legame forte esiste ancora tra la nostra regione e il paese latino americano, dove vivono 12 milioni di cittadini argentini di origine italiana, prevalentemente meridionali e calabresi; un legame che si alimenta anche attraverso questa comune memoria dolorosa, scandita fino ad oggi da misteri e processi che ancora cercano di fare luce sul destino di tanti calabresi. Quelle storie portano i nomi di Angela Maria Aieta di Fuscaldo (Cosenza) e dei suoi figli Salvador Jorge, Leopoldo e Dante Gullo, tutti attivisti della Juventud peronista, della moglie di Jorge Gullo, Hebe Lorenzo, di Giovanni Pegoraro e sua figlia Susanna, e dei fratelli Bellizzi di San Basile.

Volti e storie di una cinquantina di desaparecidos calabresi, molte delle quali ancora inghiottite nelle tenebre di una delle notti più buie della Storia.

Post precedente

Basket, la cura Bolignano e l’impatto di Powell a spingere la Viola verso la salvezza

Post successivo

Brancaleone (RC) – Mostra fotografica “Lungo i sentieri del tempo”

Post successivo

Brancaleone (RC) - Mostra fotografica "Lungo i sentieri del tempo"

Associazione Culturale “Urba“
Via Crisafi 17a – 89100 Reggio Calabria
P.I. 02376000804 – Strill.it – Reg. Trib. Rc n° 07/06

seguici

Info sul sito

  • Home
  • Contatti
  • Politica cookie

Per la tua pubblicità

  • Inserzioni e sponsorizzazioni
  • Mappa ADV

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it

No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it