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Memorie|Carnevale Calabria: intreccio di fede, tradizioni, racconti popolari

1 Marzo 2017
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 3 minuti
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Memorie|Carnevale Calabria: intreccio di fede, tradizioni, racconti popolari

Di Anna Foti – La festa dei colori e dell’allegria per eccellenza, ossia il carnevale, si festeggia nei paesi cristiani cattolici per indicare l’ultimo banchetto prima del periodo di astinenza e digiuno che contraddistingue la Quaresima, cioè il periodo che precede la morte e la Resurrezione di Cristo. Il banchetto si teneva l’ultimo giorno di Carnevale, ossia il martedì grasso prima del mercoledì delle Ceneri che avvia appunto la Quaresima. Il clima di gioia e allegria, nelle più suggestive tradizioni Italiane come Venezia, Viareggio, Ivrea, Acireale, è contraddistinto da festeggiamenti, riti, dolci tipici e tradizione delle maschere (anche per gli adulti) come momento di intenso divertimento prima del distacco dalla carne (‘carnem levare’ ossia ‘levare la carne’ dunque ‘addio carne’ questa è l’etimologia latina da cui deriva il termine carnevale) necessario per vivere in modo autentico la Quaresima e il sacrificio che precede il ritorno alla Vita di Gesù Cristo e dell’Umanità salvata. Essendo la Pasqua una festa mobile (domenica successiva la primo plenilunio di primavera), anche il carnevale è caratterizzato dalla stessa variabilità di data. Si tratta di un’esperienza corale che passa da un’esaltazione della materialità e del caos, da abbandonare subito dopo con un’efficacia catartica propria di un rinnovamento spirituale profondo. In realtà al carnevale si legano anche antichi rituali pagani legati a momenti di sospensione dei vincoli sociali e di dissoluto divertimento. Si pensi alle dionisiache greche (le antesterie), ai saturnali romani, alla festa in onore della dea egizia Iside, sentita anche in epoca romana, animata da gruppi mascherati, come riferisce lo scrittore Lucio Apuleio nelle Metamorfosi (libro XI). Inoltre la sua cadenza è nel periodo dell’equinozio di primavera, con evidente richiamo al valore simbolico della fertilità delle terre e della natura rigogliosa dopo l’inverno, delle ore di luce che tornano uguali a quelle della notte. Si pensi anche al tradizionale corteo durante le antesterie in cui veniva rievocato il cosmo e su una nave a ruote (possibile etimologia della parola Carnevale derivante anche da ‘Carrus navalis’, quindi ‘carro navale’) a bordo della quale il dio Luna e il dio Sole percorrevano la grande via della verso la terra. L’idea di questi carri allegorici che attraversano la città in festa è ancora oggi caratteristica delle celebrazioni del nostro carnevale. Accanto alle grandi, le varie regioni italiane hanno delle tradizioni carnevalesche peculiari. In Calabria, ad esempio, spiccano quelle di Castrovillari (noto anche come carnevale del Pollino) nel cosentino e di Palmi, tradizione carnevalesca principale nella città metropolitana di Reggio. Di ispirazione popolare è il carnevale a Castrovillari, tradizioni ufficializzata dal 1959 su impulso della Pro Loco, allora guidata dal professore Vittorio Vigiano, ma in realtà la tradizione è più antica come riferisce nel 1635, la storia di Organtino, farsa vernacolare di Cesare Quintana. Ad oggi il carnevale di Castrovillari si lega alla prestigiosa tradizione del “Gran Galà del Folklore”, serata di grande richiamo anche dall’estero di gruppi ospiti del Festival Internazionale del Folkore, che ogni anno si conclude con la tradizionale consegna del “Premio Cultura” e con un premio assegnato alle maschere e ai carri allegorici più belli.

A Castrovillari, il carnevale si svolge tra l’ultima domenica di Carnevale ed il martedì grasso mentre a Palmi, nel reggino, esso viene tradizionalmente celebrato la domenica successiva al mercoledì delle Ceneri, dunque in pieno periodo quaresimale e da qui il nome di Ottava di Carnevale della Piana. La tradizione risale al 1800 e ogni anno richiama a Palmi carri mascherati da ogni parte della Calabria e dalla Sicilia che sfilano al ritmo dei tamburi. La coppia più antica e famosa è quella dei Giganti di cartapesta talmente rappresentativi da ‘aver danzato’ anche al carnevale di Foligno, Venezia e Milano e da essere stati esposti, su richiesta della Regione Calabria, nel 1987 al Museo di antropologia ed etnografia di Torino come emblemi della cultura e delle tradizioni della Calabria. Essi rappresentano il guerriero di pelle scura di nome Grifone e la donna bianca di nome Mata, e la loro sfilata è un tratto distintivo anche di altre feste diffuse in Calabria ed anche in Sicilia. Sempre Grifone e Mata sfilano a Messina in occasione della festa dell’Assunzione di Maria (15 agosto). I racconti popolari alla base della loro origine ci conducono alla storia di una regina rapita da un re venuto dalla Turchia, alle incursioni saracene e alla dominazione spagnola. Questa tradizione è ancora oggi molto sentita in Catalogna e il protagonismo dei Giganti è proprio anche di manifestazioni popolari diffuse a Malta come in Belgio e in Germania.

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