di Anna Foti – Tra le più belle pagine di letteratura ispirate al Natale c’è quella tratta da “Gente in Aspromonte” in cui Corrado Alvaro descrive il presepe in un villaggio calabrese.
Corrado Alvaro (San Luca 1895 – Roma 1956), giornalista, scrittore, poeta, traduttore, firma del Corriere della Sera e di numerosi reportage, corrispondente de Il Mondo, è stato tra i più grandi intellettuali del Novecento. Autore di “Gente in Aspromonte” (Premio La Stampa 1931), “Quasi una vita” (Premio Strega nel 1951),“Vent’anni”,“L’amata alla finestra”, “Itinerario italiano”, “Ultimo diario”, “L’uomo è forte”, la trilogia “Memorie del mondo sommerso – “Mastrangelina”, “L’età Breve e “Tutto è accaduto”- “Un treno nel Sud”, “Belmoro” e del racconto “La moglie”. Ricorrono in questo 2016, che ormai volge al termine, i 50 anni dalla sua morte. Nel 2014, l’antropologo Vito Teti ha curato la pubblicazione della sua prima opera narrativa, fino ad allora inedita, data alla stampa con i caratteri di Donzelli e con il titolo “Un paese e altri scritti giovanili (1911 – 1916)”.
Il presepe in Calabria
di Corrado Alvaro (da Gente in Aspromonte)
“Natale è la festa più bella di tutte perché con la nascita del Signore l’innocenza tornò sul mondo. Da allora questa è la festa della speranza e della pace. Tutto sembra fatto per la gioia dei ragazzi che sono la speranza del mondo.
Nei paesi s’è lavorato tutta una settimana per fare il Presepe. Nel fondo si attendono rami di aranci carichi di frutta. Si lanciano ponti coperti di muschio da un punto all’altro, si costruiscono montagne, strade ripide, steccati per le mandre, e laghetti.
Il Presepe ha l’aspetto di un paesaggio calabrese. Dalle valli sbucano fiumi, le montagne sono ripide e selvagge. Su tutto pende un bel giallo dell’arancio come un frutto favoloso. Il figurinaio che ha fatto i pastori sa che i ragazzi si fermeranno a guardare, una per una, le figurine. Perché, meno i soldati di Erode, tutti i pastori somigliano a persone conosciute.
C’è quello che porta la ricottina. C’è il cacciatore con il fucile, c’è quello che porta l’agnello e fuma una lunga pipa, c’è il mendicante. C’è la gente che balla fra il tamburino, il piffero e la zampogna davanti al Presepe.
C’è l’osteria dove si ammazza il maiale e la gente beve, accanto alla fontana dove la donnina lava i panni. Ci sono persino i carabinieri che hanno arrestato un tale che ha rubato anche nella Santa Notte. I Re Magi spuntano dall’alto della montagna coi moretti che guidano i cavalli. La stella splende sulla grotta e gli angeli vi danzano sopra leggeri e celesti come i pensieri dei bambini e degli uomini in questi giorni”.






