Di Anna Foti – La Costituzione e la Politica etimologicamente intesa come l’arte del soddisfacimento della collettività si compenetrano e pertanto non può esistere una Costituzione rispetto alla quale la politica sia irrilevante o una Costituzione che possa limitarsi ad essere solo una fonte, ancorchè superprimaria, in un ordinamento giuridico. Il giurista calabrese di origini arbereshe Costantino Mortati (Corigliano Calabro 1891 – Roma 1985) elaborò in questi termini il rapporto tra Costituzione originaria o materiale e Costituzione formale e scritta; lo fece nel 1940, sul finire del regime fascista. I suoi studi esplorarono il terreno, inedito fino ad allora in Italia, del rapporto tra Costituzione scritta e forze politiche. Secondo il pensiero di Mortati la Costituzione, in quanto complesso di norme, e il partito politico, funzionale alla realizzazione di uno scopo ultimo e onnicomprensivo attorno nel quale si riconoscono gli interessi di uno Stato, coesistono e si legittimano giuridicamente a vicenda.
Annoverato fra i più autorevoli costituzionalisti del XX secolo come Giuseppe Ferrari, Leopoldo Elia, Mario Galizia, Sergio Fois e Temistocle Martines, egli vedeva così il diritto nella sua complessità, ponendosi non in linea con altri costituzionalisti che ritenevano il diritto ascrivibile sono alle norme subordinate ad una Costituzione posta al di sopra delle parti. “In Mortati (cfr Treccani) l’elemento finalistico che pervade la costituzione in quanto coessenziale alla politica, nella forma organizzata che assume attraverso i partiti, è idoneo a proiettarsi nel lungo periodo, e permeando di sé la costituzione formale diventa il criterio cui commisurare in ogni ordinamento il tipo di rapporto fra stabilità e mutamento, e con esso la possibilità di raggiungere un equilibrio fra di essi tale da soddisfare la pretesa della durata insita in una costituzione”.
Mortati in realtà precorreva i tempi e immaginava l’arrivo dei grandi partiti di massa che avrebbero fatto seguito all’unico partito Fascista, intesi come strumenti destinati ad animare costantemente la Costituzione formale, non il contrario. Una teoria che andò incontro alle evoluzioni del Novecento con una Costituzione materiale che fece i conti prima con i poteri di fatto, i gruppi economici e sociali, capaci comunque di incidere sul funzionamento delle istituzioni, e dopo con la nuova dimensione dei partiti degli anni Novanta, coincidente con il ricambio della classe politica non più figlia della Costituente.
Il pensiero di Mortati si ritrovò nel tempo a confrontarsi con una politica che pareva guardare alla Costituzione per trarne e osservarne le procedure e i meccanismi organizzativi e non per compenetrarla; in questo Mortati paventava un progressivo svuotamento della stessa.
Fu uno studio fervido quello di Mortati che confluì nei lavori della Costituente nell’ambito della quale fu letto nelle fila della Democrazia Cristiana, divenendo componente della “Commissione dei 75”; si confrontò ardentemente con La Pira, Fanfani, Dossetti, Tosato. Nel dicembre del 1960 fu nominato giudice della Corte costituzionale; vi rimase per 12 anni, ricoprendo anche la carica di presidente. Tra le sentenze di cui è stato estensore si ricorda quella che nel 1962 allargò la garanzia costituzionale anche agli scioperi diversi da quelli sindacali, fino ad arrivare a quelli politici.
Si era diplomato a San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza, conseguendo il diploma di maturità classica. Nel 1914 si era laureato in Giurisprudenza a Roma e nel 1917, sempre a Roma, anche in Filosofia. Allievo di Sergio Panunzio, dal 1936 aveva iniziato ad insegnare Diritto costituzionale all’Università di Messina per poi approdare alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata, di cui fu anche Rettore, e al Regio Istituto navale di Napoli, dove nel 1940 avviò i suoi studi sulla Costituzione materiale
Dal 1948 al 1960 fu ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza. Fu anche segretario della Corte dei Conti.
Dal 1977 fu colpito da una grave forma di paralisi che rese particolarmente duri e dolorosi gli ultimi anni della sua vita. Morì a Roma nel 1985.
Tra le sue opere si ricordano il manuale “Istituzioni di diritto pubblico“; L’ordinamento del governo nel nuovo diritto pubblico italiano (1931); La costituzione in senso materiale (1940); La costituente. La teoria. La storia. Il problema italiano. (1946); Lezioni di diritto costituzionale italiano e comparato (1965); Le forme di governo (1973); Istituzioni di diritto pubblico(1975-76 (I-II), 1991 (I)).





