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Memorie – Domenico Grimaldi, il cultore dell’agricoltura

16 Novembre 2016
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 4 minuti
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di Anna Foti – La Calabria, la provincia reggina e le sue distese agricole sono state l’ispirazione della sua vita, nonostante questa sia stata spesa tra Napoli, Genova e oltre. Questa vita è quella di Domenico Grimaldi, economista e imprenditore nato a Seminara nel 1735 e morto a Reggio Calabria settantuno anni dopo. Giovane aristocratico di una storica famiglia, fu un discendente dal celebre ceppo genovese. Una storia lunga quella di questa nobile famiglia. Dalla signoria di Monaco, sul finire dell’anno 1000, fino agli onori della Repubblica di Genova con i Doria e ai feudi concessi nel 1356 dalla regina Giovanna I d’Angiò o di Napoli a Gerace e a Seminara, dove si trasferì l’ottavo ramo dei Grimaldi da cui Domenico discese.
A Napoli conseguì gli studi forensi e poi in Liguria scoprì la sua passione per la dimensione poliedrica dell’agricoltura, che lo condusse fino in Francia e in Svizzera dove rispettivamente fu accolto nella Société royale d’agriculture di Parigi e nella Società economica di Berna, per poi tornare nella sua Calabria. Nella sua pubblicazione intitolata il “Saggio di economia campestre per la Calabria Ultra” (1770), analizzando l’arretratezza dell’economia calabrese, individuò proprio nell’agricoltura un possibile volano di sviluppo. Nonostante fosse il comparto più importante non era tuttavia florido e questa fu la principale causa dell’abbandono delle terre che invece secondo Grimaldi rappresentavano una ricchezza abbondante ma ancora inespressa. La chiave era per lui l’ammodernamento al fine di integrarla con gli altri segmenti produttivi quali quello industriale tessile e agrario e generare così occasioni di impiego per la manodopera locale. A Seminara innovò i frantoi trasponendo in Calabria le buone prassi della Liguria, facendo ‘scendere’ a Seminara periti fabbricatori d’olio per innovare la potatura in Calabria. Nel novembre del 2012 proprio la città di Genova ha fatto da cornice al salone delle Identità Territoriali Expo De.C.O.. in occasione del quale hanno trionfato i prodotti, anche della terra, di Calabria come il Caciocavallo di Cimina’, le prugne dei Frati di Terranova Sappo Minulio, il Torrone classico di Taurianova, le pitte di San Martino di Taurianova, la struncatura e il pane biscottato di Melicucca’ ed i prodotti identitari di carattere puramente artigianale come le pipe, il parquet d’olivo e gli organetti di Rizziconi e le ceramiche Drusium.
Ci fu anche la produzione della seta tra i suoi interessi. Grimaldi aveva in mente una rivoluzione del lavoro nei campi e, attraverso di esso, un rilancio dell’economia che gradualmente contagiò anche i feudatari del tempo come il principe di Roccella, il conte di Sinopoli, il marchese di Squillace e la duchessa di Rossano. Colture innovate, istruzione unita ad applicazione: questa fu la ricetta della trasformazione da lui innescata in Calabria.
La terribile carestia del 1763 e il sisma del 1783, che causò molto morti nella sua famiglia, resero per lui chiaro come una coltivazione oculata e attenta della terra, con strumenti di avanguardia e competenze aggiornate, e l’agricoltura coscienziosa potessero rappresentare un volano di riscatto della Calabria.
Le sue pubblicazioni, dopo quella prima memoria agronomica sull’erba detta ‘Sulla’, e i suoi studi furono molto apprezzati al punto che fu nominato assessore al neo costituito Supremo Consiglio delle Finanze dal primo ministro Giovanni Acton. Tra le sue intuizioni vi fu la costituzione, nella Calabria Ultra, di società economiche concepite come fucine di tecnica agraria, la cui portata tuttavia non fu compresa e che, pertanto, non ebbero seguito; vi fu anche l’apertura a Reggio Calabria di un istituto professionale dove apprendere “l’arte di tirar la seta alla piemontese”, poi chiusa nel 1786. La delusione aprì la strada all’accoglimento delle idee massoniche. Nel 1798 fu addirittura arrestato con altri massoni reggini, ritenuto coinvolto nella cosiddetta congiura di Logoteta e nell’assassinio del governatore di Reggio, Giovanni Pinelli, avvenuto nel settembre dell’anno prima. Fu incarcerato a Messina. Dopo due anni per indulto uscì e tornò a Reggio Calabria. Nel frattempo il figlio Francescantonio era morto giustiziato dopo aver aderito alla Repubblica di Napoli nel 1799. Una ferita che non si sarebbe rimarginata mai e un accadimento di cui scrissero il drammaturgo francese Alexander Dumas e lo storico calabrese Vito Capialbi.
Opere (Wikipedia)
• Saggio di economia campestre per la Calabria Ultra, Napoli: presso Vincenzo Orsini, 1770
• Istruzione sulla nuova manifattura dell’olio introdotta nella Calabria, In Napoli: presso Raffaele Lanciano, 1773
• Osservazioni economiche sopra la manifattura e commercio delle sete del Regno di Napoli alle sue finanze, scritte dal marchese Domenico Grimaldi; con alcune riflessioni critiche sopra del Bando delle Sete del 1754, Napoli: presso Giuseppe Maria Porcelli, 1780
• Piano di riforma per la pubblica economia delle provincie del Regno di Napoli, e per l’agricoltura delle Due Sicilie, scritto dal marchese d. Domenico Grimaldi,, Napoli: presso Giuseppe Maria Porcelli librajo, 1780 (Rist. anastatica, Cosenza: Brenner, 1992)
• Piano per impiegare utilmente i forzati, e col loro travaglio assicurare ed accrescere le raccolte del grano nella Puglia, e nelle altre provincie del Regno scritto dal marchese d. Domenico Grimaldi di Messimeri patrizio genovese.., Napoli: a spese di Giuseppe-Maria Porcelli, 1781
• Memoria del marchese Domenico Grimaldi di Messimeri patrizio genovese, diretta al supremo consiglio di finanze per lo ristabilimento dell’industria olearia, e dell’agricoltura nelle Calabrie, ed altre provincie del Regno di Napoli, Napoli: presso Giuseppe-Maria Porcelli, 1783
• Memoria sulla economia olearia antica e moderna e sull’antico frantoio da olio trovato negli scavamenti di Stabia, In Napoli: nella Stamperia Reale, 1783 (Cosenza: L. Pellegrini, 2000)
• Relazione d’un disimpegno fatto nella Ulteriore Calabria con alcune osservazioni economiche relative a quella provincia, Napoli: Giuseppe Maria Porcelli, 1785

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