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    Joe Zangara, l’anarchico calabrese giustiziato a Miami

    Memorie – Joe Zangara, l’anarchico calabrese giustiziato a Miami

    di Anna Foti – La sua vita è finita su una sedia elettrica, a Miami il 20 marzo del 1933. Condannato per l’omicidio del sindaco di Chicago Anton J. Cermak, ucciso nel tentativo consumatosi in Florida, nel febbraio dello stesso anno, di uccidere in realtà il neo presidente degli Stati uniti,Franklin Delano Roosevelt. Lui era Giuseppe Zangara detto Joe, un anarchico calabrese, italiano naturalizzato statunitense. In trincea durante la Prima Guerra mondiale, prestato ad umili mestieri prima di compiere il suo destino, quello comune a tanti calabresi di origini modeste, oltre oceano negli Stati Uniti. Stabilitosi in New Jersey a vent’anni, lavorò e attese nove anni prima di diventare cittadino americano. Considerato un anarchico pericoloso e incorreggibile, fu condannato a morte per omicidio. Dedicò gli ultimi giorni della sua vita a scrivere un memoriale che ha ispirato lo spettacolo “La mia idea. Memoria di Joe Zangara” scritto e interpretato dall’autore, attore e regista teatrale cosentino Ernesto Orrico, con le musiche originali eseguite dal vivo da Massimo Garritano. “Il suo “delitto contro lo Stato” viene punito con un “delitto di Stato” (…) La vicenda narrata è emblema e pretesto per far emergere le storie di una umanità dolente accomunata dall’emigrazione, le storie di uomini e donne senza nome che non hanno raggiunto il ‘sogno americano’ e che, nel tentativo di raggiungerlo, si sono scontrati con ostacoli insormontabili, con difficoltà che li hanno condotti verso esiti tragici”, spiega Ernesto Orrico nella nota di regia dello spettacolo andato in scena anche a Reggio Calabria al parco Ecolandia, in occasione del Face festival di arte, creatività ed ecocultura, lo scorso agosto. Un monologo intriso di tenacia e dolore, resistenza e disincanto, emigrazione e nuovo radicamento e che racconta, con una lingua quasi inedita, intrisa di dialetto calabrese e inflessioni anglosassoni, la decadenza del sogno americano, l’irriducibilità di un ideale anche di fronte ad una fine tanto orribile quanto ineluttabile. Un intreccio di parole e note di bouzouki e dobro, strumenti a corda di origine greca uno e americana l’altro, sintesi delle tradizione delle due patrie di Joe Zangara, la Calabria magno greca che gli diede i natali e l’America che gli donò un sogno finito troppo presto e nel peggiore dei modi. Un lavoro teatrale che affronta anche il tema delicato della pena capitale e che costituisce l’occasione per una riflessione sul valore insopprimibile dell’esistenza umana e sul diritto alla vita e alla sicurezza, entrambi riconosciuti nell’art. 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (Onu 1948) e in altre convenzioni internazionali.

    Dallo scorso anno per la prima volta la maggioranza dei paesi è abolizionista. Sono 102 a fronte dei 58 che la mantengono in vigore (questi non tutti la praticano. Secondo Amnesty International, inoltre, sono 6 i paesi che l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali (in tempo di guerra o in circostanze eccezionali) e 32 sono gli abolizionisti de facto, cioè quelli in cui non si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure vige la prassi o è un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte. Nel complesso, dunque, sono 140 i paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica.
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    Anche lo scorso 10 ottobre 75 movimenti e associazioni, tra cui Nessuno tocchi Ciano, la comunità di Sant’Egidio, Amnesty International, hanno promosso in tutto il mondo iniziative e manifestazioni in favore dell’abolizione della pena capitale. Fondata a Roma nel maggio del 2002, la Coalizione (WCADP World coalition against Death Penalty) promuove annualmente, dal 2003, la giornata mondiale contro la pena di morte al fine di incoraggiare una discussione su questo trattamento inumano, di dimostrare con determinazione all’opinione pubblica l’iniquità della pena capitale, di esercitare pressione sui paesi mantenitori al fine di fermare le esecuzioni e abolire la pena di morte, specie in vista del prossimo dicembre quando l’Assemblea generale dell’Onu voterà la sesta risoluzione (la prima fu votata nel 2007) sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali, un’iniziativa fortemente sostenuta dall’Italia da tempo in prima linea per l’abolizione universale.

    Papa Francesco ha affidato il suo messaggio al tweet: “Non c’è pena valida senza speranza! #NoDeathPenalty” .

    La Comunità di Sant’Egidio ha colto l’occasione per sottolineare come, nonostante si riduca costantemente il numero dei paesi che mantengono la pena capitale nella loro legislazione, questa sia ancora inflitta anche nei confronti dei soggetti più deboli (minori e disabili mentali). Nessuno tocchi Caino, dal canto suo, denuncia come nelle situazioni di emergenza, come quella del terrorismo, si faccia ricorso alla pena capitale, calpestando lo Stato di Diritto.

    Secondo il rapporto di Nessuno Tocchi Caino, nei primi sei mesi del 2016 si contano già 1.685 esecuzioni capitali, effettuate in 17 paesi. Il primato va alla Cina, che soltanto nella prima metà dell’anno ha eseguito 1.200 condanne a morte (nel 2015 le condanne eseguite erano state in tutto 2.400), seguono l’Iran con 209 esecuzioni e l’Arabia Saudita con 95 esecuzioni, paesi in cui il trend è in aumento. Per quanto riguarda il 2015, il rapporto registra almeno 4.040 esecuzioni, a fronte delle almeno 3.576 del 2014.

    Secondo i dati di Amnesty International nel 2015, il numero totale di paesi abolizionisti per tutti i reati ha raggiunto quota 102, comprendendo Congo, Figi, Madagascar e Suriname che recentemente l’hanno abolita. Registrati progressi in Mongolia che ha approvato un nuovo codice penale, entrato in vigore a settembre 2016 abolendo la pena di morte per tutti i reati, in Pennsylvania con l’istituzione della moratoria sulle esecuzioni a febbraio, in Cina e Vietnam dove si è ridotto il numero di crimini punibili con la pena capitale, in Malesia dove sono state annunciate riforme per rivedere le leggi riguardanti la pena di morte con mandato obbligatorio, in Burkina Faso, Corea del Sud, Guinea e Kenya che hanno preso in esame leggi mirate all’abolizione.